Elezioni regionali 2023: le ultime

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Elezioni regionali

Domenica 12 e lunedì 13 febbraio in Lombardia e nel Lazio si voterà per eleggere i nuovi governatori

Secondo alcuni l’Italia è quel Paese in perenne campagna elettorale, in cui si cerca di fare politica tra un’elezione e l’altra. E, in effetti, gli appuntamenti elettorali di un certo rilievo nel Belpaese si susseguono sostanzialmente ogni anno. A meno di tre mesi dalle elezioni nazionali dello scorso 25 settembre, si fanno sempre più intense le manovre politiche in vista delle regionali del 2023.

Tanti spunti a livello politico

Sarà anzitutto il primo banco di prova per testare il gradimento dell’elettorato nei confronti del Governo di Giorgia Meloni – che stando ai sondaggi è comunque molto solido – e soprattutto per le varie forze politiche che mirano ad avere buoni risultati nelle due Regioni chiamate al voto: Lazio e Lombardia. Se Fratelli d’Italia ambisce a crescere ancora e a consolidarsi sempre più come primo partito politico su scala nazionale, il Partito Democratico e la Lega mirano a riprendersi dopo la débâcle delle ultime votazioni politiche. Per Forza Italia invece, l’obiettivo è quello di difendere una posizione di almeno parziale rilevanza in seno alla sua coalizione, di cui è inevitabilmente divenuta socia di minoranza. Il M5S di contro vuole confermare la sua ascesa grazie all’appeal del suo leader Giuseppe Conte, con il desiderio, neanche tanto velato, di ergersi in prospettiva futura a vero avversario di Giorgia Meloni e del suo partito.

Infine il Terzo Polo, che mantiene la sua posizione un po’ ambigua. Ibrida si potrebbe definire. Sempre molto dura e distante dal M5S di Giuseppe Conte, mentre nei confronti del PD la coalizione guidata da Calenda e Renzi si pone talvolta in maniera conciliante, talaltra molto critica. E così l’ultima opposizione all’attuale Governo decide di presentare un candidato proprio in Lombardia, prendendo le distanza dalle decisioni dem, mentre sostiene il candidato PD nel Lazio.

Due Regionipesanti”, tra le più popolose ed estese come superficie, anche perché hanno come capoluoghi le due principali città italiane. Recentemente è stata ufficializzata la data del voto, che sarà la medesima per entrambi i territori: le urne saranno aperte domenica 12 e lunedì 13 febbraio.

Lombardia

Qui la situazione appare nettamente più delineata. Il centrodestra unito è saldamente maggioranza alle elezioni lombarde e conseguentemente in Consiglio regionale ormai da anni. E nonostante alcune difficoltà e polemiche per la controversa gestione nella fase pandemica, la coalizione guidata da Giorgia Meloni sosterrà nuovamente il presidente uscente Attilio Fontana. Una Regione che da anni fa segnare numeri legati all’economia in grande crescita, d’altronde non è un segreto: nel calcolo del Pil delle Regioni italiane la Lombardia è nettamente la prima in quanto a prodotto interno lordo. Nel 2018, ad esempio, il Pil italiano è stato di 1.753.945.000 euro a prezzi correnti, quello lombardo di 388.065 milioni di euro.

Proprio in quell’anno, in concomitanza delle elezioni nazionali (4 marzo 2018, ndr), Attilio Fontana appoggiato dalla coalizione di centrodestra vinse ampiamente le elezioni diventandone presidente. Una sorta di plebiscito per lui: 2.793.369 voti per il 49,75% delle preferenze, staccando di oltre 20 punti percentuali lo sfidante della coalizione di centrosinistra, che sosteneva l’attuale sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. E stavolta il fronte progressista tenta ancora il difficile assalto al Pirellone proponendo un esponente politico con un lungo vissuto nel panorama del centrosinistra italiano: Pierfrancesco Majorino. Eurodeputato dem, il suo nome ha messo d’accordo praticamente tutte le forze di matrice progressista: ma anche Sinistra Italiana, Verdi e +Europa.

Ma non solo

Si rivedrà l’esperimento di alleanza giallorosso perché anche il Movimento 5 Stelle ha deciso di convergere sul suo nome. Come da propria organizzazione interna, il movimento fondato da Beppe Grillo e guidato da Giuseppe Conte ha lasciato esprimere i propri iscritti sulla piattaforma Rousseau, in merito a questa possibilità. L’esito è stato chiaro: grazie al voto di 3.078 aderenti (64% dei votanti) il M5S lombardo ha dato il via libera all’alleanza col Pd intorno al nome di Perfrancesco Majorino, per le prossime elezioni regionali. Ad appoggiarlo anche la lista dei Lombardi Civici Europeisti. I colpi di scena però non sono finiti. Il Terzo Polo ha infatti ufficialmente annunciato che correrà da solo indicando clamorosamente il nome di Letizia Moratti come candidata presidente per la coalizione.

La Moratti è storica rappresentante del centrodestra liberale moderato lombardo, già sindaco di Milano e ministra dell’istruzione durante il Governo Berlusconi 20012006. La notizia ha scatenato a livello nazionale un vero e proprio terremoto mediatico. Soprattutto per il fatto che fino a poche settimane fa lei stessa aveva un ruolo di primissimo piano, ricoprendo l’incarico di assessore regionale alla sanità e di vicepresidente della Regione. Era la numero 2 di Attilio Fontana sostanzialmente. Ora entrambi si affronteranno come avversari alle urne. A dire il vero però i rapporti tra i due erano già precipitati durante il loro periodo di collaborazione, conclusosi con le dimissioni rassegnate proprio dalla Moratti pochi giorni fa, a causa di “divergenze di vedute” con il presidente uscente.

