In fiamme la discarica di rifiuti indifferenziati a Malagrotta

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Malagrotta

L’incendio della più grande raccolta dei rifiuti di Roma potrebbe avere grosse conseguenze sulla salute dei cittadini. L’incidente ripropone il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani

La discarica di Malagrotta è il principale sito di stoccaggio a lungo termine dei rifiuti solidi urbani indifferenziati della Città di Roma e di parte della sua Provincia. È situata nella periferia ovest della Capitale, nella tenuta di Malagrotta, dalla quale prende il nome. Misura 240 ettari e recepiva, prima della sua chiusura, 4000 tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno.

 

L’incendio della Vigilia di Natale

Intorno alle 15:30 del 24 dicembre si è sviluppato un grosso incendio nella discarica di Malagrotta: ci sono volute molte ore per spegnerlo. Le operazioni dei vigili del fuoco sono andate avanti per tutta la notte e si sono concluse del tutto solo intorno alle 10 di mattina del 25. Le cause non sono ancora chiare. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per incendio doloso, alla luce della prima informativa trasmessa dai vigili del fuoco. Il procuratore Giovanni Conzo, della Procura della Repubblica di Roma del pool dei reati in materia ambientale ha aperto un fascicolo, contro ignoti, con l’ipotesi di reato di incendio doloso.

L’ordinanza del sindaco

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha pubblicato un’ordinanza che vieta, in via precauzionale, l’attività sportiva nel raggio di 6 chilometri dalla discarica, chiedendo in generale di limitare le attività all’aperto nella zona e di tenere chiuse le finestre. Dopo l’incendio si è vista un’intensa nube di fumo uscire dall’impianto provocata dai rifiuti che bruciavano, ma le autorità ambientali non hanno ancora diffuso informazioni precise su eventuali effetti negativi per la qualità dell’aria.

Una cava in disuso

In origine il sito era una cava dismessa, di fatto un’enorme buca che per quarant’anni aveva ricevuto oltre 4.000 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati di Roma e da alcuni comuni limitrofi. Il problema principale di questa discarica erano quelli non trattati, contravvenendo la normativa europea in materia. La buca poi era stata riempita ed era salita oltre il livello del terreno, costituendo una serie di colline. Il perimetro del sito era circondato da paratie isolanti, non sempre alte a sufficienza, e sopra i cumuli di rifiuti rovesciato uno strato di terra per limitare i miasmi.

La chiusura della discarica

La discarica è stata chiusa il 1º ottobre 2013 dal sindaco di Roma Ignazio Marino e dal governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Già dal 2007 aveva ricevuto richiesta di chiusura a seguito delle indicazioni dell’Unione europea e delle sanzioni ricevute. Per rimettere in sicurezza l’area della discarica a marzo di quest’anno sono stati stanziati dal Governo 249 milioni, necessari per due diverse operazioni di messa in sicurezza. La discarica, nel giro di quattro anni, sarebbe dovuta tornare in servizio utilizzando i finanziamenti europei del fondo per lo sviluppo e la coesione.

La prima parte della messa in sicurezza prevede di chiudere l’area con una copertura provvisoria, detta capping, per evitare che nuove piogge vengano a contatto con i rifiuti. L’acqua piovana, infatti, filtrando nel terreno e nei rifiuti accumulati crea percolato, un liquido inquinante che contamina il terreno e che è necessario contenere. La seconda fase prevede invece che l’area venga circondata da un sistema di paratie plastiche lungo tutto il perimetro che isolino la discarica ed evitino contaminazioni dei terreni circostanti.

Il sito è utilizzato ancora per il Tmb

Successivamente alla chiusura è, però, ancora usata per il trattamento dei rifiuti indifferenziati. MalagrottaDei due impianti che lo facevano, uno è bruciato nell’incendio dell’anno scorso, e l’altro in quello avvenuto tra domenica e lunedì. Gli impianti che separano e trattano i rifiuti indifferenziati sono i cosiddetti Tmb (Trattamento meccanico biologico): separano la cosiddetta frazione umida (i rifiuti organici) da quella secca (metalli, carta, plastiche e vetro). Tuttavia, da notare che questo processo non conclude il ciclo che prevede ulteriori trattamenti per il riciclo.

L’incendio ha colpito il Tmb

Quello che è bruciato nel recente incendio è il Tmb1, risparmiato in quello dell’anno scorso. Si tratta di un’area di stoccaggio di circa 14mila metri quadrati e ancora non si sa quanto sia danneggiato. L’assessora all’Ambiente di Roma, Sabrina Alfonsi, ha dichiarato che il TMB1 riceve 650 tonnellate di rifiuti al giorno e lo ha definito l’impianto più importante della Città. Al momento non sono annunciati piani per rimpiazzarlo, né si conosce l’entità del danno e quindi per quanto tempo dovrà restare inagibile.

Preoccupazione da parte dei cittadini per un sistema già fragile

L’incendio rischia di destabilizzare il ciclo di raccolta dei rifiuti nei giorni più critici delle festività natalizie. L’amministrazione locale lavora alla ricerca di soluzioni, quali ad esempio lo smaltimento fuori Regione per contenere l’emergenza. Una situazione difficile per un sistema già fragile che rimarrà tale fino all’entrata in funzione del termovalorizzatore nel 2026. È del mese scorso l’annuncio del sindaco Gualtieri della gara del nuovo termovalorizzatore di Roma nella zona di Santa Palomba. Purtroppo, però, prima di tale data, bisognerà gestire una emergenza tutt’altro che facile.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Roma Today, Sabrina Alfonsi, Avvenire

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