Nella danza le parole “uomo” “donna” sono proibite

0
873
Danza

Quando il politically correct diventa ridicolo a Parigi

Quando ho letto questa storia, sinceramente non ci volevo credere, tanto mi sembrava assurda e fuori da ogni logica, eppure tutto era tragicamente vero.

Qualche tempo fa è stata messa sotto accusa, ma sono già migliaia i casi denunciati nel Mondo, una maestra di danza, Valerie, di 53 anni e da ben otto insegnante presso la prestigiosa scuola dell’élite francese di studi politici SciencesPo, con circa sessanta allievi, che, senza tanti complimenti, è stata licenziata.

Prima di procedere nella vicenda, il lettore si chiederà cosa c’entra mai una scuola di studi politici con la danza?

A prima vista nulla, ma per dare un insegnamento più ampio e inclusivo all’interno della scuola, gli studenti possono esercitare vari sport come il pugilato o tecniche di difesa, come anche le più tranquilli partite di bridge o scacchi oppure il già citato corso di danza tenuto appunto da Valerie la quale si è macchiata di una grave colpa: si è rifiutata di sostituire durante le lezioni, per serietà professionale, i termini uomodonna da sempre presenti nella danza, con il più politicamente corretto (si fa per dire, ndr) leaderfollower per  eliminare ogni differenza di sesso potendo fare così tutte le figure di danza senza alcuna discriminazione e il tutto, aggiungiamo noi, senza tema del ridicolo.

Ormai da alcuni anni, è diventato una specie di “giudizio di Dio” il politically correct nella odierna cultura occidentale per cui chi non si adegua al nuovo diktat culturale, o pseudo tale, viene espulso dalla società, emarginato, isolato e disprezzato come nell’ormai citatissimo romanzo “1984” di George Orwell che, purtroppo, non ha insegnato, se questi sono i risultati, nulla alle nuove generazioni, pur avendo denunciato i gravi pericoli che il pensiero unico crea per la libertà del pensiero e senza possibilità di potersi ribellare.

Sessismo, razzismo, indecenza

Tornando all’episodio della maestra di danza, l’accusa è nata dalla denuncia di una decina di studenti del corso, su sessanta allievi, per “osservazioni sessiste, degradanti, discriminatorie e razziste” dell’insegnante, incitati a loro volta da una studentessa che partecipando ai corsi si è accorta di questa “indecenza”, considerando il suo atteggiamento durante lo svolgimento delle lezioni, non solo non inclusivo, parola che sempre più non significa nulla, ma accusandola di sessismo e addirittura di svolgere un insegnamento da old school.

Come riporta il giornale francese Le Parisien, l’insegnante non è stata difesa dai vertici della scuola anzi proprio da questi è stata giudicata non adeguata per il suo atteggiamento alle nuove didattiche e così, senza effettuare degli approfondimenti del caso, il responsabile delle attività del campus ha preso assai seriamente la questione dimostrando la sua arrendevolezza nel piegarsi alle nuove direttive del politically correct senza preoccuparsi di come veniva calpestata la libera espressione dell’individuo.

L’istruttrice sotto processo ha dichiarato che: «nella danza c’è un’idea di seduzione tra coppie di uomini e donne, due donne che ballano insieme, francamente, lo trovo brutto» e con determinazione Valerie ha respinto le accuse con esempi che hanno scandalizzato le vestali del politically correct, rivendicando il ruolo specifico dei ballerini della danza come, ad esempio, il tango argentino o di altri balli di coppia. «È sempre l’uomo che porta la donna», si è difesa citando film come Grease o Dirty Dancing.

Queste parole, come è facile immaginare, hanno creato “disagio” nei suoi allievi, ricordiamolo sempre, una esigua minoranza, ma tant’è, che dopo otto anni di onorato servizio, ha dovuto essere accompagnata alla porta.

Ci sarà una rivisitazione delle più famose opere?

Ora potremo dilungarci in una serie di commenti, ma crediamo sarebbero inutili perché, visto l’andazzo ideologico, difficilmente, o forse con molta fatica, si tornerà indietro da questa follia pseudo–culturale. Ma se questo atteggiamento inquisitorio dovesse essere imposto, come nel caso citato della danza, potremo vedere ben presto, c’è da scommettere, rappresentazioni classiche del balletto dove non si sa più chi interpreta chi tra i ballerini come ad esempio chi potrà fare il porter, e come bisognerà adeguare i passi di danza al nuovo corso. Non oso immaginare la rivisitazione di opere come Giselle, Il lago dei cigni o Romeo e Giulietta, solo per citare i più conosciuti, se non fosse triste, ci sarebbe solo da sorridere.

 

Andrea Weber

Foto © Ehlion, Human rights channel

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui