Le cave di marmo della Sicilia, tesori di pietra

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Le cave di marmo della Sicilia

Un patrimonio a rischio tra crisi industriale e necessità di una maggior tutela

Tra le montagne e le profondità della terra siciliana si celano tesori di pietra: sono le cave di marmo, un patrimonio geologico e culturale che racconta la storia dell’Isola, dai tempi dei greci fino ai giorni nostri. In particolare, quelle del comprensorio di Custonaci da secoli affascinano artisti e architetti. Ma oggi, questo patrimonio rischia di sgretolarsi. A minacciarlo non è solo l’erosione del tempo, ma una crisi che ha origini precise e impatti profondi.

Un’eredità antica

L’estrazione del marmo in Sicilia affonda le sue radici nell’antichità. Già in epoca greca e romana, le cave venivano sfruttate per fornire materiale da costruzione e decorazione. Celebre è il marmo di Custonaci, nel Trapanese, noto per la sua straordinaria qualità e tonalità chiara, e impiegato nei secoli per realizzare colonne, altari, pavimenti e sculture. In particolare, ha trovato impiego in importanti costruzioni, come la Basilica di San Pietro a Roma e la stazione ferroviaria di Milano, sottolineandone la qualità e la richiesta.

Oltre a Custonaci, nell’Isola, si trovano altri poli estrattivi come Castellamare del Golfo e Valderice. In alcuni casi si tratta di pietra calcarea compatta, commercializzata come marmo per l’elevata qualità estetica.

Custonaci, cuore produttivo

Custonaci, con oltre il 85% della produzione regionale, continua a rappresentare il primo distretto marmifero dell’Isola e il secondo in Italia e in Europa. Le sue cave a cielo aperto, visibili persino dalla costa, sono simbolo di una filiera che unisce estrazione, lavorazione e commercio. Qui si estraggono varietà pregiate come il Perlatino di Sicilia, il Libeccio Antico e il Botticino Sicilia, esportate in tutto il Mondo e apprezzate per la loro eleganza e durevolezza.

Gli altri poli estrattivi

Sebbene Custonaci resti il fulcro dell’attività marmifera, la Sicilia possiede anche altri poli estrattivi tuttora attivi, distribuiti tra il Ragusano e il Trapanese. A Baucina, comune nell’entroterra collinare vicino Palermo, si estrae una pietra compatta nota come marmo Sabucina, apprezzata per le sue qualità estetiche e impiegata sia in ambito architettonico che artistico. Questa pietra è stata utilizzata, tra l’altro, nel restauro della Cattedrale di Noto e del Castello Maniace di Siracusa, a conferma della sua versatilità e valore storico.

Spostandosi verso la costa occidentale, a Castellammare del Golfo, dal Monte Inici si estrae un marmo dal colore intenso e caldo, noto come Rosso Castellammare o Rosso Inici. È una varietà particolarmente ricercata per rivestimenti e finiture decorative, distintiva per la tonalità e l’origine locale.

Anche Valderice ospita alcune cave tuttora operative tra cui quella della Oddo Marmi. Da qui provengono varianti come il Perlato di Sicilia, il Perlatino venato e un bianco molto apprezzato in edilizia e arredo. Pur con volumi più ridotti rispetto a Custonaci, questi siti contribuiscono al mantenimento della tradizione estrattiva siciliana, offrendo prodotti unici che arricchiscono l’identità lapidea dell’Isola.

Dati economici e occupazionali

 Le cave di marmo della Sicilia Secondo la Camera di Commercio di Trapani, il comparto impiega direttamente circa 1.500 addetti, con un indotto di altre 2.000 persone tra mezzi pesanti, servizi collegati e turismo culturale. Prima del 2015, il fatturato territoriale oscillava intorno ai 150 milioni di euro annui. Negli anni della crisi (2015–2019), però, si è registrato un calo del 25% dei volumi estratti e una conseguente perdita occupazionale del 30%.

La pandemia ha ridotto ulteriormente la produzione del 15% nel solo 2020, azzerando alcune esportazioni per più di sei mesi. Una ripresa, che ha portato a un recupero di produzione del 10%, è avvenuta nel biennio 2021-2023, ma l’economica non è tornata ai livelli pre-crisi.

