Nascono come ospizi marini alla fine dell’800 per ospitare bimbi affetti da malattie tubercolari
La pratica d’inviare nel periodo estivo gruppi di fanciulli alle cure climatiche montane o marine ha dato origine alle cosiddette colonie estive temporanee. Sorsero in Italia nel 1822 quando l’ospedale di Lucca iniziò a inviare a proprie spese gruppi di trovatelli in cattive condizioni di salute a Viareggio.
Un’opera di apostolato fu iniziata da Giuseppe Barellai nel 1853. Proseguita per oltre 30 anni, per trarre fuori dalle corsie degli ospedali comuni i fanciulli malati di tubercolosi delle ossa, delle articolazioni, del tessuto linfatico e portarli al sole in Toscana, Emilia e soprattutto in Romagna. Oltre 50 ospizi marini furono costruiti e aprirono con i contributi volontari dei cittadini. Alcuni di questi rimasero alle dipendenza degli enti locali. La maggior parte divennero enti autonomi e i contributi volontari non sempre furono sufficienti per tutto l’anno, per cui si limitarono ai mesi estivi con colonie temporanee per giovani con gravi patologie.
Un nuovo e potentissimo incremento al movimento di colonie, che divennero anche montane, si ebbe durante la guerra europea per l’azione dell’assistenza civile della direzione
generale della Sanità pubblica e della Croce rossa italiana allo scopo di sovvertire alle sofferenze dei figli dei combattenti. Il movimento continuò negli anni del dopoguerra e dal censimento fatto nel 1923 – 1924 risultarono ricoverati circa 100.000 fanciulli con una spesa di 25 milioni di lire. Con una revisione interna che consentiva di escludere i gracili la funzione delle colonie temporanee resto circoscritta al ricovero durante il periodo estivo dei fanciulli che presentavano uno stato di gracilità generica, identificate dai medici e in altri casi risalenti a periodi più lontani della loro esistenza e a condizioni di salute difettose nei loro genitori.
Colonie di spiaggia (marine, lacuali fluviali ), montane e campagna
Le colonie temporanee estive sono sviluppate nel 1928 per l’interessamento dell’Opera nazionale per la maternità e l’infanzia e successivamente assunte dalla direzione del Partito nazionale fascista che nel biennio 1929 – 1930 ha portato il numero di fanciulli ricoverati da 100.000 a 250.000. Una parte di questi erano fanciulli poveri e sofferenti nati da famiglie italiane, viventi all’estero per ragioni di lavoro. Sono da aggiungere gli arredamenti estivi, organizzati dall’Opera nazionale Balilla per fanciulli e adolescenti sani. Tutte queste istituzioni furono sotto la vigilanza dell’autorità sanitaria del Regno.
Le origini
Le colonie nascono come ospizi marini alla fine dell’800 per ospitare bimbi affetti da malattie tubercolari: il mare, il sole avevano finalità curativa sui piccoli tanto da essere definiti antitubercolari. La funzione terapeutica proseguì negli anni trenta. Se nel 1927 i bambini ospitati erano
54.000 dopo undici anni il numero arrivò a quota 772.000 in 4.357 colonie sparse in tutt’Italia ma concentrate in Toscana Romagna e Marche. Realizzate forme futuristiche e i figli di italiani all’ estero indirizzati alla colonia di Cattolica, disegnata da Clemente Busiri Vici, o la Varesina di Milano Marittima con la maestosa rampa, ora ridotta a poco più di un rudere sulla spiaggia, il complesso di Calambrone in Toscana e la Fara a Chiavari. Le colonie diventarono il modo di sperimentare il linguaggio architettonico in chiave funzionalista e razionalista.
Il dopo guerra
Eliminata la funzione propagandistica, le colonie ebbero una nuova vita dagli anni cinquanta quando si opto per la funzione sanitaria e ricreativa, ma anche di risollevamento dei ragazzi dagli effetti del conflitto bellico. La costruzione delle colonie fu inarrestabile e furono gestite da enti pubblici, religiosi, e aziende, come nel caso di quelle a Ponente a Cesenatico.
Il declino
Verso la fine degli anni Settanta si assiste alla dismissione e abbandono delle strutture
che avevano ospitato centinaia di migliaia di piccoli provenienti da tutto il Paese. Negli anni novanta alcune resistettero, come la Monopoli di Stato di Milano Marittima, ma la maggior parte caddero in degrado. Il boom economico e la situazione economica familiare migliorata permisero di fare altre scelte per i figli. In seguito il crollo demografico e i tagli che i comuni erano obbligati a fare alla spesa sociale hanno creato il resto.
Negli ultimi anni l’interesse e la salvaguardia di queste strutture è aumentato grazie all’intervento dell’associazione Italia Nostra con una mostra itinerante in tutta la Penisola sulla mappatura delle colonie estive costruite nel Ventennio. Sono in corso da decenni i lavori a quella Augusto Murri di Rimini. Di diverso avviso il comune di Cesenatico ha puntato alla riqualificazione dell’intera Città di Ponente e Levante. A Riccione l’ex colonia Dalmine è divenuto l’hotel Le conchiglie.
Paolo Montanari













