Metti una sera con i vini del Vesuvio

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Vesuvio

Da Napoli parte la “campagna d’Italia” del Consorzio tutela vini Vesuvio alla conquista dei mercati italiani e internazionali. Oltre 2 milioni di bottiglie prodotte

Tutti i terreni che insistono intorno al Vesuvio e Monte Somma, che degradano dolcemente verso il mare, già oggetto di coltivazione della vite al tempo dei greci e dei romani, ai quali il vino serviva per rifornire le numerose ville sparse lungo quei declivi; ma anche per portarlo nei Paesi assoggettati all’impero.

VesuvioI vitigni che nell’Ottocento hanno trovato il periodo più fulgido discendono da quelli coltivati nell’epoca di Plinio il vecchio: Coda di volpe e Piedirosso. Vitigni che affondano le radici in terreni caldi, composti da sabbie nere e lapilli che si sono depositati nei secoli, e allungano i loro tralci sulla costa tirrenica: i bianchi (sempre più apprezzati all’estero) baciati dal sole; i rossi bagnati dalla lava del vulcano. La viticoltura vesuviana si estende dalla falde fino a 2/3 dell’altezza del vulcano.

2 milioni di bottiglie

A fare da promotor di questo non vasto territorio vitivinicolo è il Consorzio Tutela Vini Vesuvio che, attraverso il suo giovane presidente Ciro Giordano, sta lanciando una serie di eventi (a Roma e a Milano) per far conoscere i vini campani dell’area vesuviana.

Presso la sede romana del Gambero Rosso si è svolta la serata “Vesuvio Wine Day” con la degustazione di vini del Vesuvio con grande partecipazione di pubblico, preceduta da una interessante masterclass guidata da William Pregentelli, coordinatore editoriale della guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso.

Sono i numeri che incoraggiano l’attività del Consorzio e dei suoi associati: 400 ettari vitati, 11.000 ettolitri prodotti, 114 imprenditori vitivinicoli sempre più giovani, 35 tipologie di vini per una produzione annua di oltre 2 milioni di bottiglie che oltre al mercato italiano prende la via anche dell’estero.

La vite torna a essere una risorsa

«Noi siamo ancora una piccola realtà, la Vesuvio Dop è arrivata a 2 milioni di bottiglie per quella che è la superficie vitata sotto il grande vulcano», spiega con ardore il presidente Ciro Giordano. «Il 35% delle bottiglie prodotte annualmente è esportato all’estero: Francia e Usa, poi Giappone, Svezia, Irlanda. Ma quello che è rilevante è il rapporto con la Francia dove i nostri bianchi trovano la loro giusta collocazione».

Il Consorzio costituito nel 2007 è stato riconosciuto dal ministero delle Politiche Agricole e Forestali nel 2015 per promuovere e valorizzare la denominazione Dop “Vesuvio” e la Igp “Pompeiano”; hub culturale fra territorio e sistema produttivo, «elemento propulsivo della rete tra le imprese e le sfide sul valore, autenticità e distintività dell’area vesuviana». La vite tornata a essere una risorsa.

Un impegno forte per i “camminatori” del Consorzio che svolgono un compito forse ancora nella fase pionieristica, ma che presto potrà portare un aumento considerevole dei wine lovers all’ombra del Vesuvio. I vitigni Caprettone, Coda di Volpe, Catalanesca, Falanghina per i bianchi; Piedirosso, Aglianico, Guarnaccia, Olivella nera per i rossi trovano la loro espressione massima proprio in questi terreni vulcanici, che stanno aiutando la rinascita del vino napoletano attraverso gli eroici produttori con piccoli appezzamenti di terreno.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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