Regionali in Lombardia e Lazio, prima verifica per il Governo Meloni

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Si delineano gli schieramenti che andranno a concorrere per la guida delle due Regioni più popolose d’Italia

Domenica 12 e lunedì 13 febbraio si vota in Lombardia e nel Lazio al fine di aggiornare le assemblee legislative regionali e nominare i relativi presidenti. Dal punto di vista politico si considerano eventi di notevole rilevanza, dato che rappresentano la prima verifica elettorale nei confronti del nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni, a soli tre mesi di distanza dal proprio insediamento. Oltretutto, risultano un’occasione per comprendere meglio come si possano configurare, a livello nazionale, le alleanze tra le diverse forze politiche che costituiscono la concorrenza alla maggioranza. Nella preparazione alle due competizioni sono già emerse differenti congiunture nella composizione delle intese alternative al centrodestra.

Com’è noto, in Lombardia si è giunti a un accordo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, determinando l’isolamento del Terzo Polo e di +Europa. Di contro, nel Lazio si è assistito a un incontro tra Terzo Polo e Partito Democratico. Che ha prodotto l’esclusione del Movimento 5 Stelle. Anche Alleanza Verdi e Sinistra si è collocata in maniera differente nelle due Regioni. In Lombardia si è deciso di correre uniti a sostegno del centrosinistra. Mentre nel Lazio si è arrivati a una scissione tra i due gruppi politici che compongono l’associazione: i Verdi hanno scelto di supportare il candidato del centrosinistra e il Terzo Polo; Sinistra italiana invece ha preferito entrare nell’area occupata dal Movimento 5 Stelle.

I candidati per le elezioni regionali nel Lazio

Il candidato del centrodestra è Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa italiana e della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, la cui presentazione ufficiale è avvenuta di recente. Il centrosinistra ha invece nominato Alessio D’amato, ex assessore regionale alla Sanità della Regione Lazio. Il quale ha conseguito una notevole popolarità a seguito dell’efficacia con cui ha saputo gestire l’emergenza pandemica. Il Movimento 5 stelle ha infine proposto Donatella Bianchi, celebre conduttrice della rubrica televisiva, dedicata all’approfondimento di questioni legate all’ambiente marino, LineaBlu, nota per le sue idee ecologiste.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato in questi termini la candidatura di Rocca: «Il centrodestra unito e coeso ha scelto una personalità che coniuga competenza, capacità e prestigio. La sua concretezza e la sua esperienza, maturate da presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, sono garanzie indiscutibili per portare anche nella Regione Lazio il buongoverno del centrodestra».

In merito alla contesa che riguarderà anche la Lombardia ha invece dichiarato che, «il nostro obiettivo è restituire centralità politica e autorevolezza amministrativa a una delle Regioni più importanti e popolose d’Italia e renderla nuovamente capace di dare risposte a imprese e famiglie».

I primi sondaggi sulle regionali nel Lazio

In base a una serie di analisi compiute sulle intenzioni di voto nel Lazio, si assisterebbe ad una dinamica molto simile a quella rilevata a livello nazionale in occasione delle elezioni politiche scorse. La divisione delle forze di centrosinistra comporterebbe un depotenziamento dovuto all’inevitabile frazionamento dei consensi, in grado di non permettere di svolgere una competizione alla pari con il centrodestra, che invece si è dimostrato capace di ostentare la consueta solidità. E di conseguenza una maggiore propensione ad attirare approvazioni significative. A proposito del M5S, in base alle ultime analisi, non sembrerebbe possa insidiare i primi due concorrenti, potendo contare esclusivamente sul sostengono del proprio elettorato e in via marginale sull’appoggio di Sinistra italiana.

Da un punto di vista prettamente numerico, Francesco Rocca sarebbe in grado di conseguire un gradimento pari a più di quaranta punti percentuali. Mentre Alessio D’amato si attesterebbe alle sue spalle, con un distacco di almeno cinque punti percentuali. Per quanto riguarda Donatella Bianchi non riuscirebbe a superare la soglia del 20%. Queste prime stime profilerebbero una vittoria certa per la coalizione di centrodestra.

