Intervista a Edoardo Volpi Director Real Estate dell’azienda che vuole portare esperienze uniche e maggiore integrazione tecnologica in Italia
Considerando l’interesse scaturito dall’espansione di Bob W in Italia e dal suo recente deal a Milano, uno dei mercati immobiliari più in fermento e competitivi d’Europa, abbiamo voluto intervistare la figura chiave responsabile di questo successo. Dopo aver lasciato un’impronta significativa nella sua precedente azienda, The Social Hub, precedentemente nota come The Student Hotel (TSH), questa persona sembra ora destinata a replicare il medesimo successo nella sua nuova avventura. Avendo una salda convinzione nelle potenzialità del mercato italiano, ha costantemente effettuato investimenti di rilevanza significativa nel corso degli ultimi anni.
Potresti gentilmente presentarti?
«È un piacere essere intervistato e condividere il mio percorso con te. Sono Edoardo Volpi, sono di Firenze e attualmente ricopro il ruolo di Director Real Estate presso Bob W, un’azienda che sviluppa e gestisce strutture per affitti brevi in tutta Europa, il tutto gestito attraverso una piattaforma tecnologica sviluppata internamente. Precedentemente ho lavorato per oltre 5 anni nell’Investment Team di TSH, concentrandomi sugli investimenti nel Sud Europa per poi diventare Head of Investments Italy, un mercato in cui abbiamo investito circa 400 milioni di euro».
Potresti guidarci attraverso il tuo percorso professionale, a partire dai tuoi primi giorni a TSH fino alla tua posizione attuale a Bob W?
«Ho iniziato la mia esperienza lavorativa in TSH subito dopo la fine dei miei studi. La prospettiva di poter lavorare in un’azienda con un modello di business così innovativo e che aveva appena
raccolto 350mn da due importanti fondi di investimento come Aermont e APG, in un fase così giovane di crescita mi ha attratto subito. Durante quel periodo ho avuto l’opportunità di lavorare su operazioni con un focus sui mercati del Sud Europa, per poi, negli ultimi anni, concentrarmi principalmente sull’Italia. Quello che mi ha entusiasmato di più è stata la possibilità di lavorare in prima linea su operazioni che avessero un importante impatto nei processi di rigenerazione urbana di alcune delle principali città Europee».
«Poi, nel 2021 sono stato contattato da Bob W, una giovane azienda attiva nella gestione di strutture per short-term rental attraverso un modello innovativo tech-driven, che aveva appena raccolto 10mn per espandersi in tutta Europa. Sono subito rimasto affascinato dal loro concept, dal prodotto e dal potenziale di questa nuova asset-class in forte crescita, abbinata al potere della sua piattaforma tecnologica, e ho quindi deciso di intraprendere questa nuova avventura».
Cosa ti ha motivato a unirti a queste aziende alle prima fasi del loro processo di crescita e come le tue esperienze hanno plasmato il tuo percorso nel mondo degli investimenti immobiliari e dell’hospitality?
«In questi anni ho imparato che il settore dell’hospitality è altamente competitivo e in continua evoluzione; se si vuole avere un vantaggio rispetto alla concorrenza è cruciale proporre un concept innovativo e all’avanguardia e porre sempre la guest experience come elemento cardine del tuo prodotto. Ad oggi, questo è possibile solo attraverso l’implementazione di smart technologies che permettano di ottenere una maggiore efficienza operativa e di offrire servizi personalizzati ai propri ospiti».
«Inoltre, ho realizzato che i mercati del Sud Europa hanno un enorme potenziale inespresso. Sono complessi e meno istituzionalizzati, il che li rende di difficile accesso per gli investitori internazionali senza un know-how locale, e sono caratterizzati da prodotti obsoleti. Ecco perché, una volta decifrate le complessità di questo contesto, si possono cogliere opportunità straordinarie».
Il tuo contributo alla crescita di TSH, soprattutto in Italia, è stato significativo. Puoi condividere con noi alcune delle operazioni di maggior successo in cui sei stato coinvolto? Quali sono stati i fattori chiave che hanno reso queste transazioni particolarmente rilevanti?
«L’acquisizione del sito “Ex-Dogana San Lorenzo” a Roma è sicuramente quella che mi è rimasta
più impressa per diverse ragioni, che vanno dalle sfide affrontate per chiuderla alla struttura stessa dell’operazione. Innanzitutto, nella Capitale si riscontra una particolare dicotomia: da una parte, è una delle destinazioni turistiche più importanti al Mondo, rendendola un mercato attraente per gli investimenti; dall’altra, la Città è nota per i suoi complessi e lunghi processi burocratici che di solito spaventano gli investitori».
«Il momento in cui abbiamo portato a termine l’operazione nemmeno ci ha aiutato. Era l’inizio del 2021, in piena pandemia Covid-19 e in un periodo di grossa incertezza per il settore dell’hospitality. Nonostante il periodo difficile, abbiamo comunque fortemente creduto nelle prospettive future del mercato italiano e di Roma; chiudere un’operazione di tale rilevanza durante un momento di pessimismo generale è stata una forte affermazione di fiducia che in pochi erano disposti a fare. Quindi, riuscire a chiudere è stato già di per sé un successo».
«Inoltre, ciò che ha reso questa operazione unica è stata la struttura innovativa che abbiamo introdotto. Abbiamo istituito una partnership con Accademia italiana, una rinomata università di design, e abbiamo concordato di ristrutturare uno degli edifici del nostro progetto per ospitare il loro nuovo headquarter. Portando il loro nuovo campus dentro il nostro progetto, e avendo quindi centinaia di studenti che vivono e studiano all’interno di TSH, questa partnership strategica ci ha permesso di ridurre significativamente il rischio dell’operazione e creare un prodotto unico».
Dopo il grande successo e la crescita di questi anni di TSH, l’azienda è stata recentemente venduta a GIC e (APG) per una valutazione di 2.1 miliardi. Cosa ti ha spinto a lasciare un’azienda così di successo per unirti a Bob W, una giovane start-up che all’epoca aveva appena raccolto 10 milioni?
«Bob W mi ha contattato quando eravamo ancora nel mezzo della pandemia e l’Europa era ancora
in lockdown. Data la situazione in quel periodo, ho deciso di spostarmi alle Canarie per lavorare in remoto, dove la situazione era considerevolmente migliore e dove si poteva vivere una vita relativamente normale. Lavorare in remoto era una nuova esperienza per me e l’ho subito apprezzato molto. In quel periodo ho realizzato che il Covid-19 aveva già avuto e avrebbe continuato ad avere un enorme impatto sul modo in cui viviamo, lavoriamo e viaggiamo, e che lo smartworking sarebbe diventato la nuova normalità».
«Dall’altro lato, mi sono trovato di fronte a notevoli complessità tutte le volte che dovevo trovare una sistemazione adeguata che mi permettesse non solo di soggiornare, ma anche di lavorare: un posto con delle sedie e scrivanie adeguate, connessione internet ad alta velocità per videocall, ecc. Mi sono reso conto che la domanda per questo tipo di prodotto che ti permette di combinare viaggi di lavoro con weekend prolungati in un luogo qualsiasi sarebbe aumentata consistentemente e che c’era una grande carenza di offerta sul mercato».
«Di conseguenza, quando Bob W mi ha contattato, sono rimasto immediatamente affascinato dalla combinazione del loro concept e prodotto con il loro business model innovativo potenziato dall’utilizzo di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, soprattutto considerando che il settore immobiliare è tipicamente “old-school”. Credevo fortemente che questa potente sinergia avrebbe spinto Bob W a posizionarsi tra i principali leader del mercato dell’hospitality, e volevo contribuire personalmente a questo processo».
Un settore in costante evoluzione, soprattutto nel segmento dei serviced apartments. Secondo te, quali sono le principali tendenze e cambiamenti che lo stanno plasmando al momento? Come pensate, tu e Bob W, di rimanere avanti rispetto alla concorrenza e di restare competitivi in questo panorama in rapida mutazione?
«Una domanda crescente per esperienze uniche e per una maggiore integrazione tecnologica
sono i maggiori trend che stiamo riscontrando al momento: ad oggi, il 75% delle persone ricerca soggiorni unici e autentici e il 73% dei clienti preferisce soluzioni tech-enabled rispetto a quelle tradizionali. È diventato chiaro che per rimanere competitivi è fondamentale impegnarsi a innovare continuamente la tua offerta attraverso l’implementazione di tecnologia all’avanguardia e dare sempre la massima priorità alla guest experience, e questo è esattamente ciò che facciamo da Bob W».
Per concludere, potresti condividere le ragioni per cui l’Italia rappresenta una destinazione così attraente per Bob W e potresti fornirci ulteriori dettagli sui vostri piani di espansione in questo mercato?
«Essendo uno dei Paesi più visitati a livello globale, l’Italia offre immense opportunità nel mercato dell’hospitality. Tuttavia, rimane ancora poco istituzionalizzato e presenta ancora una scarsa consolidazione, dando origine a offerte obsolete e a una crescente domanda di prodotti innovativi che rimane insoddisfatta, creando un enorme potenziale inespresso da sfruttare. Grazie alle nostre aperture di successo a Milano e a Firenze, abbiamo ora una presenza nel mercato che ci fornisce una solida base per i nostri futuri piani di espansione».
«Il nostro obiettivo ora è di consolidare ulteriormente la nostra presenza in queste Città e di espanderci in molte altre. Date le loro caratteristiche e i loro fondamentali di mercato, ci sono numerose Città italiane che si adattano perfettamente al nostro business model e al nostro target di clientela, quindi non vediamo limiti a ciò che possiamo fare in Italia».
Cecilia Sandroni












