“Iran a mani nude: storie di donne coraggiose contro ayatollah e pasdaran”

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Un libro di denuncia, una testimonianza cruda ma anche l’analisi di una rivoluzione culturale che sta cambiando il volto del Paese

A pochi giorni dalla Giornata internazionale dedicata alle donne, la sala stampa della Camera dei deputati a palazzo Montecitorio ha ospitato la presentazione del libro del giornalista Mariano GiustinoIran a mani nude: storie di donne coraggiose contro ayatollah e pasdaran”, edito da Rubbettino. L’evento è stato introdotto dall’onorevole Benedetto Della Vedova che ha ringraziato l’autore per le biografie raccontate, profili drammatici di donne che ricordano quanto continua ad accadere in Iran. La Repubblica islamica ne emerge come un regime liberticida e orrifico che da oltre due anni e mezzo sta massacrando i propri figli, giovania mani nude”, disarmati, che stanno attuando una “rivoluzione gandhiana” sotto forma di disobbedienza civile.

Una lettura del libro al contrario

A ringraziare il giornalista sono intervenute da remoto le onorevoli Emma Bonino e Elena Bonetti che hanno elogiato il testo per l’introduzione dove si contestualizza storicamente il percorso fatto dal Paese. La dimensione storiografica si interseca con le vicende incarnate nel vissuto delle donne che in Iran stanno lottando per la libertà. Sono storie di vita vera che entrano nel sentimento di chi legge e danno voce umana a fatti che siamo abituati a leggere, come questioni di politica internazionale e che difficilmente riusciamo a collegare alla realtà.

Anche l’onorevole Lia Quartapelle si è unita ai ringraziamenti rivolti a Mariano Giustino per la stesura di un libro che consente di non dimenticare le vicende delle donne iraniane. E ne ha proposto una lettura al contrario. Se da un lato le biografie raccontano le terribili crudeltà del regime, dall’altro lato, diventa la testimonianza del coraggio straordinario di gesti quotidiani di donne, ragazze bambine. Il volume riporta il lettore a dare peso alle cose importanti. Riconduce all’essenza di ciò per cui vale la pena vivere. Quelle donne non si devono considerare vittime, ma fonti di ispirazione.

Sostegno del libro al movimento “Donna, vita, libertà”

Nel suo intervento l’artista e attivista iraniana Maryam Pezeshki, ha espresso gratitudine al giornalista per il sostegno che il libro sta dando al movimentoDonna, vita, libertà”, la rivolta esplosa all’indomani della morte della ventiduenne Mahsa Amini, Jina, a seguito delle percosse ricevute durante l’arresto per aver indossato male il velo. Nonostante la brutale repressione, gli innumerevoli morti e le persone imprigionate il movimento non cede, anzi si rafforza. Maryam ha mostrato le foto di alcuni attivisti reclusi in attesa di esecuzione. E ha raccontato come la rivolta della “generazione Z” nata e guidata dalle donne, attraversa le divisioni di genere, di classe e di etnia. È una rivoluzione nata dalla periferia, dalla minoranza ed è divampata nei centri urbani con le donne protagoniste.

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Come ha scritto l’autore, da quel 16 settembre del 2022, per la prima volta, la popolazione di Teheran, cuore culturale e politico del Paese, è scesa in strada per ribellarsi contro l’uccisione della ragazza. Era curda, non persiana e non sciita, una persona che apparteneva alla periferia, al Kurdistan. Questo è il primo passo di una profonda rivoluzione culturale che ha già provocato, di fatto, l’abbattimento dell’apartheid di genere e della distanza tra centro e periferia. È la più seria sfida popolare ai leader teocratici dal 1979. La “generazione Z” rivendica la libertà, sogna di liberarsi da ogni oppressione e ogni autoritarismo e che non vede altra speranza se non quella dell’abbattimento del regime.

Cosa si aspettano i giovani iraniani dalla comunità internazionale

Dalle aspettative dei giovani iraniani ha preso spunto l’intervento dell’onorevole Maria Elena Boschi. L’Iran non si aspetta di essere salvata dall’Occidente, i manifestanti non chiedono un sostegno per abbattere la Repubblica islamica perché ci stanno pensando loro mettendo in gioco la propria vita. Quello che chiedono alla comunità internazionale è solo di non sostenere più un regime criminale che li opprime.

«Il libro di Mariano Giustino», ha proseguito, «raccoglie le testimonianze che aiutano il Mondo fuori dall’Iran ad essere consapevole di quello che sta accadendo nel Paese. Il futuro di persone che si trovano in carcere in attesa dell’esecuzione può cambiare proprio grazie all’interessamento della comunità internazionale». Il giornalista tra l’altro è promotore dell’appello per la vita di Toomaj Salehi, il rapper condannato a morte per aver pubblicato musica critica nei confronti del Governo e per aver sostenuto le proteste del 2022. L’accusa è di diffusione della corruzione sulla terra, reato per cui è prevista l’esecuzione capitale.

Resilienza, determinazione e orgoglio del popolo iraniano

Il capogruppo di Italia Viva, ha ripercorso il libro che parla di apartheid di genere, di torture di ogni tipo, sia fisiche che psicologiche, su donne, uomini e anche bambini. Parla di testimonianze drammatiche, di esecuzioni capitali di artisti con le loro opere creano un sentimento di coinvolgimento della popolazione, di giornalisti che denunciano le atrocità del regime, di medici che si rifiutano di dichiarare modalità di morte diverse da quelle delle percosse ricevute in carcere. Questo libro però racconta anche la sconfitta del regime. Se dopo decenni in cui la popolazione ha subito segregazioni, terrorismo, limitazione della libertà di espressione, comunque si è generato un movimento di protesta tanto forte e duraturo, capace di superare divisioni etniche, culturali e sociali, la Repubblica islamica ha fallito.

