L’arte, le sfide e le peculiarità di due figure eterne
Il secondo giorno a Venezia ha visto i riflettori puntati su Angelina Jolie protagonista di Maria, il film di Pablo Larraín in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, un kolossal internazionale che racconta con maestria la più grande cantante lirica di sempre.
Angelina Jolie interpreta Callas affiancata nel cast anche da Pierfrancesco Favino nel ruolo del maggiordomo Ferruccio e Alba Rohrwacher che interpreta Bruna la femme de chambre della cantante.
Dai gusti punk all’opera
«Il problema è sapere di essere stata abbastanza brava per gli appassionati di Callas e dell’opera. Ero piuttosto punk, amavo tutti i generi musicali ma ascoltavo i Clash, crescendo è arrivata la musica classica e l’opera. Ma quando la tua vita è piena di dolore e disperazione a un certo momento ci sono alcuni suoni che toccano meglio questi sentimenti, c’è un suono che spiega ogni stato d’animo», confida in conferenza stampa Jolie.
Candidamente confessa di non aver mai cantato prima di questo film, nemmeno al karaoke.

«Mi sono avvicinata alla Callas ascoltandola. Ho fatto pratica per sette mesi perché quando si lavora con Pablo Larraín non si fa nulla a metà», prosegue Jolie.
L’attrice si è immersa nella musica dell’artista e nella sua opera creando un legame del tutto personale. «Mi sono avvicinata alla sua parte più delicata, condividendo la sua vulnerabilità».
L’amore per l’opera
«Ho avuto la fortuna di crescere frequentando per molti anni il teatro dell’opera di Santiago con la mia famiglia. E l’ho adorato fin dalla giovane età. Sono cresciuto con questa presenza di una cantante con la voce di un angelo, così ho avuto voglia di conoscere qualcosa di più sulla sua vita. Dopo aver fatto Jackie e Spencer sembrava il finale giusto per questo processo di questi tre film», spiega Larraín.

Dal film emerge l’emozione oltre la tecnica, l’espressione al di là dell’aspetto esteriore.
«Ho scoperto che c’era sempre un ponte di relazione tra Maria Callas e il personaggio che interpretava. Questo film è su qualcuno che diventa parte del Mondo. L’opera è una forma di trascendenza ed è una forma di espressione di emozioni che non puoi dire con le parole», conclude il regista.
Leopardi, poeta dell’infinito
La poesia, l’ispirazione e il carattere di un poeta unico. Conosceremo Giacomo Leopardi sotto un profilo completamente diverso rispetto alla figura studiata sui banchi di scuola. Presentato Fuori Concorso alla Biennale del cinema di Venezia, Leopardi – Il poeta dell’infinito, di Sergio Rubini è la miniserie Rai che racconta la vicenda umana e storica del grande poeta Giacomo Leopardi.
Al di là delle parole
Una grande produzione in costume, ambientata e girata tra la natìa Recanati, le Marche, Bari e la Puglia, Mantova, Torino, Roma, Napoli e Bologna. La serie restituisce alle nuove generazioni un ritratto inedito ma storicamente coerente del celebre poeta.
Un genio in grado di incendiare con i suoi versi non soltanto passioni amorose ma anche ideali politici. Un poeta libero e avverso al compromesso che ha sfidato il tempo, l’invasore austriaco, la Chiesa e gli stessi fondatori del nascente Stato italiano.
Cast e produzione
Il protagonista è Leonardo Maltese che interpreta Giacomo Leopardi, accanto a lui Alessio Boni che impersona l’austero padre, il Conte Monaldo Leopardi, Valentina Cervi nei panni della madre Adelaide Antici, Giusy Buscemi che interpreta l’amata Fanny Targioni Tozzetti, ovvero l’amore irraggiungibile che leggiamo nei suoi versi. Cristiano Caccamo è l’amico Antonio Ranieri e Alessandro Preziosi è Don Carmine.
La coproduzione Rai Fiction – Ibc Movie – Rai Com, scitta da Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini, Sergio Rubini andrà in onda in due serate il 16 e 17 dicembre su Rai 1.
Leopardi, un giovane contemporaneo
«Leopardi è forse il poeta più vicino ai giovani, perché è il poeta del dissidio. Questo nichilismo va in dissidio con la sua anima vitale che viene fuori dalla serie. Emerge la voglia di vivere e non il Leopardi sempre triste. È il poeta del quotidiano che si scontra con l’Universo. Un lavoro profondo in cui l’interpretazione è andata al di là, immedesimandosi in un clima storico», spiega Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction.

