Sudan, primi aiuti arrivati a Khartoum

0
794
Sudan

Dopo due settimane di combattimenti il Paese è ancora tra i due fuochi e l’ex premier Abdalla Hamdok avverte: «la crisi può diventare un incubo per Mondo»

Atterrato a Port Sudan, 850 chilometri da Khartoum, il primo aereo con a bordo otto tonnellate di aiuti umanitari. In particolare attrezzature medico-chirurgiche e personale sanitario. L’aereo è decollato da Amman. Lo spazio aereo sudanese è chiuso dal 15 aprile. Secondo il comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), il carico contiene materiale per l’anestesia, per suture, bendaggi e attrezzature chirurgiche. Materiale che dovrà ora arrivare dove infuriano i combattimenti, e che potrà curare almeno 1.500 feriti.

«Spero di poter subito consegnare il materiale ai più importanti ospedali di Khartoum», ha affermato ai giornalisti il direttore generale del Cicr per l’Africa, Patrick Youssef. Inoltre dichiara di avere bisogno di garanzie sulla sicurezza non solo per la Capitale sudanese, ma anche per la Regione del Darfur, dove la situazione è molto difficile. «Lì le popolazioni fuggono» – spiega il direttore – «e se prima potevamo seguirle, ora questo è impossibile». Per la Croce Rossa, occorre inoltre ripristinare le strutture ospedaliere colpite dalle bombe e ripristinare l’elettricità negli ospedali.

Secondo il sindacati dei medici statunitensi il 70% degli ospedali del Sudan non è più funzionante. Nel dettaglio risultano 15 ospedali bombardati e altri 19 costretti a evacuare per le violenze in corso. Nella Capitale, 61 degli 86 centri di primo soccorso non funzionano e 25 operano solo parzialmente. Quelli che restano aperti corrono il rischio di chiudere per carenza di personale medico, forniture mediche, acqua ed elettricità.

Il numero ufficiale dei morti è salito a 528 e i feriti sono 4.599.

Finita la tregua

Nella Capitale del Sudan, infrangendo l’ultimo cessate il fuoco che sarebbe dovuto durare fino alla tarda serata di oggi (30 aprile 2023), sono ricominciati e si sono intensificati i combattimenti. Questa tregua sarebbe dovuta servire ai civili per mettersi in salvo mentre ora milioni di persone sono intrappolate a Khartoum, dove a scarseggiare è anche il cibo. L’esercito ha riferito che stava attaccando la Città da tutte le direzioni, con aerei e artiglieria pesante, per stanare i rivali paramilitari. Intanto sui social è stato diffuso un video che mostra la sede della Banca centrale del Sudan in fiamme.

Dopo due settimane di combattimenti la tensione non sembra affievolirsi e l’ex premier Abdalla Hamdok avverte: «la crisi può diventare un incubo per Mondo». Secondo l’ex premier l’insicurezza creata dal conflitto in corso nel suo Paese potrebbe creare scenari peggiori di quelli in Siria e Libia.

Evacuazioni

SudanOltre 50mila persone hanno abbandonato il Sudan, secondo lUnhcr. Si tratta di circa 20mila in Ciad, 16mila in Egitto, 13.292 in Sudan del Sud, 1.300 in Repubblica centrafricana, senza contare un “limitato” numero di altre entrate in Etiopia. Le cifre sono pubblicate in un’infografica su Twitter dall’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

La nave battente bandiera saudita Amana ha evacuato 1.982 persone dal Sudan, segnando la più grande operazione dal Paese. La nave ha attraccato alla base navale di King Faisal, a Gedda. Diversi Paesi si sono mossi per evacuare migliaia di loro cittadini da Khartum.

Il Regno Unito ha evacuato 1.888 persone con 21 voli dal Sudan da martedì”, ha dichiarato il ministero degli Esteri britannico.

Il dipartimento di Stato Usa ha reso noto che “è arrivato a Port Sudan un convoglio organizzato dal Governo degli Stati Uniti per trasportare cittadini statunitensi, personale impiegato localmente e cittadini di Paesi alleati e partner. Da lì, stiamo assistendo chi ne ha diritto con il proseguimento del viaggio a Jeddah, in Arabia Saudita, dove si trova personale aggiuntivo per assistere con i servizi consolari e di emergenza. In centinaia hanno lasciato il Sudan attraverso queste opzioni.

«Un traditore»

«Non vogliamo distruggere il Sudan», ha dichiarato in un’intervista alla Bbc il generale Mohamed Hamdan Dagalo, capo dei paramilitari della Forze di supporto rapido (Rsf). Inoltre ha parlato della situazione nel Paese addossando le colpe di quanto sta accadendo al suo rivale, il capo dell’esercito Abdel Fattah al-Burhan. Dagalo, meglio conosciuto come Hemedti, si è detto aperto ai colloqui, ma a patto che il cessate il fuoco regga. «Dopodiché potremo negoziare». Il capo dei paramilitari ha affermato di considerare Burhan «un traditore» per aver portato al Governo i fedeli all’ex presidente Omar al-Bashir, estromesso dal potere dall’esercito e dai paramilitari insieme nel 2019 dopo le proteste di piazza di massa. «Purtroppo Burhan è guidato dai leader del Fronte islamico radicale», ha concluso Hemedti.

I paramilitari sulla loro pagina Facebook, hanno sostenuto di avere uno “stretto controllo sul 90% dell’intero Stato di Khartoum”, ossia i poco più di 22 mila chilometri quadrati del territorio della Capitale del Sudan. “Tutti i punti di ingresso nello Stato sono completamente assicurati dalle nostre forze”. Le Rsf sostengono inoltre che vi è stato un imprecisato “gran numerodi defezioni fra i ranghi dell’esercito, tra cui quella di “un colonnello del Corpo del Genio” militare.

 

Ginevra Larosa

Foto © Unhcr, Italy 24 Press News, Usa Today

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui