Intervista al regista sulla sua carriera che ha superato i 45 anni di attività
Chiude i battenti la 59esima edizione della mostra del Nuovo cinema di Pesaro con un grande successo di pubblico, soprattutto nelle proiezioni serali in Piazza del Popolo. E a ben ragione, perché accanto a nuovi film che caratterizzano la lunga kermesse cinematografica che si è snodata anche al teatro Sperimentale, bagni Agata, centro arti visive Pescheria, quest’anno i personaggi di attrazione sono stati numerosi. Da Walter Veltroni, che nella serata di pre presentazione della mostra era sul palco pesarese per la proiezione del suo ultimo film “Quando” con Neri Marcorè. Un film sulla illusione e i ricordi della politica, la parabola delle ideologie.
I ritorni
Veltroni torna a Pesaro dove venne eletto segretario nazionale del più forte partito della Sinistra e dove già iniziavano i primi rigurgiti di insofferenze da parte di vari cespugli. Ora non vuole più parlare di politica perché il suo pensiero di “I Care” e di un’America legata a Obama si può ritrovare nei suoi film, realtà e illusione.
Il tema dell’illusione si ritrova anche nell’incontro con il marchigiano Dante Ferretti, le cui scenografie, per i più grandi registi, gli hanno fatto conquistare diversi Oscar. Poi la partecipazione più popolare di Carlo Verdone a Pesaro per i 45 anni del suo film “Borotalco”. Allegria da parte dell’ultimo comico del cinema italiano, dopo la scomparsa di Francesco Nuti. Con la promessa di tornare nel 2024 per Pesaro Capitale della Cultura italiana.
E una prima volta
Ma l’attesa più forte sia per i critici che per il pubblico si è svolta nell’ultimo giorno della mostra con il Tornatore Day.
Infatti il premio Oscar Giuseppe Tornatore, per la prima volta alla Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro, ha partecipato in mattinata al convegno di presentazione del saggio n.85 del Nuovo cinema dal titolo: “Giuseppe Tornatore il cinema e i film” a cura di Pedro Armocida e Emiliano Morreale.
Abbiamo intervistato il maestro Tornatore che ha finito recentemente un video promozionale per Dolce & Gabbana
Maestro lei è per la prima volta alla mostra del Nuovo cinema di Pesaro. Conosceva indirettamente questo festival?
«Non ero mai stato a Pesaro ma conoscevo e seguivo la Mostra che da tanti anni presenta autori decisivi del cinema internazionale. Dalle prime edizioni della mostra con Pasolini Metz Eco al cinema dell’America Latina, dal cinema russo e polacco al cinema tedesco di Kluge, Fassbinder e Wenders fino alle retrospettive del cinema italiano».
Quest’ anno la Retrospettiva è stata dedicata al suo cinema. Ci può dare una definizione del suo percorso cinematografico?
«I miei film dal “Camorrista” a “Ennio” che è un lungo documentario dedicato a un grande del cinema e musica da film Ennio Morricone, è un percorso a zig zag perché ho sempre cercato ogni volta di cambiare film. Certamente il tema della sicilianità, tranne che in pochi casi, è una costante nell’immaginario filmico e nella narrazione. Mi definisco un regista realistico con forti tendenze fantasmagoriche».
Questo fatto nasce da un suo stato psicologico?
«Ogni film che realizzo è come fosse un’opera prima e la paura mi fa studiare. Due esempi: “Nuovo Cinema Paradiso” ed “Ennio”. In mezzo un film, “Accademico una pura formalità”, meno apprezzato e piaciuto al pubblico. “Nuovo Cinema Paradiso” nasce dopo un lungo excursus. Pochi mesi prima della sua morte invitai a Milano Leonardo Sciascia per una proiezione privata del film. Un film autobiografico che per Sciascia era carico di malinconica nostalgia. Pubblicò un articolo su La Stampa del 27 agosto 1989 dal titolo “Requiem per il cinema” e che anticipava la morte dello scrittore.
La relazione tra Sciascia e il cinema è nota. D’altra parte ho avuto sempre la necessità di rifarmi alle pagine di scrittori e intellettuali, come nel romanzo di Alessandro Baricco “La leggenda del pianista sull’Oceano” del 1998 e “Nuovo Cinema Paradiso” girato nel 1988. Un film di lunga elaborazione che era il modo per rompere i circuiti dell’isolamento della società siciliana. In Sciascia ho trovato l’amore giovanile per il cinema. Un film apprezzato dalla critica per la possibilità di leggerlo attraverso i sensi. Il personaggio di Alfredo interpretato da Philippe Noiret è cieco e il suo amore per il cinema si trasmette dall’odore e gusto dolciastro della gelatina della pellicola. Il documentario “Ennio” ha una storia lunga e dolorosa. Durante quella lavorazione Ennio Morricone è scomparso. Il documentario ha avuto un successo inaspettato dal pubblico ancora intimorito e frastornato dal Covid.
Paolo Montanari
Foto © Framed Magazine, Il Resto del Carlino, Cronache Marche, Comune di Pesaro













