Una mostra sul pesarese Simone Cantarini e la riapertura dello studiolo di Federico da Montefeltro
Il piccolo luogo all’interno della Galleria d’Arte di Palazzo Ducale di Urbino, dopo un serio e meticoloso restauro, smontato e rimontato, ha riacquistato un ruolo centrale fra le opere di Paolo Uccello, Raffaello, Piero della Francesca, Tiziano, le scuole fiamminghe e la Città ideale simbolo del Rinascimento italiano. Visitando il minuscolo ambiente si rimane colpiti dalla ricchezza ritrattistica su tavola e le tarsie lignee a trompe l’oeil la cui iconologia paganeggiante rispecchia il programma umanistico del suo illustre committente, Federico da Montefeltro, condottiero, mecenate e grande precursore dei valori ideali della città feltresca.
In realtà la tormentata vicenda esistenziale dello Studiolo del Palazzo Ducale di Urbino si collega con una temperie più intima e tematiche contemplative che rimasero fino al 1874
nella sua sede originaria nel Palazzo Ducale di Gubbio, per venire poi smontato e venduto nel 1874, dal miope Governo umbertino, al romano principe romano il collezionista Filippo Lancellotti, che, per evitarne la dispersione, lo rimontò a Villa Lancellotti Piccolomini a Frascati. Lo studiolo dimenticato rimase lì fino al 1937, quando gli eredi del Lancellotti lo vendettero al mercante d’arte americano Adolph Loewi, che, a sua volta, nel 1939 lo vendette al Metropolitan Museum of Art di New York, dove tuttora è allestito.
Il restauro
L’attuale direttore della Galleria Nazionale di Urbino, prof. Luigi Gallo, ha intrapreso il restauro e riallestimento dello Studiolo federiciano. Lo stato di conservazione delle tavole e tarsie appariva ottimo, la rivisitazione museale del Palazzo Ducale ha permesso il completo smontaggio per verificarne l’effettiva salute e se necessario un intervento conservativo. Già negli anni ’40 l’allora direttore Pasquale Rotondi, fu costretto a intervenire, con un analogo smontaggio, per garantire la salvezza del patrimonio artistico urbinate durante la seconda guerra mondiale e la relazione del restauro condotta da Otello Caprara nel 1969-72.
Nell’autunno 2024, ritratti e tarsie sono trasportati nel laboratorio allestito nell’appartamento dei melaranci del Palazzo Ducale, dove sono realizzati gli interventi di manutenzione e inseriti in involucri in materiale plastico. Il nuovo allestimento dello Studiolo, inaugurato dal prof Massimo Osanna direttore generale dei musei italiani, mira a restituire la lettura più simile possibile all’originale e valorizzarlo come un insieme strutturato di architettura e pittura, in cui la carpenteria giocò un ruolo non secondario.
Simone Cantarini
Dopo la mostra su Federico Barocci, la Galleria Nazionale delle Marche ospita, in collaborazione con le Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, 56 opere di Simone Cantarini.
Si tratta di una grande mostra monografica che resterà aperta al pubblico fino al 12 ottobre 2025, per riscoprire il talento di un pittore che seppe muoversi tra classicismo e barocco. Il titolo della mostra “Simone cantarini (1622-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma”, curata da Gallo, Ambrosini Massari e Primarosa, vuole evidenziare l’estro creativo del Cantarini. La mostra è anche l’occasione per celebrare l’ingresso a Palazzo Ducale delle sue collezioni, delle opere del Pesarese che, dopo il deposito della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e delle due pale arrivate dalla Pinacoteca di Brera con il progetto “100 opere tornano a casa”, si è arricchita di un ulteriore nucleo di opere.
Il talento artistico di Cantarini fra due grandi geni della pittura, Raffaello e Caravaggio, è soprattutto condizionato dall’insegnamento bolognese di Guido Reni. Che si interruppe per il difficile carattere del Nostro e la sua morte prematura. Il suo patrimonio artistico non è solo pittorico ma anche di incisioni con numerose stampe che lo resero famoso nelle Marche e in Emilia.
Paolo Montanari
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