Lazio

Elezioni regionali Situazione completamente diversa si ha nella Regione del centro Italia. Qui, in primis, il consiglio regionale è a maggioranza centrosinistra. Il presidente è Nicola Zingaretti, ex segretario del PD, aveva già da tempo manifestato l’intenzione di non correre nuovamente come candidato. Il Governo regionale è composto da partito democratico e dalle altre forze della sinistra. A partire dal 2020 tuttavia, anche il M5S ha fatto il proprio ingresso in maggioranza scegliendo di passare dall’opposizione al sostegno alla Giunta Zingaretti. Questa svolta avvenne in un periodo non casuale, in cui, dopo la caduta del Governo gialloverde, a (guidare la Nazione) il Governo nazionale si era prefigurato il sodalizio tra sinistra e Movimento 5 Stelle, di cui, Zingaretti, fu uno dei maggiori fautori. Stavolta però la cosiddetta alleanza giallorossa, che si è vista in altre elezioni comunali e regionali (e come avverrà, come detto, anche in Lombardia ndr) non ci sarà.

Partito democratico

Il PD ha infatti scelto il proprio candidato che risponde al nome di Stefano d’Amato, attuale assessore alla Sanità, quindi uomo di fiducia di Zingaretti. Una curiosità che lo contraddistingue è il fatto di essere soprannominato “mister vaccino”. Romano, classe ’68, è cresciuto politicamente tra Partito Comunista e Rifondazione, con la sanità nel cuore fin dagli inizi. Intorno alla sua figura si appoggia anche il Terzo Polo che lo sosterrà come candidato presidente.

Movimento 5 Stelle

Per il Movimento ancora regna incertezza e un nome non c’è. Secondo alcuni rumors, Giuseppe Conte sta vagliando l’idea di affidarsi a un candidato non di origine strettamente partitica, ma a una figura di area della società civile. Sono anche circolati i nomi, in vero non confermati ufficialmente, di due note telegiornaliste: Bianca Berlinguer e Luisella Costamagna. Ad alcuni non sembra casuale che l’ex presidente del consiglio abbia scelto le parole del padre di una delle due, Enrico Berlinguer, per attaccare le azioni intraprese dal Partito Democratico in vista delle votazioni laziali: «La questione morale è la premessa di ogni azione politica», afferma alla riunione di coordinamento 2050. «Deve alla Regione Lazio quasi 300.000 euro» – prosegue il grillino – «perché ha creato un danno erariale acclarato». Conclude poi: «Non ci giriamo intorno: non posso accettarlo come candidato alla Regione».

Alleanza

Il M5S non correrà tuttavia da solo, ma sarà appoggiato da Sinistra Italiana di Frattoianni e Bonelli, in un inedita coalizione di cui però già si paventava l’ipotesi da mesi. Anche le forze della sinistra radicale rompono infatti con il PD e con D’Amato. E proprio dall’assemblea che raggruppa le forze progressiste a sinistra, arriva il sostegno al Movimento 5 Stelle di Sinistra Italiana: con oggi «confermiamo, come Sinistra Italiana, la nostra adesione ad avere un confronto serrato, attorno a una lista unitaria che stia nel campo dove c’è il Movimento 5 Stelle», ha dichiarato il segretario del Lazio di SI, Massimo Cervellini.

Un avvicinamento nell’aria da mesi come detto, per lo meno da quando Conte ha scelto di rompere gli indugi e di presentarsi indiscutibilmente come soggetto politico di sinistra radicale e popolare, uscendo dalla maggioranza allargata che appoggiava il Governo Draghi e allontanandosi dalle pulsioni molto più liberali e centriste che emergono in seno al Partito Democratico. Il candidato sostenuto, e ancora senza nome, di M5S e SI sarà appoggiato anche da alcune liste civiche in fase di formazione.

Fratelli d’Italia

“I partiti del centrodestra hanno indicato nell’avvocato Francesco Rocca il candidato per la presidenza della Regione Lazio. Tra le autorevoli proposte pervenute lui rappresenta una sintesi di grande esperienza amministrativa, della quale si ha urgente bisogno. Con l’esperienza maturata da presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa, Francesco Rocca rappresenta una garanzia di assoluta capacità e competenza per i cittadini del Lazio”. Con questo comunicato, è stata ufficializzata la candidatura dell’esponente del centrodestra, appoggiato da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati.

Non un politico di professione quindi, ma un tecnico d’area. Rocca, appunto, che ha un passato giovanile a destra – era nel Fronte della Gioventù al liceo di Ostia e il suo primo contatto in quel mondo di passioni e militanza è stato Toni Augello – ma poi, pur restando un uomo di destra riconosciuto come tale, ha prima fatto l’avvocato e successivamente quello che fa oggi: il super-esperto di emergenza sanitarie e diplomatico umanitario.

Esempio: fu lui ad andare a prendere, in un campo siriano, per portarlo in salvo in Italia, il bimbo Alvin Berisha. La madre da Bergamo, dove vivevano, lo aveva portato nei campi di guerra perché aveva aderito all’Isis. Di conseguenza alla sua morte, sotto un bombardamento, il piccolo restò solo in un centro di orfani di Foreign Fighters. È lui il grande favorito per il prestigioso ruolo di governatore. Secondo i sondaggi FdI è al 35% e se si considera che, in una campagna breve come questa conterà sicuramente la forza della leader, il traino del voto politico di settembre e il trascinamento dei candidati, più che la notorietà personale del possibile presidente.

 

Giulio Catalucci

Foto © Regione Lombardia, Corriere Milano, Il Messaggero

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