Virus del Nilo occidentale, in Italia dal 1998

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Virus

Negli ultimi giorni è tornato a far parlare di sé per il decesso di una signora in provincia di Latina

Il virus del Nilo occidentale (WNV) è un arthropod‑borne flavivirus trasmesso principalmente da zanzare, le quali acquisiscono il virus da uccelli infetti, che rappresentano i principali serbatoi naturali. Il periodo di incubazione varia da 2 a 15 giorni. In circa il 75–80% dei casi, l’infezione è asintomatica. Solo meno dell’1% sviluppa forme gravi con encefalite o meningite, con un tasso di mortalità fino al 10% tra i casi neuroinvasivi.

Può essere invece una malattia rischiosa per le persone anziane, con le difese immunitarie indebolite o con patologie croniche. Per questo, e per il fatto che non esiste una terapia specifica, viene comunque monitorata ogni estate dalle autorità sanitarie. In provincia di Latina, a Fondi, una donna di 82 anni è morta in ospedale a causa della febbre West Nile.

Scoperta nel 1937

La febbre West Nile (West Nile Fever) è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, WNV), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome). Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Virus Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri.

Effetti sul corpo umano

Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti immunodepressi.

La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più critica.

I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

Come viene diagnosticata

La diagnosi viene prevalentemente effettuata attraverso test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) effettuati su siero e, dove indicato, su fluido cerebrospinale, per la ricerca di anticorpi del tipo IgM. Questi anticorpi possono persistere per periodi anche molto lunghi nei soggetti malati (fino a un anno), pertanto la positività a questi test può indicare anche un’infezione pregressa. I campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi, pertanto è consigliabile ripetere a distanza di tempo il test di laboratorio prima di escludere la malattia. In alternativa può anche essere effettuata attraverso PCR o coltura virale su campioni di siero e fluido cerebrospinale.

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare.

Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che possano riprodursi facilmente:

  • usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto;

  • usando delle zanzariere alle finestre;

  • svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante;

  • cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali;

  • tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Profilassi

Attualmente in provincia di Latina sono stati confermati altri sei casi, di cui due gravi: un uomo di 63 anni e uno di 72, entrambi con altre patologie, sono stati ricoverati in Virusospedale nel capoluogo. A partire da lunedì l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, l’ente pubblico che si occupa di monitorare la diffusione delle malattie che riguardano anche gli animali in questa zona d’Italia, raccoglierà dei campioni di sangue da persone e cavalli (che possono essere infettati, ma che non possono trasmettere la malattia alle persone) nella zona di Fondi, dove viveva la donna deceduta, per stimare la diffusione del virus. Allo stesso scopo saranno usate anche delle trappole per catturare le zanzare. In base ai dati raccolti le autorità sanitarie decideranno se intervenire per ridurre la presenza di zanzare, per esempio con disinfestazioni mirate.

Perché proprio in questo periodo

La stagione di trasmissione del WNV va da maggio fino a ottobre, con un picco tra luglio e settembre, come evidenziato sia negli Stati Uniti sia in Europa. Il cambiamento climatico favorisce temperature più elevate, stagioni calde prolungate, precipitazioni abbondanti seguite da ristagni, condizioni che potenziano la riproduzione delle zanzare. Tutto ciò accelera il ciclo del virus nelle stesse. Alluvioni e piogge intense creano ristagni d’acqua ideali per le zanzare. Anche nelle zone urbane, stagni e fossati diventano focolai improvvisi.

Dati aggiornati a luglio 2025

Europa e Italia

Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), al 16 luglio 2025 sono stati segnalati casi in Grecia, Italia e almeno un altro Paese europeo. Nel 2024 in Italia sono stati registrati 455 casi e 21 decessi, confermandosi come il Paese più colpito in Europa.

Stati Uniti

  • A New York City le zanzare infette sono state rilevate in cinque quartieri, con monitoraggio in corso e nessun caso umano finora.

  • In South Dakota un primo caso umano segnalato il 16 luglio in Brookings County, senza che si precisasse l’età del paziente.

  • In Illinois il primo caso di trasmissione a un umano nel 2025 confermato in maggio, il più precoce dal 2016, con grave complicanza neurologica.

  • Harris County, in Texas, ha registrato il suo primo caso umano a giugno (recuperato); Williamson County a inizio luglio in una persona intorno ai 40 anni.

  • In Georgia il virus rilevato nelle zanzare di Savannah e Atlanta a metà luglio; nessun caso umano segnalato.

  • In Pennsylvania il primo rilevamento nel 2025 a Lackawanna County, nessun caso umano.

 

Ginevra Larosa

Foto © Biogents AG, ChatGpt, 3tre3, ECDC

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