Superbonus, la Camera italiana dà il via libera, è legge

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Superbonus

Meloni dice no al redditometro firmato dal vice ministro Leo. «Nessun Grande Fratello fiscale sarà mai introdotto da Fratelli d’Italia»

 

La Camera ha approvato, con 178 voti favorevoli e 102 contrari, il decreto superbonus. Il testo, che non ha subito ulteriori modificazioni rispetto a quelle apportate dal Senato, è quindi definitivo ed è atteso a breve in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento restringe l’ambito di applicazione dell’esenzione, prevista dalla legislazione vigente, dal generale divieto di esercizio dell’opzione per la cessione o per lo sconto in luogo delle detrazioni fiscali.

Soluzioni previste

Detrazioni in 10 anni

Le detrazioni relative a spese sostenute nel 2024 relative al superbonus, bonus barriere architettoniche e sisma-bonus (compreso quello acquisti) sono ripartite in 10 quote annuali, anziché in 4/5 come oggi previsto.

Compensazione dei contributi per banche e assicurazioni

Per le banche dal 2025 non è più possibile compensare i crediti del superbonus con debiti previdenziali. La norma, che vale anche per gli istituti finanziari, non tocca invece le persone fisiche. La violazione di questa norma determina il recupero del credito indebitamente compensato e dei relativi interessi, oltre all’applicazione di una sanzione.
per le ristrutturazioni, il bonus scende al 36% dal 2025 e poi al 30% dal 2028 al 2033.

Fondo per interventi in aree terremotate

Istituito un fondo con dotazione pari a 35 milioni di euro per il 2025, finalizzato a riconoscere un contributo a favore dei soggetti che sostengono spese per interventi da superbonus (sia energetici che antisismici) su immobili danneggiati da eventi sismici verificatisi dal 1° aprile 2009, diversi da quelli localizzati in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Inizio e fine lavori

Per quanto riguarda le cosiddette Cilas dormienti (comunicazione di inizio lavori asseverata), il decreto va a depotenziare le comunicazioni di inizio lavori per il superbonus presentate entro il 16 febbraio 2023, ossia la data individuata dal decreto blocca cessioni di un anno fa (Dl 11/2023).

Le imprese che intendono fruire del credito d’imposta sono tenute a effettuare obbligatoriamente una comunicazione ex ante e una ex post. Sono tenute alla comunicazione ex ante – cioè a indicare le previsioni sugli investimenti e il presunto riparto negli anni del credito da maturare – tutte le imprese che intendono effettuare investimenti dal 30 marzo 2024. La comunicazione ex post è invece obbligatoria anche per gli investimenti effettuati dal 1 gennaio 2023 al 29 marzo 2024 e dovrà invece indicare gli investimenti effettivamente realizzati aggiornando i dati della ex ante.

Obbligo di conferma

Introdotto anche l’obbligo di confermare la prenotazione da parte delle imprese. Attualmente la norma prevede che le imprese presentino un progetto di investimento certificato, indicando i valori presunti di incentivo che non potranno essere aumentati ma Superbonussolo ridotti. Questo può indurre le imprese a sovrastimare gli importi, con conseguenti pesanti implicazioni: una volta presentata la comunicazione ex ante, il Gse (Gestore dei servizi energetici) avrebbe “riservato” l’intera somma richiesta, se disponibile. Senza un termine entro il quale effettuare gli investimenti o dichiarare l’eventuale riduzione o la rinuncia le risorse sarebbero rimaste bloccate. L’emendamento risolve questo problema prevedendo che entro 30 giorni dalla conferma della prenotazione da parte del Gse, le imprese debbano comunicare l’effettuazione degli ordini accettati dal venditore, con pagamento di un acconto di almeno il 20%, sia per i beni strumentali trainanti sia per la componente rinnovabile, pena la decadenza dal beneficio.

Crediti a prezzi stracciati

Prevista anche una norma anti-usura. Banche, assicurazioni e intermediari che abbiano acquistato i crediti a un corrispettivo inferiore al 75%, a partire dal 2025 dovranno applicare a queste rate la ripartizione in sei quote annuali. Le rate dei crediti risultanti dalla nuova ripartizione non possono essere ripartite ulteriormente, oppure cedute. La norma vale per i crediti generati a partire da maggio 2022. I nuovi obblighi non scattano se banche e intermediari hanno acquistato i crediti a un corrispettivo pari o superiore al 75% dell’importo delle detrazioni e ciò è attestato con dichiarazione sostitutiva. Va precisato che i prezzi di mercato, per le banche, sono stati superiori alla soglia indicata dalla legge (attualmente all’85% circa).

Fondo per gli interventi rimasti senza cessione del credito

Arriva un fondo con dotazione pari a 100 milioni di euro per il 2025, finalizzato a riconoscere un contributo a favore delle Onlus, delle Organizzazioni di volontariato (Odv) e delle Associazioni di promozione sociale (Aps) per l’esecuzione di interventi di riqualificazione energetica e strutturale realizzati su immobili iscritti nel patrimoniale e utilizzati direttamente per lo svolgimento dell’attività degli stessi.

Redditometro

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione del decreto ministeriale sul cosiddetto “redditometro” che tra lunedì e martedì aveva suscitato la contrarietà di Lega e Forza Italia. Il decreto, firmato il 7 maggio dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, avrebbe introdotto nuove regole per far funzionare il vecchio strumento dell’Agenzia delle Entrate per comparare le spese di un contribuente con il suo reddito dichiarato, e così individuare eventuali somme evase nel caso di incoerenza tra i due valori.

«Nessun Grande Fratello fiscale sarà mai introdotto da Fratelli d’Italia, dal centrodestra, da questo Governo», ha affermato Meloni in un video diffuso dal proprio profilo su Instagram. «Noi siamo sempre stati contrari a meccanismi invasivi come il redditometro applicati a persone oneste e la nostra posizione non è cambiata». Il redditometro è sempre stato contestato da parte della destra e in generale non è mai stato particolarmente popolare, perché ritenuto lesivo della privacy dei cittadini e delle cittadine.

Il nuovo decreto ministeriale avrebbe introdotto 56 voci specifiche di spesa tracciabili dall’Agenzia, tra cui quelle per l’abbigliamento, i generi alimentari, il costo del mutuo o dell’affitto, le bollette, le spese per i mezzi di trasporto di proprietà (rate della macchina o costo dell’assicurazione), ma anche quelle per l’acquisto di borse e valigie, o il pagamento di alberghi e ristoranti.

 

Ginevra Larosa

Foto © Openpolis, M5S, Studio Favari, diDominio

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