Oceani, l’Ue stanzia un miliardo di euro

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Le tensioni geopolitiche ostacolano la cooperazione globale proprio mentre il ruolo degli Oceani nella lotta al cambiamento climatico si fa cruciale

Otto anni dopo l’edizione inaugurale di New York, la Francia ospita, da ieri (9 giugno 2025) a venerdì, la terza conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (Unoc3) a Nizza. Circa 60 Paesi si riuniscono per sostenere la protezione e il ripristino degli spazi oceanici danneggiati dalle attività umane. Tra la Comunità internazionale cresce l’allarme per lo sfruttamento dei fondali marini, tra ambizioni minerarie e rischi ecologici. Un successo di partecipazione quello di quest’anno, se paragonato alle edizioni precedenti, New York nel 2017 e Lisbona 2022 (presenti solo 24 Stati).

Non mancano, però, gli assenti. L’ambasciata Usa a Parigi spiega che gli Stati Uniti «non partecipano» perché «la serie di Unoc è focalizzata sull’implementazione dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile, agli antipodi dell’agenda Usa». L’amministrazione Trump ha inviato solo due “osservatori”. Assente anche la Russia, per ovvi motivi di guerra in Ucraina, ma anche perché è schierata con gli Usa nell’obiettivo di sfruttare i fondali marini per l’estrazione mineraria.

Le tensioni geopolitiche ostacolano la cooperazione globale, proprio mentre il ruolo degli Oceani nella lotta al cambiamento climatico si fa cruciale. La scorsa settimana più di 2mila scienziati hanno insistito sulla situazione sempre più allarmante degli Oceani, che ricoprono il 70% della superficie terrestre, ancora in larga parte poco conosciuta, malgrado siano centrali nel ciclo dell’ossigeno e quindi nel regolamento del riscaldamento climatico.

La “blu economy”

Dagli Stati Uniti alla Cina, le grandi potenze rilanciano pretese marittime e militarizzazione. Risorsa essenziale per energia, cibo e commercio, gli Oceani rischiano di diventare terreno di scontro. Il potenziale della “blue economy” è enorme, ma servono governance condivisa e regole chiare. Il rifiuto Usa degli obiettivi di sviluppo sostenibile mina la legittimità delle istituzioni internazionali. Senza cooperazione anche la “Costituzione dell’Oceano” – la Convenzione Onu sul diritto del mare – rischia di sgretolarsi.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha inaugurato il summit che si propone di rallentare il rapido deterioramento degli Oceani. «Le profondità marine non possono trasformarsi in un Far West», ha sostenuto facendo riferimento al presidente statunitense Donald Trump che «pianifica di avviare unilateralmente l’estrazione di ciottoli di nichel e altri metalli essenziali nelle acque internazionali del Pacifico».

Anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è espresso chiedendo «azioni chiare» all’Autorità internazionale per i fondali marini per porre fine a questa «corsa predatoria» per i metalli essenziali. «Ora vediamo la minaccia dell’unilateralismo incombere sull’Oceano. Non possiamo permettere che ciò che è successo al commercio internazionale accada al mare», ha aggiunto .

Il piano dell’Ue

La Commissione europea ha pubblicato l’European Ocean Pact che mira a riunire le politiche e le azioni dell’Unione europea relative agli Oceani e che crea un piano unificato e coordinato per la gestione dei mari. Pubblicato in occasione della conferenza dell’Onu si articola in sei priorità:

  • tutela e ripristino della salute dell’Oceano;
  • competitività dell’economia blu sostenibile;
  • sostegno alle comunità costiere;
  • ricerca e innovazione;
  • sicurezza e difesa marittima;
  • grande attenzione alla diplomazia oceanica.

«L’interesse verso “l’oro blu” è accentuato» – scrive la Commissione Ue nel testo della patto Oceani– «dal fatto che la salute dei nostri Oceani si sta deteriorando a causa degli impatti cumulativi dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e dello sfruttamento eccessivo delle risorse marine». Inoltre, «le sfide ambientali sono aggravate dalle crescenti tensioni geopolitiche, che non solo mettono a dura prova la governance cooperativa, ma rappresentano anche una minaccia per la nostra sicurezza». Proprio per questo è necessario agire.