I candidati per le elezioni regionali in Lombardia

Nella Regione Lombardia l’alleanza di centrodestra ha deciso di scommettere di nuovo sulla figura di Attilio Fontana, reduce da cinque anni di amministrazione alquanto complessi, considerato il lungo periodo in cui si è trovato a gestire l’emergenza pandemica. Lo sfidante, sostenuto dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, è Pierfrancesco Majorino, ex consigliere della giunta Pisapia al comune di Milano nonché ex europarlamentare. La sua carriera politica si è svolta sempre tra le fila del PD. Dapprima tra i giovani democratici per poi fare ingresso nella direzione nazionale del partito. Si è sempre dimostrato sensibile alle questioni legate alla sanità pubblica e alle problematiche connesse a coloro che versano in condizioni di difficoltà socioeconomiche.

RegionaliLa terza concorrente alla presidenza della Regione è Letizia Moratti. Che può vantare già un trascorso all’interno delle istituzioni dell’ente territoriale lombardo, come assessore e vicepresidente della giunta di centrodestra guidata da Attilio Fontana. Nei confronti di quest’ultimo si è voluta allontanare. I motivi sarebbero legati alla sua mancata nomina come candidata ufficiale del centrodestra alla presidenza. L’ex ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel primo e nel secondo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi è sostenuta dal Terzo Polo.

I primi sondaggi sulle regionali in Lombardia

A proposito delle analisi sulle tendenze di voto in Lombardia, si delineerebbe un testa a testa tra Attilio Fontana e Pierfrancesco Majorino. Il presidente uscente, tuttavia, dovrebbe contare sull’appoggio di un’alleanza, composta da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ampia e più efficace sotto il profilo dei consensi in grado di attrarre. Di contro Majorino, seppur sostenuto da due partiti forti di una approvazione popolare significativa, non avrebbe modo di giovarsi dell’addendo rappresentato dai voti di Azione e di Italia Viva. Il medesimo discorso tuttavia potrebbe valere, parzialmente, anche per Fontana.

In sostanza, il presidente uscente vanterebbe una adesione superiore a quaranta punti percentuali. Pierfrancesco Majorino invece si troverebbe al di sopra della soglia del 40% ma con un distacco di almeno quattro punti. La competizione in solitaria di Letizia Moratti sembrerebbe che non gli consenta di concorrere alla pari con i due candidati, riuscendo per ora a sfiorare un apprezzamento di poco al di sotto del 15%.

Le leggi elettorali

Relativamente alla legge elettorale in vigore nella Regione Lazio, ai cittadini è data la possibilità di designare cinquanta consiglieri e il presidente. La norma che disciplina la materia in esame (n.2 del 2005) ha subito una serie di interventi nel 2017. Prima di tutto è previsto il voto disgiunto. Quindi è possibile votare a favore di un competitore alla presidenza e per un candidato appartenente a liste avversarie. Con il sistema proporzionale si scelgono quaranta consiglieri, che competono nelle liste circoscrizionali in ambito provinciale. Con il premio di maggioranza si eleggono invece dieci consiglieri, collegati al presidente eletto. Il numero dei seggi elettorali nelle cinque circoscrizioni, rappresentate da Roma, Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone, si definisce in relazione al numero dei residenti calcolato nell’ultimo censimento. Il concorrente che raggiunge il maggior numero di consensi viene eletto presidente. La norma non contempla l’ipotesi di svolgere un ballottaggio qualora il vincente non abbia ricevuto la maggioranza assoluta dei voti.

In Lombardia la norma che regola il sistema elettorale risale al 2012. Si prevede anche in questo caso il voto disgiunto. Gli elettori nominano ottanta consiglieri e il presidente. I restanti sono eletti con il sistema proporzionale, che è efficacie nell’ambito delle liste provinciali in competizione. È concesso un premio di maggioranza, fino a quarantotto seggi, nel caso in cui il candidato vincente abbia ricevuto più del 40% dei consensi. Mentre il premio si riduce a quarantaquattro qualora i voti ottenuti siano al di sotto di quaranta punti percentuali. Anche in Lombardia non si prevede il ballottaggio se il presidente non abbia ottenuto la maggioranza assoluta.

 

Federico Gasparella

Foto © Agenzia Nova, Affaritaliani, Open

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