In concorso a Venezia 81, il primo film del regista spagnolo girato in lingua inglese
I giorni della Mostra del cinema di Venezia sono nel vivo, tanti i titoli che stanno attirando l’attenzione di pubblico e critica. Il 2 settembre è la giornata di Pedro Almódovar che per la prima volta ha girato un lungometraggio in lingua inglese. The Room Next Door, in concorso all’81ª Mostra del cinema di Venezia, scritto e diretto da Pedro Almódovar, è tratto dal romanzo “Attraverso la vita” di Sigrid Nunez e vede protagoniste sono Tilda Swinton e Julianne Moore, accanto a loro John Turturro, Alessandro Nivola, Juan Diego Botto, Raúl Arévalo, Victoria Luengo, Alex Hogh Andersen, Esther McGregor, Alvise Rigo, Melina Matthews.
La stanza accanto è il titolo con il quale Warner Bros. Pictures distribuirà il film nelle sale cinematografiche italiane il 5 dicembre.
Questa storia è un melodramma dove la parola ha la sua parte fondamentale, d’altronde come in ogni film di Pedro Almodovar dove l’elemento narrativo principale è proprio il racconto attraverso le voci degli attori.
La forza dell’amicizia
The Room Next Door – La stanza accanto punta l’attenzione sulla bellezza della rinascita di un’amicizia, in una situazione intima ed estrema. Martha sta per morire e l’amica Ingrid imparerà a riconoscere e accettare la morte che non viene vista come la fine di ogni cosa. Le persone non muoiono del tutto.
«Il film parla dell’amicizia ritrovata dalle due donne che si sublima in un’emozione simile all’amore, ma senza gli inconvenienti dell’amore, nel corso delle settimane in cui condividono la Casa del Bosco, un luogo che si trova, come un limbo, tra l’esistenza reale e l’aldilà», descrive il regista.
Sinossi
Ingrid (Julianne Moore) Martha (Tilda Swinton) sono state grandi amiche in gioventù. Lavoravano per la stessa rivista, poi Ingrid è diventata scrittrice di autofiction e Martha corrispondente di guerra. Dopo essersi perse di vista per molti anni, tornano a incontrarsi in una situazione estrema, eppure insolitamente dolce.
Girare un film in inglese
«Mi è servito il veicolo giusto per comunicare e l’ho trovato tra le pagine di un libro che è adattabile al cinema. Sono rimasto veramente legato a un capitolo in cui il personaggio di Julianne va in ospedale a trovare una sua amica, da lì ho sviluppato questa situazione: due donne di New York che appartengono a una generazione che conosco ma non è un’analisi della società americana. La lingua per me è estranea ma non è stata un problema. Hanno capito il tono con cui volevo raccontare questa storia», spiega Almódovar in conferenza stampa a Venezia.
La vita e la morte
Siamo abituati a parlare della vita ma non abbiamo le parole giuste per raccontare la morte.

«È difficile parlare della morte, sono nato in una Regione della Spagna, la Mancia, lì c’è una grande cultura sulla morte e visto che la cultura nella mia terra è molto più femminile che maschile, non ho una grande conoscenza della morte, al contrario di mia sorella. Sono più vicino al personaggio interpretato da Julianne su questo tema, non comprendo come qualcosa di vivo debba morire. Sono infantile nella mia percezione, sono immaturo. La morte è una cosa che non ho compreso completamente. Penso che ogni giorno in più che passa è un giorno in meno che ho da vivere e invece vorrei sentire di aver vissuto un giorno in più. Il personaggio di Julienne impara cosa significa vivere con la morte», confida il regista.

«Abbiamo parlato così tanto della vita e The Room Next Door tratta della vita. Cosa si può dire della morte? Quello che descrive il film è l’autodeterminazione, prendere la propria vita nelle proprie mani. Penso che questo film sia un trionfo, vuole essere una celebrazione. Mi sono sentita in relazione con il personaggio», rivela Tilda.
Empatia e complicità
Stare accanto a qualcuno senza bisogno di parlare, semplicemente esserci. Si accompagna nel dolore e nel piacere. La generosità di accompagnare qualcuno è una delle qualità più altruistiche in assoluto. Stare accanto in complicità silenziosa, solidale, umana, a volte è quanto di meglio possiamo fare per gli altri. Ingrid (Julianne Moore) impara a stare accanto incondizionatamente, accompagnando Martha (Tilda Swinton).

«Nel film di Pedro si sente una forza vitale, cosa significa avere amici. Mi ha emozionata questo personaggio che dice “sto con te”, è in quest’esperienza con quest’amica che la fa sentire ancora più viva, penso sia una lezione che tutti dobbiamo affrontare. Pedro riesce a impersonare così meravigliosamente tutto questo, comprendi di aver visto te stesso e anche gli altri esseri umani», sottolinea Julianne.
La visione ottimista che va oltre ciò che ci circonda
«È un film sull’empatia di Ingrid e sulla profonda amicizia. Parla di una donna agonizzante in un Mondo che è agonizzante. Cerco di essere ottimista. Una delle migliori romanziere, Almudena Grandes, ha dedicato uno dei suoi libri a me dicendo “Pedro allegria è la migliore resistenza, la felicità è il miglior modo di resistere”, significa che l’ottimismo è il miglior modo per resistere, sembra astratto ma è proprio così», prosegue il regista spagnolo.
L’eutanasia
«È un film a favore dell’eutanasia. Tu devi essere il padrone della tua stessa esistenza. In Spagna abbiamo una legge ma dovrebbe esistere in tutto il Mondo, dovrebbe essere regolamentato perché il medico dovrebbe aiutare il paziente», dichiara il regista.
L’amicizia femminile
«La cosa che mi è piaciuta del film è il rapporto di madre e figlia che vediamo di solito ma qui è l’amicizia femminile tra donne mature, il modo in cui ci rappresenta è così
inusuale e profondo che rappresenta il rapporto profondo con cui ricevo appoggio, ogni rapporto è fondamentale e il fatto che abbia scelto di rappresentare per elevare una storia d’amore ed è stato speciale per me e Tilda. Ogni giorno imparavo come Pedro vede le cose, i suoi film sono sempre stati pieni di umanità e vita, mi sento fortunata a essere stata scelta», sottolinea Julianne.
«Pedro è il maestro che è sempre stato. Ha quella freschezza e disciplina molto forte», conclude Tilda.
Alessandra Caputo
Foto © Giorgio Zucchiatti, ASAC (Biennale)













