Tregua a Gaza, pronta la delegazione di Israele

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Tregua

Mentre si cerca un accordo, l’Ong Peace now afferma che lo Stato ebraico ha approvato la costruzione di 5.300 nuove case in Cisgiordania

Sembra esserci speranza per un accordo sul cessate il fuoco e sugli ostaggi a Gaza. L’ufficio del premier Benyamin Netanyahu, per conto del Mossad, ha fatto sapere che i mediatori dell’intesa hanno trasmesso a Israele la proposta di Hamas sulle linee generali dell’intesa che conterrebbe importanti passi avanti.

Il premier ha informato telefonicamente il presidente Usa, Joe Biden, «della sua decisione di inviare una delegazione per proseguire i negoziati per il rilascio degli ostaggi» Ma non è ancora chiaro dove si terranno i colloqui. Un alto funzionario ha poi riferito che nell’incontro con i negoziatori, il capo di Governo «ha sottolineato ancora una volta che la guerra finirà solo dopo aver raggiunto tutti i suoi obiettivi, e non un attimo prima». L’accordo che si sta delineando preserva infatti per Israele la possibilità di tornare in guerra, qualora nella prima fase non si raggiungano accordi sulla seconda fase.

Ma nel frattempo, la guerra non dichiarata tra Israele e Hezbollah scivola ogni giorno di più verso una escalation militare totale. Hezbollah ha lanciato oltre 200 razzi in direzione di Israele e l’Idf ha risposto con un contrattacco nel sud del Libano.

Un passo avanti?

Hamas però non cede sulla richiesta di un cessate il fuoco permanente e sul ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza. Lo riporta il portale libanese Al Mayadeen, considerato vicino a Hezbollah, che pubblica alcuni dettagli sulla risposta di Hamas all’ultima proposta di accordo per una tregua in cambio del rilascio di ostaggi, su cui è in corso una valutazione da parte dei funzionari israeliani. Le modifiche proposte da Hamas non inciderebbero sullequestioni essenzialidell’intesa. Oltre a insistere su tregua permanente, ritiro dell’Idf e ritorno degli sfollati nelle loro case, Hamas si rifiuterebbe di riconoscere un diritto di veto a Israele sui prigionieri palestinesi da rilasciare dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Flessibilità verrebbe invece mostrata sulla clausola 8 della proposta, riguardante i negoziati da svolgere durante la prima fase di sei settimane della tregua, e 14, sul passaggio dalla fase uno alla fase due dell’intesa.

Erdoğan: «Il mondo islamico collabori per fermare Israele»

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha affermato che il mondo islamico dovrebbe adottare immediatamente iniziative e lavorare assieme per fermare Israele, durante un incontro con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, nella Capitale del Kazakhstan, Astana, in occasione del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

Cisgiordania

Mentre si cerca un accordo di tregua per la guerra nella Striscia, l’Ong Peace now che monitora la situazione israeliana, afferma che il Governo dello Stato ebraico ha Tregua a Gazaapprovato piani per la costruzione di quasi 5.300 nuove case in Cisgiordania. Si tratterebbe dell’ultima mossa di Israele per rafforzare i propri insediamenti con l’obiettivo di consolidare il controllo israeliano sulla Regione e impedire la creazione di un futuro Stato palestinese. Nel dettaglio il Consiglio superiore di pianificazione del Governo avrebbe approvato o fatto avanzare piani per 5.295 case in decine di insediamenti. Il Cogat, l’organismo della Difesa israeliana che supervisiona il consiglio di pianificazione, avrebbe inviato le domande all’ufficio di Netanyahu, che non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

Allarme dell’Oxfam

Il ministero della Salute della Striscia, gestito dal gruppo militante palestinese, ha riferito che il bilancio dei morti a Gaza ha superato i 38 mila. Precisando che dall’inizio della guerra almeno 38.011 hanno perso la vita.

“L’ultimo ordine di evacuazione emesso da Israele, che impone a 250 mila persone di abbandonare la zona orientale di Khan Younis, viola la convenzione di Ginevra ed è in contrasto con diverse disposizioni del diritto internazionale umanitario. Non viene garantito alcun corridoio umanitario sicuro per gli sfollati in fuga, né viene fornita indicazione di una destinazione finale, dove decine di migliaia di persone senza più niente possano trovare cibo e sicurezza”. È l’allarme lanciato da Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo) di fronte a una catastrofe umanitaria che rischia di precipitare ulteriormente. La cosiddetta “zona umanitaria individuata per gli sfollati – ossia probabilmente quella costiera di Al-Mawasi – è infatti attualmente una delle più densamente popolate al Mondo, dove si sopravvive a stento con pochissimo cibo, senz’acqua, servizi medici e ripari sufficienti”.

«Nell’area, definita sicura, continuano poi a susseguirsi attacchi che rendono quasi impossibile l’aiuto umanitario, provocando ancora morti tra la popolazione civile. Il nostro personale al lavoro nell’area ci dice che negli ultimi giorni i bombardamenti si sono intensificati, che le persone non hanno niente per vivere, costrette ad accamparsi per strada, senza il minimo accesso a servizi igienici adeguati. In queste condizioni il rischio di diffusione di malattie è altissimo», ha dichiarato Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. «Spingere altre centinaia di migliaia di persone verso questa “trappola mortale” è disumano ed è l’ennesima violazione del diritto internazionale umanitario».

 

Ginevra Larosa

Foto © CNN, Al Jazeera, GZero Media

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