In Francia è tsunami bianco

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Francia

Dalla French Connection alle piazze di oggi, la storia si ripete: dimenticare il passato è il primo passo per farsi travolgere

A fine luglio l’Agenzia francese anti narcotici Ofas (Office Français anti-stupéfiants) pubblica il “Rapporto 2025” intitolato “Stato della minaccia legata al traffico di droga” secondo il quale la situazione ha raggiunto un livello di gravità tale da definirla uno tsunami bianco.

I dati che arrivano dalla Francia sono in effetti sconcertanti, 3,7 milioni di sperimentatori, ovvero adulti che hanno provato la cocaina almeno una volta, e 1,1 milioni di consumatori, quindi chi ne fatto uso almeno una volta all’anno (dati dell’ufficio francese per le droghe e le tendenze delle dipendenze, Ofdt). E poi violenza in crescita nelle metropoli come nei centri di medie dimensioni per il controllo territoriale. Ma come è possibile che proprio i cugini d’oltralpe, una Nazione centrale nelle influenze europee e ad alto livello di civilizzazione e di controllo del territorio sia potuta cadere, proprio nel millennio dove la tecnologia della sicurezza e della lotta al crimine ha fatto passi da gigante, in una situazione del genere?

La memoria non è un valore ma una necessità

Se è vero che la droga ha effetti devastanti, e tra questi la decadenza della memoria, altrettanto vero è che manca a molti pur non usando droghe, ed è così che nasce lo scalpore per lo tsunami bianco. Sembra anche strano che la Francia sia potuta arrivare a questi livelli di allarme che sembrerebbero tipici di una Nazione nuova a questo fenomeno. Si perché solo un Paese nuovo al fenomeno droga può essere presa con la guardia abbassata o addirittura senza guardia alcuna. Ma questo sarebbe come se noi italiani ci stupissimo della Mafia o se i messicani si stupissero della presenza dei cartelli.

Ci sono fenomeni che appartengono a certi Paesi e che non si possono dimenticare e se succede allora la notizia dovrebbe essere un’altra, chi ha deciso di non ricordare, e perché? Pensare che una Nazione possa dimenticare la propria storia e poi reagire con stupore quando il cancro si ripresenta non rende giustizia all’intelligenza di nessuno. Ma cosa si è dimenticato in Francia che ha portato poi a questa situazione?

Il narcotraffico è un sistema prima che un business

Proviamo ad accendere la memoria e rivediamo un po’ di storia del narcotraffico. Senza andare indietro di secoli basta rivedere quello che era all’inizio negli anni ’50 e ’60 quando il commercio di droga ha cominciato a rivelarsi l’attività criminale più lucrosa in assoluto. Nessuna altra attività come il gioco d’azzardo, gli appalti, lo strozzinaggio o le rapine, se anche combinate, poteva eguagliare i profitti del Business degli stupefacenti. Da maestri, purtroppo, in questo campo agirono gli italo americani, i cosiddetti appartenenti a Cosa Nostra americana.

Nonostante l’ordine condiviso dalle cinque famiglie mafiose americane più potenti (Bonanno, Gambino, Genovese, Colombo e Lucchese) avesse vietato ai propri affiliati di entrare nel commercio di stupefacenti, gli introiti erano così alti che in tutte e cinque ci fu chi non rispettò la regola dettata da Cosa Nostra. Da notare che il divieto arrivò non per etica o bontà d’animo ma perché le pene per il narcotraffico negli Usa erano 10 volte superiori a quelle di qualunque altro crimine e davanti a una sentenza di 30 anni di prigione il rischio che qualcuno collaborasse, per diminuire la condanna, era troppo alto.

Uno schema internazionale

Il maggior esponente del narcotraffico in quegli anni, e fino 1979, fu Carmine Galante della famiglia Bonanno. Ancora oggi è riconosciuto per essere stato un re del settore poiché fu il primo a creare un sistema di approvvigionamento e distribuzione di eroina su una larga scala internazionale. I papaveri da oppio venivano coltivati in Turchia, da lì mandati in Libano dove veniva estratta la morfina poi la merce passava in Francia dove i laboratori di Marsiglia la trattavano chimicamente per farla diventare eroina pura. A quel punto il “prodotto” arrivava negli Stati Uniti dove era tagliato e finalmente distribuito. Questa fu nota come la French Connection.

Galante riuscì poi a coinvolgere la mafia siciliana che entrò nello schema di produzione e spedizione. Riuscirono a far passare su voli Alitalia da Milano agli Usa anche 40 kg di eroina pura al giorno grazie alla corruzione e alla complicità di persone probabilmente nella compagnia e sicuramente negli scali.

Quindi, Turchia, Libano, Francia, Italia e poi la consegna nel mercato più grande del Mondo, gli Usa. Un’altra piccola pillola di memoria, Galante per la distribuzione agli smerciatori in Usa utilizzò un network di pizzerie e quando questo fu scoperto l’operazione venne chiamata Pizza Connection, e sicuramente un campanello di memoria questo nome lo farà suonare.

La storia si ripete

Ma cosa rende importante la memoria di come funzionava il narcotraffico all’inizio? Non tanto i singoli pezzi dello schema ideato da Galante quanto lo schema stesso perché quello in fondo non cambia mai. Non è mai mutato da allora. Sono cambiati i Paesi di provenienza della materia prima, infatti oggi il sud America la fa da padrone, come anche la Cina nella produzione dei precursori (ingredienti chimici di base) per la produzione del Fentanil. Sono cambiati i sistemi di “trasporto” delle varie merci, dall’utilizzo di velieri privati a interi lotti di prodotti apparentemente innocui ma che in realtà contengono narcotico (successivamente estratto in laboratorio) in prodotti quali gli shampoo o le bibite, come pure sono cambiate le modalità di vendita che oggi utilizzano tecnologie e social network.

Vite umane in gioco

Ma c’è anche un’altra cosa che non è cambiata. La lista delle Nazioni con esperienza di quasi 100 anni nella gestione dei trattamenti chimici e nella distribuzione di prodotto. E quale porto ha da sempre una fama mondiale in questo campo? Proprio Marsiglia in Francia. Ed ecco che qui ci si domanda, ma se la Francia è da sempre un territorio coinvolto ai più alti livelli nel traffico di stupefacenti, si poteva davvero pensare che non diventasse anche un mercato per il loro consumo? È vero che del senno di poi sono piene le botti ma dovrebbero esserci professionisti, intelligence, vari enti di sicurezza del territorio che non possono essersi accorti solo oggi che è arrivato uno tsunami.

In realtà è un’onda che da sempre batte sugli scogli francesi così come su quelli italiani, ed è giusto specificarlo perché non c’è accusa alcuna verso la Francia ma semplicemente, è vedere cosa succede a perdere o lasciare la memoria che è la vera notizia. Lo tsunami è arrivato con l’interesse solo per l’immediato e il contemporaneo e si porta via la cosa più preziosa, la nostra memoria, oltre a vite umane di cui anche solo una è sempre troppo.

 

Adamo De Palma

Foto © Alanews, Brainandcare.com, Wikipedia, Sportello Scuola e Università della Commissione Parlamentare Antimafia, CPA

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