“The Brutalist”, il visibile e l’invisibile

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The Brutalist

Un caso al botteghino che mette d’accordo pubblico, critica e comunità scientifica. Magistrale l’interpretazione di Adrien Brody

The Brutalist“, diretto da Brady Corbet con uno straordinario Adrien Brody, accompagnato da Felicity Joans, Guy Pearce, Joe Alwyn e da un cast di altri straordinari attori, con le fotografie di Lol Crawley e le musiche di Daniel Blumberg, distribuito in Italia da Universal Pictures International, dopo la circolazione in America, diventando un caso al box office, è uscito in Italia in anteprima in sole tre sale (Quattro Fontane a Roma, Lumière a Bologna, Arcadia a Melzo) il 23 gennaio, in anticipo sull’uscita ufficiale del 7 febbraio.

Sono occorsi 7 anni perché il regista ottenesse i finanziamenti necessari alla realizzazione di questa monumentale opera che si ispira a una corrente architettonica realmente esistita per costruire una storia di fantasia. Nel film vengono narrate le vicende dell’architetto visionario Laszlo Toth, che, dopo anni di separazione dalla moglie, arriva in America con l’obiettivo di ricostruire la sua vita e si trova a lottare fra sconfitte e successi, frustrazioni e soddisfazioni.

Il cineasta statunitense ha scritto “The Brutalist” con la moglie, l’attrice e regista norvegese Mona Fastvold, suggellando una nuova collaborazione che l’ha vista co-sceneggiatrice per Uno strepitoso Adrien Brody“L’infanzia di un capo” del 2010 e attrice in “Vox Lux”. «Questo film fa tutto quello che ci è stato detto di non fare», ha affermato Corvet a Venezia, per poi confessare successivamente il sacrificio personale e fisico che ha comportato la realizzazione a causa delle numerose notti insonni. Per realizzarlo scelte Nazioni meno dispendiose dell’America, in particolare l’Ungheria e l’Italia e, per ottimizzare i costi, la rinuncia alla stampa dei negativi.

Le nomination all’Oscar

Il regista, fra i nominati all’Oscar 2024, ha ottenuto per il film, altre 9 candidature. Appena ventisettenne aveva già ricevuto alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia il Leone del Futuro per la miglior Opera Prima nella sezione Orizzonti con il lungometraggio “The Childhood of a Leader – L’infanzia di un capo”, libero adattamento di un racconto di Sartre incluso nel Testo “Il Muro”. Già da allora in quell’opera dalla solennità ieratica, il cineasta mostrava di essere distante, più di quanto si potesse immaginare, dalle convenzioni del cinema americano. Quasi 10 anni dopo, con il Leone d’Argento, fa una stupenda doppietta a Venezia nella sezione Venezia 81, confermata ai Golden Globe, ottenendo altre candidature a importanti premi internazionali.

“The Brutalist”, con riprese in pellicola 70mm, dura tre ore e quaranta minuti con un intervallo di 15 nel mezzo, inserito dal regista perché lui stesso ha avuto bisogno di muoversi nelle tre ore e mezza di proiezione.

Stella del cast

Nel film, un fantastico Adrien Brody che si aggira fra i paesaggi di Budapest e Carrara, dona al personaggio un’intensa espressività fisica ed emotiva, identificandosi con The Brutalistl’architetto Laszlo Toth al punto da far emergere l’invisibile attraverso il visibile e con un concatenamento senso-motorio tale da far sembrare verità la finzione. Apparentemente privo di codici strutturali, Brody, dà vita alle pulsioni di un uomo ebreo che si ritrova sulla strada alla ricerca di un riscatto e di una nuova vita dopo la separazione dagli affetti più significativi della propria vita. Si cala nella pelle del personaggio più che recitare il ruolo di un altro da sé e ne segue le emozioni, i cambiamenti, le trasformazioni, evidenziando una relazione dialettica efficace fra attore e regista.

Brody ha confessato di aver interpretato con molta partecipazione il ruolo di Laszlo in quanto la sua famiglia aveva vissuto un’esperienza simile a quella del suo personaggio. «Provengo da origini molto umili e ho desiderato molto un ruolo di questa complessità, ne affrontasse così tanti temi per me. Mia mamma è Sylvia Plachy, grande fotografa che lavora a New York, è fuggita dall’Ungheria, quindi una rifugiata come Laszlo, inseguendo il suo sogno di essere artista. Capisco molto bene le ripercussioni che ha avuto sulla sua vita e sulla sua opera e credo che sia un parallelismo fantastico con la vita del protagonista ed evidenzi come la psicologia post-bellica influenzi il nostro lavoro e altri aspetti della nostra esistenza».

Il brutalismo

Brutale come la corrente citata nel film: il brutalismo, che si caratterizza e si compone di linee squadrate e taglienti e di strutture nude e di una riprogettazione razionale degli spazi interni. L’opera, senza pruderie e sentimentalismi, attraverso una deflagrazione dei comuni codici del cinema americano, reinventa un nuovo modo di narrare e dunque genera nuovi tratti semantici. Per la colonna sonora realizzata da Daniel Blumberg, dopo la morte di Scott Walker, usati solo strumenti d’epoca per ottenere l’effetto minimalista desiderato dal regista. Pochi momenti della storia del cinema hanno unito critica, pubblico, botteghino e comunità scientifica. Corbet è riuscito in questa operazione in maniera talmente unica, da guadagnarsi certamente un posto di rilievo nella storia del cinema.

 

Paola Dei

Foto © Paola Dei, Eurocomunicazione

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