Convegno alla Camera per chiedere regolamentazioni omogenee, sicurezza, legalità e gettito a favore del comparto
- omogeneità di trattamento regolatorio e fiscale delle diverse offerte di gioco;
- uniformità nazionale delle fasce orarie d’apertura delle attività di gioco;
- allineamento dei criteri per l’applicazione del distanziometro in tutto il territorio italiano.
L’auspicio é che la riforma arrivi contestualmente ai bandi previsti per le licenze di gioco online e lotterie.
Necessità di adottare una regolamentazione complessiva
Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, che ha
aperto i lavori e moderato il consesso, ha dichiarato: «È urgente dare al settore del gioco legale una regolamentazione complessiva. Perché questo è uno dei settori economici più importanti per il contributo al Pil e all’occupazione. Bisogna superare l’attuale situazione che si è creata facendo norme per vari segmenti del settore, in momenti diversi e anche prodotte da istituzioni diverse. Com’è avvenuto con gli interventi delle Regioni e dei Comuni».
Il settore rappresenta 150mila posti di lavoro
Daniele Scalea, presidente del Centro studi politici e strategici Machiavelli, basandosi su una serie di analisi condotte recentemente dal suo istituto, ha affermato: «Si
tratta di un comparto che rappresenta 150mila posti di lavoro. Che nel corso degli anni è stato oggetto di politiche proibizioniste e punitive che non hanno mai raggiunto gli obiettivi che si erano prefissi. Nonostante la riduzione del payout e l’aumento della tassazione, il gioco non è stato disincentivato, come confermano le cifre della raccolta che ha continuato a crescere. Questi interventi hanno ottenuto, piuttosto, l’effetto di spingere i giocatori verso il gioco online o forme di gioco non autorizzate».
Le istanze della categoria
Emmanuele Cangianelli, presidente della Egp, Esercenti giochi pubblici, aderente alla Fipe (Federazione dei pubblici esercizi), ha reso noto che: «Più del 59% del contributo all’erario da parte del gioco legale arriva dai punti generalisti, come le tabaccherie o i bar. E già oggi c’è un’integrazione con il gioco online per cui il consumatore utilizza entrambi i canali in totale continuità tra un negozio e un sito Internet. Quindi, serve produrre strumenti normativi pensati in una logica unitaria in modo da mantenere anche l’attrattività delle reti distributive fisiche. Anche nell’ottica della prevenzione delle dipendenze».
Il presidente di Sapar, Domenico Distante, sollevando la questione dell’atteggiamento avverso del mondo bancario, ha lamentato che le imprese del settore abbiano difficoltà perfino di aprire un conto corrente solo perché operano in questo settore: «Possibile che la politica non abbia trovato una soluzione per risolvere questo problema, che ha già provocato la chiusura di piccole imprese e rischia di provocarne altre. Imprese che operano per conto dello Stato. E che sono viste, invece, come se fossero dei fuorilegge».
Massimiliano Pucci, presidente di Astro, associazione aderente a Confindustria, ha
dichiarato: «Sono 25 anni che giro l’Italia dicendo che la domanda di gioco è anelastica. E che togliendo l’offerta di gioco legale non si sarebbe ridotta la domanda. Ma si sarebbe semplicemente dato spazio a quello illegale. Oggi vediamo che riducendo l’offerta di gioco fisico, soprattutto gli apparecchi, i giocatori si sono spostati verso il gioco online, spesso illegale».
Il presidente di Acadi, Geronimo Cardia, ha voluto sottolineare che, «non si tratta di fare una cortesia a chi rappresenta le imprese del settore ma di tenere presente l’interesse pubblico. La rete generalista non ha solo un peso in termini numerici. Ma svolge anche un ruolo di presidio territoriale. Perché è presente, con un’attività legale, in migliaia di comuni d’Italia. Combatterle significa non tutelare il giocatore e lasciarlo in mano a chi ha interessi illegali».
Le posizioni della politica
è stata eletta consigliere in Trentino Alto Adige: «Grazie a una norma voluta dalla precedente giunta di centro-sinistra, abbiamo avuto la chiusura di una quarantina di sale con 200 dipendenti. Che sono rimasti senza un lavoro proprio quando è scoppiata la crisi energetica. Con pesanti conseguenze sui redditi delle famiglie. È necessario che il riordino riesca a omogeneizzare le norme per tutti i settori e in tutti i territori. Quindi, anche il distanziometro, per esempio, dovrà basarsi su criteri uguali per tutti e dappertutto».













