Gaza, Hamas apre al piano Trump: negoziati in Egitto

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Piano Trump Gaza

Il sì condizionato di Hamas al piano Usa apre spiragli per un cessate il fuoco, mentre Egitto, Qatar e Francia rilanciano la via diplomatica

La guerra a Gaza sembra essere giunta a un punto di svolta. Dopo mesi di conflitto e oltre 67.000 morti stimati dal Ministero della Sanità della Striscia, Hamas ha annunciato questa notte di aver accettato alcuni punti chiave del piano di pace statunitense promosso dal presidente statunitense Donald Trump.

In particolare, il movimento islamico si è detto disposto a rilasciare tutti gli ostaggi israeliani ancora nelle sue mani, ma ha chiarito che serviranno ulteriori negoziati su altri aspetti della proposta. Tra i nodi più delicati rimane la presenza di una futura rappresentanza islamica nell’area, opzione esclusa da Israele e dalla maggior parte dei partner internazionali.

Il presidente Usa, protagonista di un ruolo diretto e sempre più pressante, ha scritto sul suo social Truth: «Credo che siano pronti per una pace duratura. Israele deve cessare immediatamente i bombardamenti su Gaza, in modo da poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido. Stiamo già discutendo i dettagli».

Poche ore prima, Trump aveva minacciato di «scatenare l’inferno» se Hamas non avesse accettato entro domenica il suo piano in 20 punti.

Israele riduce le operazioni su Gaza City

Secondo quanto riportato dal Times of Israel, i leader israeliani hanno ordinato all’Idf (Forze di difesa israeliane) di interrompere la campagna per la conquista totale di Gaza City. Le truppe continueranno però con manovre difensive, riducendo al minimo le offensive. La decisione arriva mentre sul terreno i bombardamenti non si sono ancora fermati: l’agenzia di protezione civile della Striscia denuncia che nella notte ci sono stati decine di attacchi aerei e di artiglieria, con almeno 20 morti secondo fonti mediche citate da AlJazeera.

La comunità internazionale: segnali di apertura

Domani al Cairo inizieranno i negoziati ufficiali per definire i dettagli del piano Trump.

  • La delegazione israeliana sarà guidata dal ministro Ron Dermer.

  • Gli Stati Uniti parteciperanno con l’inviato speciale Steve Witkoff.

  • In parallelo, si prepara un incontro a Parigi il 9 ottobre per fare il punto della situazione, come anticipato dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

Fondamentale si è rivelata la mediazione di Qatar ed Egitto, che hanno tenuto aperti i canali con Hamas e con Israele.

L’annuncio ha suscitato reazioni immediate a livello globale:

  • la premier italiana Giorgia Meloni ha definito il momento una «straordinaria occasione che dobbiamo cogliere», ringraziando in particolare il Qatar per i suoi sforzi.

  • Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di «rilascio degli ostaggi e cessate il fuoco a portata di mano».

  • Il premier britannico Keir Starmer ha definito la mossa «un significativo passo avanti».

  • Da Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiesto a Israele di fermare «immediatamente tutti gli attacchi».

Una nota ufficiale del Quai d’Orsay sottolinea come la risposta di Hamas rappresenti «una tappa importante che consente di andare avanti verso la fine della guerra». Parigi ha ribadito l’intenzione di collaborare con Washington, Israele, l’Autorità palestinese e gli altri partner internazionali per una pace duratura in Medio Oriente.

Nonostante le pressioni americane, fonti israeliane vicine al premier Benjamin Netanyahu hanno fatto sapere che la risposta di Hamas non è considerata «positiva». Il Governo teme che l’apertura del movimento islamico sia solo tattica e mira a ottenere concessioni politiche sul futuro della Striscia.

La Flotilla: espulsi 137 attivisti, tra cui 26 italiani

Parallelamente agli sviluppi diplomatici, Israele ha espulso altri 137 attivisti della Piano Trump Gazacosiddetta Global Sumud Flotilla, accusata di sostenere Hamas. Tra loro ci sono 26 italiani, arrivati oggi a Istanbul. Il ministro degli Esteri italiano Tajani ha spiegato che altri 15 connazionali non hanno firmato il rilascio volontario e saranno espulsi per via giudiziaria nei prossimi giorni. «Ho dato disposizioni perché i nostri cittadini siano trattati con rispetto dei loro diritti», ha sottolineato Tajani.

Gli attivisti «hanno denunciato varie forme di maltrattamenti e aggressioni da parte delle guardie carcerarie». Lo sostiene il team legale internazionale della Global Sumud Flotilla. «Alcuni hanno dichiarato di non aver ricevuto cibo, che i loro farmaci sono stati trattenuti e che non sono stati forniti farmaci alternativi», sostengono gli avvocati. «Altri hanno segnalato la mancanza di accesso all’acqua potabile e hanno descritto l’acqua disponibile come non sicura».

Il dramma umanitario: oltre 67.000 morti

Il bilancio delle vittime a Gaza continua a crescere. Secondo il Ministero della Sanità locale, controllato da Hamas, dall’inizio della guerra si contano 67.074 morti e più di 169.000 feriti.

Solo nelle ultime 24 ore, almeno 66 persone hanno perso la vita. Le cifre, riportate anche dai media israeliani, sottolineano la gravità della crisi umanitaria.

Mentre i leader politici trattano nei palazzi del potere, la popolazione civile di Gaza continua a vivere tra la fuga e la paura. Migliaia di famiglie hanno abbandonato Gaza City per cercare rifugio nel sud della Striscia, mentre altri hanno scelto di restare, temendo che lo sfollamento significhi la perdita definitiva delle proprie case. Molti sopravvissuti raccontano di aver passato la notte sotto le bombe, nonostante gli annunci di tregua imminente.

San Francesco e l’appello alla pace

Alla festa di San Francesco d’Assisi, la premier Giorgia Meloni ha collegato gli sviluppi a Gaza al messaggio del Patrono d’Italia: «la pace non si materializza quando si invoca, ma quando si costruisce con impegno e coraggio, mettendo un mattone dopo l’altro, con responsabilità e ragionevolezza».

Un richiamo simbolico che arriva proprio nel giorno in cui, per la prima volta dopo mesi, si intravede la possibilità di un cessate il fuoco reale.

Il sì condizionato di Hamas al piano Trump rappresenta un segnale inatteso, accolto con cautela da Israele ma con speranza dalla comunità internazionale. Se i negoziati in Egitto porteranno a un accordo concreto, potremmo assistere all’inizio della fine di una guerra che ha già causato decine di migliaia di morti e una catastrofe umanitaria senza precedenti. La prossima settimana sarà decisiva: tra il tavolo del Cairo e l’incontro di Parigi del 9 ottobre, il mondo tratterrà il fiato.

 

Ginevra Larosa

Foto © Axios, NBC News, Comune di Bra, Al-Jazeera

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