La serie è il risultato di un importante lavoro produttivo per far emergere una figura che si discosta totalmente dall’immagine di un ragazzo attorcigliato sui libri che ha accompagnato il pensiero di tutti. L’obiettivo era scavare dove finora nessuno l’ha fatto per tirare fuori aspetti sconosciuti, incendiare animi su tematiche anche politiche.
«Abbiamo approfondito con gli sceneggiatori e scoperto una persona intellettuale, multiforme, spregiudicata, un ragazzo diverso da quello che abbiamo conosciuto a scuola. È una figura tirata perennemente dalla giacchetta con l’intento di farlo diventare un nichilista. Aveva un pensiero innovativo ma sfuggiva da qualsiasi etichetta e noi abbiamo voluto raccontare proprio il suo pensiero con l’obiettivo di divulgarlo», spiega il regista Sergio Rubini.
Il prodigio e le avversità
Giacomo Leopardi è stato un bambino prodigio, paragonabile a Mozart, ma anche un adolescente ostile ai genitori, proprio come un teenager moderno.
«C’è tanto amore in questo progetto la storia stessa rappresenta contemporaneità. È importante che il cinema si rinnovi e ho puntato tanto sulla televisione e sulla Rai perché rappresenta la nostra identità», conclude Rubini.

Poeta romantico, filosofo e pensatore politico, Giacomo è stato il primo esistenzialista della modernità.
«Era un poeta giovane, parlava del nostro dolore, dell’essere tranquilli nel nostro dolore e saperci stare. Amava la vita, sentiva la bellezza intorno a sé, ma anche l’inadeguatezza alla vita», precisa Leonardo Maltese.
«Ci siamo concentrati sul senso di amore fraterno, abbiamo lavorato sul sentimento. È un film d’amore ed è stato semplice lavorarci perché Sergio è un attore e ci mette passione in quello che fa», dice Cristiano Caccamo.
L’eternità della poesia
Leopardi ha scritto versi che restano impressi nell’eternità e il suo pensiero va oggi di pari passo al nuovo millennio. Non dimentichiamo che, come un astuto Cyrano de Bergerac, attraverso la sua penna ha unito l’amico Ranieri alla bella Fanny.
L’essere incompreso
«Lo spettatore quando vede il film coglie la manipolazione Leggendo lo Zibaldone mi sono resa conto di come Giacomo vedesse la madre. Era una donna anaffettiva, pazza, schiava della sua cristianità bigotta. Viveva in una gabbia in cui aveva messo se stessa e gli altri. Fece un matrimonio di passione e amore, a differenza di quel che accadeva al tempo», ricorda Valentina Cervi.
Attraverso la serie abbiamo la possibilità di scoprire il percorso biografico di una figura accattivante, controcorrente, amata e osteggiata dai suoi contemporanei ma estremamente attuale in grado di scuotere ed emozionare le sensibilità.

«Va a scavare l’infinitesimale che abbiamo tutti quanti noi oggi. Leopardi è una persona giovanile straordinaria. Voleva la ricerca della verità che è una cosa che dà fastidio a tutti. È sempre stato coerente con il suo pensiero. Il mio personaggio è un padre che doveva sposare un’altra persona e sposa per amore Adelaide, al tempo questo era raro accadesse un fatto simile. Chi ama troppo il proprio figlio, spesso lo sacrifica al proprio io, dice Alda Merini. Monaldo è uno storico e pensatore e ha invidia nei confronti del figlio, ma anche amore incredibile», afferma Alessio Boni.
Raccontare qualcosa di diverso
«Fanny è l’unica poesia d’amore consegnata alla storia come l’unica donna che si è presa gioco di lui. Ogni cosa amata ci è stata consegnata sul set. Scoprire insieme la regalità della parola, il battito sempre accelerato. Fanny rifiuta Giacomo e ama Antonio, il suo migliore amico. È l’attesa del desiderio che si porta dietro la malinconia e il desiderio di desiderare», sottolinea Giusy Buscemi.

«Sono moralmente grato a Sergio perché il personaggio che ho interpretato si è trovato nel mio stesso percorso personale, la fede in convinzioni e nel mistero che allunga e rende inquieta la vita. Sul set ho cercato di raccontare il mistero. La religione non permetteva di decifrare quel che un giovane aveva dentro di sé», rivela Alessandro Preziosi.
Valorizzare un talento
«Il mio è un personaggio meraviglioso, raccontare l’uomo devoto al talento. Davanti al talento bisogna fare di tutto perché si sviluppi. Giordani era uno scrittore ma quasi un padre per Giacomo, solo libero dal possesso. Ho provato a raccontare insieme a Sergio l’indispensabilità di essere libero. Credo che la poesia sia eterna e grazie alla poesia possiamo riprenderci dalle nostre miserie», afferma Fausto Russo Alesi.
Alessandra Caputo
Foto Venezia © Giorgio Zucchiatti, La Biennale di Venezia, Foto ASAC
Foto Maria © Pablo Larra