Per portare avanti gli obiettivi, entro il 2027 verrà pubblicato “l’Ocean Act” che avrà l’obiettivo «di rafforzare e modernizzare la pianificazione dello spazio marittimo come strumento strategico al servizio delle priorità del Patto per gli Oceani e della loro attuazione, in particolare attraverso un maggiore coordinamento intersettoriale a livello nazionale e un approccio più organizzato per bacino marittimo». Inoltre, per monitorare e segnalare verrà istituito un pannello di controllo pubblico del Patto Ue per gli Oceani, che alimenterà una relazione periodica sullo stato di attuazione.

Anche il lato economico ha un peso

La salvaguardia dei mari, però, passa anche dagli stanziamenti economici. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato nel corso del suo intervento a Nizza, che l’Ue destinerà 40 milioni di euro al programma Global Ocean, un’iniziativa ambiziosa volta a raccogliere dati cruciali per la salvaguardia degli ecosistemi marini e per promuovere una gestione sostenibile delle risorse oceaniche.

Inoltre ha asserito che «L’Europa investirà un miliardo di euro in 50 progetti in tutto il Mondo» per sostenere la conservazione degli Oceani, la scienza e la pesca sostenibile. «Vogliamo costruire una forte alleanza globale per l’Oceano perché la lotta per la promozione e la protezione dei nostri Oceani è una sfida globale», ha evidenziato von der Leyen, citando progetti in Tanzania e Guyana e indicando che «un terzo del miliardo di finanziamenti annunciati oggi è destinato a ricerca e progetti scientifici». Inclusi anche i 40 milioni per il programma Global Ocean.

«Ci impegneremo a dimezzare l’inquinamento da plastica e da nutrienti entro cinque anni. Ripristineremo gli habitat naturali e proteggeremo più efficacemente le nostre coste dall’impatto dei cambiamenti climatici». Nel chiudere il suo discorso ha commentato così la presentazione dell’European Ocean Pact: «È il primo patto per l’Oceano mai firmato nell’Unione europea. Se tutti facciamo la nostra parte, possiamo salvare il nostro Oceano. Jacques Cousteau disse una volta: “Il mare, il grande unificatore, è l’unica speranza dell’uomo”. Ora, come mai prima d’ora, siamo tutti sulla stessa barca. Ma lavorando insieme, possiamo fare in modo che l’Oceano abbia un futuro roseo. È nelle nostre mani».

La Francia spinge per la ratifica del Trattato d’alto mare

A differenza delle conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, o Cop, durante l’Unoc3 non è possibile negoziare alcun accordo formale. Tuttavia, la Francia spera di ottenere il maggior numero possibile di firme per il Trattato per la protezione dell’alto mare, che deve essere ratificato da 60 Paesi per entrare in vigore. L’intesa mira a consentire la creazione di aree marine protette nelle acque internazionali.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, aprendo la conferenza ha affermato «oggi festeggiamo una vittoria che, in un certo senso, è una vittoria per i nostri Oceani. In primo luogo, è una vittoria vedere che siamo tutti riuniti qui oggi. È una vittoria sulle forze dell’inerzia e dell’indifferenza, sul degrado del nostro ambiente e sul crescente disimpegno internazionale. Ma è una vittoria fragile. Richiede di agire rapidamente e non ammette ritirate».

A Nizza il problema della plastica riversata in mare è stato solo sfiorato, ma a Ginevra è in discussione un Trattato, che potrebbe essere approvato entro l’anno. Sui mari passa l’80% delle merci scambiate dal commercio mondiale, responsabile del 3% della produzione di Co2. L’Accordo di Parigi ha previsto emissioni zero entro il 2050 per questo settore.

 

Ginevra Larosa

Foto © Linkedin, Avvenire, Oceans and fisheries – European Union, Youmatter

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