Vito Pellegrino, ex presidente di Confindustria Marmo Trapani e titolare della Sud Marmi s.r.l. di Custonaci, ha affermato che «il riordino delle cave è urgente: servono tempi certi per le concessioni e pianificazione su scala regionale».

2015 – 2019

La grave crisi che ha colpito il settore marmifero tra il 2015 e il 2019 ha avuto come cause principali:

  • la concorrenza di Paesi emergenti come Cina, India e Turchia, che hanno inondato il mercato europeo con marmi a basso costo;

  • una paralisi amministrativa: decine di concessioni minerarie in Sicilia sono rimaste sospese o in attesa di rinnovo, ostacolando la continuità delle attività.

Molte imprese si sono trovate a operare in un clima di incertezza, senza garanzie di continuità, con il rischio concreto di dover chiudere temporaneamente o definitivamente le attività. Custonaci, un tempo simbolo della forza produttiva marmifera siciliana, è diventata emblema di un sistema bloccato, in cui decine di licenze estrattive sono rimaste congelate per mesi, se non anni.

Le conseguenze occupazionali sono state rilevanti: centinaia di lavoratori del settore hanno vissuto periodi di cassa integrazione o disoccupazione, con pesanti ripercussioni sul tessuto economico-sociale locale.

Sfide tra sostenibilità e burocrazia

Nonostante l’importanza economica, il settore delle cave affronta numerose sfide: dalla necessità di maggiore tutela ambientale alla concorrenza internazionale. L’estrazione del marmo ha infatti un impatto significativo sul paesaggio e sulle risorse naturali, e richiede un equilibrio delicato tra sviluppo e sostenibilità. Alcune aziende stanno già investendo in innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale: si lavora al recupero delle cave dismesse, all’uso di scarti per creare prodotti secondari e all’ottimizzazione dell’energia. Parallelamente, si moltiplicano i tentativi di certificare l’origine del marmo siciliano, per proteggerlo da imitazioni e valorizzarne l’autenticità.

Inoltre, la burocrazia legata alle concessioni e alla regolamentazione ambientale può rappresentare un ostacolo per le imprese. Tuttavia, molte aziende siciliane stanno investendo in pratiche più sostenibili, come il recupero delle cave dismesse e il riciclo degli scarti di lavorazione.

Cultura e turismo

Oltre al valore economico, le cave di marmo siciliane sono un patrimonio culturale e paesaggistico di enorme valore. Alcune di esse sono oggi inserite in circuiti turistici e culturali, dove è possibile ammirare dal vivo le fasi dell’estrazione, la maestria dei lavoratori e il fascino di paesaggi surreali scolpiti nella roccia.

Il Parco delle Cave di Custonaci, ad esempio, promuove visite guidate, percorsi didattici e manifestazioni culturali, trasformando un sito industriale in luogo di incontro tra natura, memoria e creatività. Anche diverse rassegne artistiche hanno trovato nelle cave un palcoscenico suggestivo, dove luce, pietra e arte si fondono in un’esperienza immersiva.

Eventi e promozione del settore

A riportare l’attenzione sul marmo siciliano è stata di recente la Trapani Marble 2025, manifestazione annuale organizzata da ICE e CNA, che ha riunito 23 buyer da 14 Paesi europei. L’iniziativa, tenutasi nel marzo scorso, ha promosso l’internazionalizzazione del comparto lapideo siciliano attraverso visite a cave, incontri d’affari e workshop con le imprese locali. Un’occasione strategica per rilanciare l’immagine del marmo dell’Isola e rafforzare i collegamenti tra produzione, export e innovazione.

Tra memoria e futuro

Le cave di marmo della Sicilia non sono soltanto luoghi di produzione, ma simboli di una civiltà del fare che affonda le sue radici nella storia. Oggi, davanti alla crisi, occorre uno sforzo collettivo per salvaguardare e rinnovare questo patrimonio: un equilibrio tra economia, ambiente e cultura è possibile, e forse necessario, per dare nuova vita a un settore che ha ancora molto da offrire.

Maria Vittoria Rickards

Foto © Cannao, Oddo Marmi, Dexmac, Hitsicily, Maria Vittoria Rickards

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