Capitale italiana della Cultura, Agrigento sostituisce Pesaro

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Capitale italiana della Cultura

Un ricordo al tenore Mario Del Monaco seppellito nel cimitero centrale della Città marchigiana

All’Auditorium Scavolini di Pesaro si è svolto il passaggio di testimone da Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024 ad Agrigento che nel 2025 prenderà il suo posto con la sua antica storia. Un momento simbolico e significativo, che segna l’avvio di un viaggio tra storia, arte e tradizione nel cuore del Mediterraneo. Il sindaco della Città marchigiana, Andrea Biancani, consiglia l’omologo del Comune siciliano, Franco Miccichè di «coinvolgere i cittadini, altrimenti da solo non ce la fai». Ed è proprio questo il segreto del successo di Pesaro Capitale 2024, avere coinvolto in rete 50 comuni della provincia, divenuti protagonisti per una settimana.

Un anno di cultura condivisa

Il progetto “50×50 Capitali al quadrato”, cuore pulsante dell’iniziativa pesarese, è stato celebrato come esempio di una “Capitale diffusa”. Ogni comune della provincia di Pesaro e Urbino ha contribuito a un viaggio culturale collettivo, che ha saputo coniugare tradizione e innovazione. Momenti salienti del 2024 includono collaborazioni artistiche prestigiose, come quelle con Marina Abramovic e Ryuichi Sakamoto, e il riconoscimento internazionale del progetto Bat_Bottega amletica testoriana.

L’ambasciatore marchigiano Neri Marcorè ha interpretato il valore simbolico di questa esperienza, sottolineando il potenziale di una cultura capace di coinvolgere il territorio nella sua interezza. Iniziata con un coro femminile che ha intonato la “Lega”, la canzone popolare di ribellione contadina contro lo sfruttamento, ripreso dalle mondine. E al termine con tutti i sindaci sul palco per l’inno d’Italia.

Un ricordo di Mario Del Monaco

Durante la serata si è evidenziato che Pesaro è Città di musica, elemento determinante per il raggiungimento della pace. L’avventura pesarese iniziò con un concerto memorabile con il pianoforte di Diana enfant prodige, in fuga dall’Ucraina bombardata dai russi. Il celebre tenore Mario Del Monaco sicuramente sarebbe contento e orgoglioso dei risultati raggiunti da Pesaro come Capitale della Cultura italiana, anche se su di lui e su Renata Tebaldi è calata una damnatio memoriae, purtroppo frutto dei nostri tempi.

Fin da adolescente Mario Del Monaco si stabilì con la sua famiglia a Pesaro, allievo di Antonio Melocchi al Conservatorio Rossini. Qui conobbe Renata Tebaldi, anche lei allieva del conservatorio, e ne comprese le eccezionali doti vocali, che in una audizione della preghiera degli ebrei dal Mosè in Egitto di Rossini, fu definita da Arturo Toscanini, “voce d’angelo”. I due instaurarono un’amicizia professionale durata nel tempo, fin dagli incontri nel bar Alberini di Pesaro, che fra l’altro gradiva anche la bellezza tutta pesarese acqua e sapone di quella cantante di provincia che sarebbe divenuta a sua insaputa la rivale del mito Maria callas.

Mario Del Monaco rimase legato a Pesaro con i suoi esordi musicali prima come violinista Capitale italiana della Culturae poi cantante. La domenica andava al santuario della Madonna delle Grazie a cantare le litanie mariane e la sua poderosa voce rimbombava nella chiesa. Ma si diplomò alla scuola d’arte di Pesaro, essendo appassionato di pittura e scultura. E non è un caso che l’inseparabile moglie Rina, volle farlo seppellire a Pesaro in una tomba realizzata da Giò Pomodoro. L’artista era legato anche alla provincia, avendo fatto il suo debutto a Cagli nel 1939, in “Cavalleria Rusticana”.

Il suo primo successo invece risale al 31 dicembre 1940 in “Madama Butterfly” al teatro Puccini di Milano. Cinque anni dopo esordì alla Scala, nel 1946 debuttò all’Arena di Verona con “l’Aida” e a Londra in “Tosca” e “Pagliacci”. Nel 1947 giunse all’Opera di Roma con “Carmen” e “Cavalleria rusticana”. Nel 1950 la sua consacrazione internazionale nell'”Otello” di Verdi al teatro Colon di Buenos Aires, che interpretò in 427 recite. Divenendo in età moderna la vera raffigurazione musicale e teatrale del personaggio verdiano Tanto che la sua salma è avvolta nelle vesti di Otello, che lui stesso ha disegnato.
Mario del Monaco lasciò le scene con “Tosca” di Puccini ad Amburgo nel febbraio del 1976.

Tenore drammatico

Mario Del Monaco era un tenore drammatico con riflessioni baritonali e con un fraseggio prevalentemente declamatorio e di un impeto drammatico che ne esaltavano la potenza vocale, lunghi forti, memorabili quelli in competizione con la Callas, ma anche di preziosi pianissimi. In particolare Alfred Kraus riteneva la sua tecnica molto vicina alla tradizione italiana di Beniamino Gigli ed Enrico Caruso.

 

Paolo Montanari

Foto © Il Resto del Carlino, Connessi all’Opera

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