Le varie tappe dell’iter biografico ed estetico del “Pesarese”
“Verrà qualche volta una buona giornata anche per Simone da Pesaro, uno scolaro di breve vita de più famoso Guido Reni”. Un omaggio al grande pittore e al suo studioso il milanese Mario Mancigotti, che ha dedicato tutta la sua vita per il bel Simone.
Il Cantarini detto il pesarese, nacque a Pesaro nell’aprile 1612 e morì a Verona nel 1648. La biografia più dettagliata è stata scritta dal Malvasia nel 1678; mentre il Baldinucci include le notizie nella vita di Guido Reni. Il primo lo conobbe personalmente e la sua biografia è limitata perché fornisce scarne informazioni utili sulla cronologia dell’opera dell’artista e si sofferma a lungo sugli aspetti negativi di Simone, per il suo carattere e sulle molte situazioni difficili in cui lo coinvolsero la sua superbia e l’ossessiva gelosia.
I primi influssi artistici sul Cantarini risalgono alla cultura tardomanierista
marchigiana, più precisamente dei pittori G. Pandolfi e C. Ridolfi. Con maggior profitto studiò i dipinti a lui accessibili del massimo pittore italiano del tardo Cinquecento, Federico Barocci e di due maestri della scuola caravaggesca O. Gentileschi e Giovanni Francesco Fossombrone. Nella pinacoteca di Bologna è presente “Immacolata con tre Santi”, dove l’eleganza compositiva e la delicatezza del colore, risalgono alla scuola del Gentileschi.
Cantarini e Reni
Evento decisivo nello sviluppo artistico del giovane fu però la collocazione nella cattedrale di Pesaro di una grande pala d’altare con la “Madonna e Bambino con i ss. Tommaso e Girolamo”, ora nella Galleria Vaticana, del maestro bolognese Guido Reni. Altre due importanti pale d’altare furono collocate nella cattedrale di Fano, “Il Cristo che consegna le chiavi a San Pietro” e “Annunciazione” che il Malvasia definì «la più bella tavola del Mondo».
Il Cantarini nel 1630 si trasferì a Bologna, sotto la scuola del Reni «fintosi debil scolare, umile tutto e docile», ma in realtà mutò atteggiamento verso lo stesso maestro. Una presunzione che pagò cara e secondo l’amico Andrea Emiliani, che mostrò gli scritti, abbandonò lo studio, per ritornare a Pesaro, almeno per un breve periodo, in occasione delle nozze di sua sorella, nel 1639. Poi soggiornò a Roma dove si interessò della scultura antica e delle decorazioni murali di Raffaello.
Il ritorno
Dopo la morte di Reni, dopo il 1642, il Cantarini tornò a Bologna, dove proseguì la sua attività fino alla fine. Negli ultimi mesi di vita, Cantarini si trasferì a Mantova per fare il ritratto del duca e anche qui il suo carattere critico lo portò a litigare con la corte per le opere di Giulio Romano. Inoltre il prolungarsi della realizzazione del ritratto del duca, costrinse quest’ultimo ad affidare l’opera ad altri artisti e fu una grande umiliazione. Poi, per consiglio del suo medico si trasferì a Verona dove morì poco dopo, il 15 ottobre 1648, si presume per un avvelenamento.
Il miglior allievo
Canterini fu l’unico allievo del Reni capace di formulare uno stile personale: il suo ricco
pittoricismo, i colori graduati e le inflessioni nuove nelle pose delle figure, contribuirono a introdurre a Bologna la pittura più delicata e intimistica dell’ultimo periodo del Seicento. Ma la sua sorte post mortem non gli fu benigna e il processo di rivalutazione critica prenderà il via nel 1959 con la mostra della pittura del Seicento emiliano, nel palazzo dell’Archiginnasio di Bologna. Nel luglio 1997 è stata realizzata nel Palazzo Ducale di Pesaro, la mostra “Simone Cantarini nelle Marche”, e nell’ottobre successivo una mostra antologica “Simone Canterini detto il pesarese” a Bologna. Entrambe corredate da due splendide monografie di Andrea Emiliani.
Il libro di Mario Mancigotti “Il pesarese e i suoi capolavori”, ha contribuito alla realizzazione delle due mostre, capace di sollevare con generosità una documentazione agile ma profonda per lo studio di Cantarini, come l’enigma della “Madonna del Rosario della Pieve di Candelara” (arcidiocesi di Pesaro), attribuito al Pandolfi, ma per alcuni studiosi, a Cantarini.
Paolo Montanari
Foto © Pandolfini, Wikipedia, Farsettiarte













