L’Azienda agricola nata nella campagna romana per realizzare il sogno di una fattoria del futuro dove uomo e natura si armonizzano
L’acronimo Natura, Agricoltura e Arte racconta in tre parole il sogno di Beatrice Tomassi, una ventinovenne romana, creatrice dell’azienda Agricoltura NAGA.
Il suo progetto è ambizioso: tornare alle origini guardando al futuro e coniugando agricoltura e arte. L’obiettivo è di cambiare la concezione di fattoria nell’immaginario collettivo, dando un nuovo valore al mestiere del contadino. Senza nulla togliere all’idea del sacrificio legato comunque al lavoro della terra, Beatrice vuole sottolineare l’aspetto del prendersi cura della natura. Con questo obiettivo ha acquistato 13 ettari alle porte di Roma, a Formello, in una bellissima zona archeologica nel Parco di Veio dove già esisteva una azienda in regime biologico.
Di nonno indiano, all’età di 16 anni si è trasferita in Asia dove è entrata in contatto con ”l’origine del cibo”. Con un baccalaureato internazionale a Singapore e una laurea in Sviluppo Sostenibile nel Regno Unito ha deciso di viaggiare per conoscere progetti agricoli nelle diverse zone del Mondo. Ha quindi seguito un corso di permacultura, un metodo di progettazione di insediamenti urbani sostenibili che integra armoniosamente l’uomo con l’ambiente (abitazione, alimentazione, risorse naturali, relazioni umane e sociali).
Permacultura
La realtà profonda di NAGA si scopre proprio qui. La parola è una crasi tra i termini inglesi permanent culture e permanent agriculture. Ciò per dire che se una cultura
vuole vivere a lungo deve basarsi su una agricoltura sostenibile e un uso etico della terra. Cultura e non solo agricoltura perché le discipline coinvolte e integrate tra loro sono molteplici. Botanica, geologia, architettura, energie rinnovabili, zoologia, biologia, vengono tutte prese in considerazione. Principi etici alla base della permacultura o cultura della permanenza sono la cura per la terra, la cura per le persone e l’investimento di tempo, denaro e materiali che eccedono per realizzare i primi due.
L’obiettivo è progettare insediamenti duraturi, il più possibile simili a ecosistemi naturali, tramite il riconoscimento, l’utilizzo e l’armonizzazione delle componenti del paesaggio (morfologia, clima, terreno, acqua, vegetazione, animali) sviluppando rapporti di sostegno reciproco tra gli elementi dell’ambiente e i bisogni delle persone e basandosi su uno stile di vita “non predatore” e “non parassitario”. Il risultato è un sistema di grande valore estetico, produttivo, e sostenibile nel tempo, con bassi costi di manutenzione.
NAGA e la cultura della permanenza
Il modello di fattoria che Beatrice sta realizzando con grande passione e impegno adotta questo approccio unico all’agricoltura integrata utilizzando una serie di tecniche agricole etiche in combinazione con l’amore per l’arte e il design. La sua prima operazione in questa direzione è stata la rigenerazione del terreno impoverito: ha migliorato la salute del suolo, ha aumentato la biodiversità e ha rinforzato l’ecosistema. Per questo sta attirando anche larve e insetti benefici utili per l’impollinazione e per mantenere sano il sottosuolo. L’acqua per esempio è gestita da un programma di sensoristica, xFarm.
Una volta pronto il laboratorio di trasformazione Beatrice lavorerà i prodotti in azienda
puntando su disidratazione ed essicazione che hanno minore impatto rispetto alla produzione di conserve. Poi arriveranno arnie per il miele, galline per le uova e una stalla per i cavalli. La costruzione del laboratorio è affidata per essa agli studi di bioarchitettura per avere strutture esteticamente belle, integrate nel territorio e nei canoni della bioedilizia.
La bioarchitettura è infatti volta a preservare l’ambiente riducendo l’impatto negativo su quest’ultimo. La gestione dell’edificio sfrutterà energie pulite, scegliendo materiali naturali anche in funzione dei vincoli geografici, puntando anche al benessere termico, acustico, visivo e igrotermico.
NAGA sta già vendendo al panificatore romano Bonci il farro monococco, il più antico dei cereali antichi che rischiava di essere dimenticato. Il farro è coltivato insieme ai frutteti di gelsi, pesche, cachi, mele e mandorle, tutti prodotti autoctoni. Il prossimo progetto è la realizzazione di un orto sperimentale. Il lavoro a stretto contatto con la natura è volto a ottenere prodotti freschi, biologici e sani a impatto minimo sull’ambiente. I prodotti di altissima qualità contribuiscono a creare bellezza. E si può dire che l’azienda “coltiva” anche l’artigianalità. Realizza infatti ceramiche artigianali che incarnano la maestria e l’amore per l’arte, creando anch’esse bellezza.
Veronica Tulli
Foto © Autosufficienza, RomaToday, Today













