A cosa serve andare a scuola?!?

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L’attuale sistema scolastico perde ogni anno il 12% dei suoi utenti. Un saggio sulla scuola del sociologo Giacomo Zucchelli che spiega perché

 

A cosa serve andare a scuola? Se lo chiede Giacomo Zucchelli, sociologo – formatore orientatore e insegnate. La risposta che si è dato è un saggio di circa 180 pagine in cui si affrontano diversi argomenti che servono a trovare un’utilità sociale dell’istituzione “scuola”.
Un libro che parla a tutti, agli addetti ai lavori, ai politici, ai genitori e agli studenti.
Una critica all’attuale sistema scolastico che perde ogni anno il 12% dei suoi utenti: una falla che non si riesce a tappare, visto che è costante nel tempo. E questo 12% sono “ragazzi e ragazze che non capiscono il motivo per cui devono studiare, che vorrebbero fare altro. Credono di stare gettando al vento il loro tempo”.

Il quesito

Di fronte a questa situazione la domanda che si pone l’autore è: perché tutti dovrebbe andare a scuola? E qual è la funzione della scuola oggi? Per arrivare alla risposta a questa domanda ne esce una trattazione che attraversa esperienze personali, ma anche la storia della scuola, i conflitti generazionali, analizza le proposte politiche per l’istruzione e la gestione che c’è stata durante la pandemia.

La scuola, per Zucchelli, è il punto centrale della crescita di una comunità, dove si forma il senso di comunità, e non solo lavoratori. Ma la scuola, rispetto al Mondo che la circonda si è fermata. Ha visto qualche piccola riforma, ma è la stessa, come struttura, di quella che cento anni fa disegnò Giovanni Gentile. Una scuola distante dai ragazzi e dalle ragazze di oggi che invece dovrebbero essere “al centro della scuola (…), un luogo dove i ragazzi e le ragazze crescono”.

Il senso di comunità

“Una comunità di bambini e bambine, di ragazzi e di ragazze, che condividono esperienze, e che crescono attraverso esse. Oltre ad essere una comunità di insegnanti (e non solo di insegnanti, ma anche di tutto il personale che ci lavora) che condividono esperienze lavorative. Ed è, quindi, la somma di queste due comunità che interagiscono e si fondono tra di loro”. E ancora “una comunità è un insieme di persone che condividono esperienze, valori, aspettative, bisogni. Ma anche timori, paure”.

Di conseguenza per Zucchelli non è possibile slegare le riforme della scuola dal contesto sociale, da una visione del Mondo che non può solo essere solo il reddito il lavoro, ma anche il benessere sociale. Il luogo dove si tramandano i valori su cui si fonda una comunità: “La socializzazione è la componente più importante della scuola”. In cui “si cresce insieme, prima ancora di imparare”. Per questo è necessario passare da una scuola dell’obbligo (“non conosco nessuno che faccia volentieri qualcosa che è obbligato a fare”) a una dell’impegno in cui “tutti i ragazzi e le ragazze dovrebbero impegnarsi a frequentare il sistema scolastico/formativo fino al compimento dei 18 anni”.
Questa è la scuola che Zucchelli vorrebbe, una “scuola dove tutti vadano volentieri, dove le classi diventino luogo di crescita … Una scuola accogliente, bella, sicura, tecnologia, con radici nella società in cui vive, ma che guardi in avanti, senza paura”.

L’autore

Giacomo Zucchelli, classe ‘73, formatore, orientatore e docente, una vita passata ad insegnare ai ragazzi che avevano abbandonato la scuola, ad aiutarli a trovare non solo il lavoro ma anche un riscatto, pubblica in questi giorni un saggio sulla scuola.
Perché questo libro? “la mia generazione è cresciuta senza chiederlo. Noi andavamo a scuola non perché si doveva, ma perché avevamo visto i nostri nonni che non ci erano potuti andare e avevano fatto di tutto per mandarci i nostri genitori, oppure avevamo visto i nostri nonni andarci e aver cambiato la vita loro, dei nostri genitori e nostra. Per noi andare a scuola era la spinta a migliorarsi. Oggi i ragazzi vedono i loro genitori faticare, leggono sui giornali che gli stipendi, in Italia sono fermi al 1990, e chiedono perché si devono laureare e studiare per 16/20 anni per uno stipendio uguale a chi non studia. Ho provato a spiegare quindi ai ragazzi e alle ragazze che incontro in classe che la scuola è soprattutto socializzazione (cosa che chi ha gestito il lockdown ha eliminato creando danni incalcolabili) e serve a creare una comunità e che da questo si deve ripartire”.

 

Ginevra Larosa

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