Il movimento “Donna, vita, libertà” ha le donne come protagoniste, ma accanto a loro ci sono mariti, fratelli e figli. L’Occidente non può che ammirare la resilienza, la determinazione e l’orgoglio di un popolo che nonostante queste violenze non riesce a reprimere il bisogno di libertà. L’onorevole ha concluso paragonando l’attuale rivolta del popolo iraniano alla rivoluzione francese. Come questa ha cambiato lo scenario internazionale in Europa qualche secolo fa così la rivoluzione iraniana che oggi sta indebolendo il regime islamico cambierà alcune politiche fuori dell’Iran.

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Benedetto Della Vedova ha affidato la conclusione della conferenza proprio al giornalista che ha brevemente spiegato come vivevano le donne in Iran prima della rivoluzione komeinista. Ha raccontato di Táhirih, la poetessa rappresentata sulla copertina del libro, un’eroina dei primi dell’Ottocento che osò sfidare le usanze di quasi totale sudditanza delle donne. Anatemizzata, esiliata, imprigionata e infine strangolata, divenne famosa la sua frase “puoi uccidermi quando vuoi, ma non puoi fermare l’emancipazione delle donne” espressione che è stata poi adottata dal movimento “Donna, vita, libertà”.

Questa rivoluzione, ha spiegato l’autore, ha unito in modo inaspettato e straordinario gli iraniani, un popolo multietnico che il regime si è impegnato a mantenere diviso. È questa la vera rivoluzione: l’evoluzione culturale. Per la prima volta nella storia del Paese una protesta partita dalla periferia è stata accolta e supportata anche dal centro. È una rivolta simbolicamente al femminile perché se le donne sono riuscite a portarla avanti così a lungo è grazie al supporto degli uomini che accanto a loro, a mani nude, credono fermamente che l’apartheid di genere debba finire.

«La rivoluzione “Donna, vita, libertà”» – ha proseguito l’autore – «è la rivoluzione dellagenerazione Z” che vuole la liberazione dalla Repubblica islamica e non semplici riforme perché le riforme le ha sperimentate. E ha capito che i cosiddetti riformisti, sono funzionari di regimi che per vivere a lungo hanno bisogno di aperture sia per propaganda interna che per ingannare la comunità internazionale».

Nessuna legittimazione internazionale per un regime delegittimato dal popolo

Inoltre è un errore pensare che questa rivoluzione non interessi anche l’Occidente se pensiamo che all’indomani della rivoluzione komeinista del ’79 l’Iran creò Hezbollah con il compito di portare la rivoluzione islamica e i suoi principi in Oriente e  in tutto il Mondo. I guardiani della rivoluzione sono presenti non solo in alcuni Paesi dell’Asia Mediorientale ma anche in Sudamerica come prolungamento per espandere la dottrina Komeinista, ossia la distruzione dello Stato di Israele, visto come un corpo estraneo in Oriente, la cacciata degli Stati Uniti dal Medioriente e il ripristino di tutti i luoghi sacri sotto la fede sciita, considerata l’Islam puro. Il dominio dei luoghi sacri, La Mecca, Medina e Gerusalemme, comporta il controllo di Paesi come l’Arabia Saudita, in attesa del Mahdi, il salvatore che libererà il Mondo per affermare l’Islam puro.

Il presidente in Iran non esiste e le elezioni sono una farsa. Per questo motivo l’affluenza alle urne dello scorso giugno è stata boicottata. I giovani vogliono che il Mondo sappia che l’Iran vive sotto un regime mostruoso. Si rifiutano di bruciare la bandiera statunitense e quella israeliana nelle piazze, nelle scuole e nelle università. Si rifiutano di gridare «Morte a Israele, morte agli Stati Uniti d’America». I giovani  chiedono alla comunità internazionale di non collaborare, di non riconoscere, di non legittimare, di non sostenere economicamente e politicamente un regime che il popolo ha delegittimato. La “generazione Z“, composta dai giovani iraniani che hanno meno di 30 anni, costituisce il 70% della popolazione è ormai consapevole e come l’eroina Tahiti ripete al regime “puoi ucciderci, ma non puoi fermare la nostra voglia di emancipazione“.

L’autore

Mariano Giustino vive in Turchia ed è corrispondente di Radio Radicale, per la quale rivoluzionescrive e conduce la rubricaRassegna Stampa Turca”. Nel 1999 ha fondato la rivista di politica internazionale Diritto e Libertà. Collabora con Huffington Post ed è studioso di problematiche politiche e sociali della Turchia con particolare riferimento alle minoranze, ai diritti umani, al rapporto con l’Ue e con i vicini mediorientali, e al suo ruolo geopolitico. Scrive di Turchia, di Iran, di Caucaso e più in generale di Medio Oriente anche per, Il Foglio, Milano Finanza e per Il Riformista. Dal 2014 presiede il Forum Turchia-Ue. È vincitore deIl Premiolino2024, il più antico e prestigioso riconoscimento italiano dedicato all’informazione.

 

Veronica Tulli

Foto © Eurocomunicazione, Maryam Pezeshki

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