Un Paese che vuole riappropriarsi dei propri valori

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Il Poverello di Assisi ritorna ad essere festività nazionale, ma cambiamenti effettivi si avranno solo a partire dal 2027

Con l’approvazione bipartisan al Senato in via definitiva della proposta di legge parlamentare presentata il 17 ottobre del 2024 per l’istituzione della festa civile nazionale di San Francesco d’Assisi, si torna, dopo quasi mezzo secolo, a riconoscere il valore fondante e unificante di un personaggio amato e rinomato in tutto il Mondo; Francesco di Bernardone, conosciuto poi come il Poverello di Assisi.

Nato da famiglia agiata e fattosi povero per Cristo, Francesco fu diacono, mistico, poeta, operatore di pace, fondatore dell’Ordine dei francescani e anche istitutore dell’ordine di vita delle Sorelle povere di San Damiano (poi Clarisse), insomma molte cose in soli 44 anni di vita e che lo vedono canonizzato appena due anni dopo la sopraggiunta “sorella morte”. Non alto di statura, magrolino con occhi vispi e scuri, fu dapprima desideroso di diventare cavaliere per contribuire alla IV crociata muovendo alla volta di Gerusalemme ma a seguito di una rivelazione in cui una voce gli domanda: “È meglio seguire il servo o il padrone?”, ecco la conversione nella scelta di seguire il padrone ovvero Dio espresso con il linguaggio di quei tempi.

Spinto dallo slancio missionario per la predicazione e dalla ricerca di un’alternativa pacifica alle crociate decise persino di presentarsi per incontrare il Sultano d’Egitto Malik al-Kamil (mentre era in corso la V crociata) come uomo di religione e non d’armi. Fu ascoltato con interesse e riconoscimento e non venne ucciso come era facile capitasse allora. Ricordiamo così come nel segno di San Francesco Assisi divenne, il 27 ottobre del lontano 1986, lo scenario del primo incontro interreligioso promosso dal Papa santo Giovanni Paolo II, che pure vi convocò un “incontro di preghiera per la pace in Europa” nel 1993, iniziativa rilanciata poi 25 anni dopo lo storico evento, da Papa Benedetto XVI.

“Il più santo tra gli italiani, il più italiano tra i santi”.

Nonostante questa frase sia celebre non si è certi della sua attribuzione. Resta però il fatto che riassume in modo eccellente lo spirito con cui si vuole ricordare il Santo e che fu ben espresso nello scritto del 1843 “Del primato morale e civile degli italiani”, opera di Vincenzo Gioberti. Proclamato Patrono Primario d’Italia nel 1939 da Papa Pio XII assieme a Santa Caterina da Siena, sarà dunque anche, a partire dal prossimo anno, (nel 2026 cadrà di domenica), in occasione dell’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, celebrato come festività a livello nazionale. Una ricorrenza non solo religiosa, dunque, ma anche civile, che coinvolge tutti con il suo messaggio universale, che è innanzitutto un esempio vissuto e incarnato di dialogo, di coesione, di pace gioiosa, di custodia del creato nell’attenzione verso tutti.

Un accostamento interessante è che già nel 2005 il Parlamento italiano ha riconosciuto il 4 Ottobre come la Giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra culture e religioni diverse, e in un tempo in cui rigurgiti di inciviltà, soggettiva e globale, sembrano tornare di moda o non essersi mai evoluti, in un’epoca in rapida evoluzione Francesco è quindi scelto come antidoto contro quei sentimenti d’odio e d’ira che riportano indietro l’evoluzione dell’umanità.

Un Santo amato da tutto il Mondo

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, presente ad Assisi in occasione delle celebrazioni nazionali in onore del Santo Patrono d’Italia, ha parlato di «segnale importante dell’unità che si ritrova in politica attorno a una delle figure più rappresentative e distintive dell’identità nazionale. Un santo amato da tutto il popolo italiano e in cui tutto il popolo si riconosce. La Festa Nazionale sarà l’occasione per celebrare un uomo straordinario e ricordarci chi siamo e cosa ci unisce nel profondo».

E gesto che unisce è infatti, come da antica tradizione, l’offerta dell’olio che ogni anno una Regione d’Italia diversa offre per alimentare la lampada votiva che arderà sulla tomba del Poverello di Assisi, quest’anno sarà la Regione Abruzzo, segno concreto di comunione che pure sottolinea e richiama doveri e responsabilità per costruire e condividere il bene.

Esempio della statura mondiale di San Francesco lo vediamo anche sulla cartina degli Stati Uniti d’America in quella metropoli che da lui prese il nome di San Francisco. Questo senza dire poi delle migliaia di chiese, istituti, associazioni, luoghi pubblici e comunità sparse per la terra ovvero in quella natura da lui vista come opera mirabile di Dio. Mite, dimostrava le sue obiezioni con il silenzio e l’esempio della sua vita, mai contestatore dell’autorità della Chiesa, diversamente dai movimenti pauperistici del tempo che agiscono ieri come oggi. Ed è proprio questa la risposta che il premier Meloni ha usato davanti alla contestazione avvenuta in piena cerimonia ricordando l’importanza del dialogo con rispetto. Lo stesso concetto che Papa Leone XIV ribadisce nella sua richiesta di disarmo delle parole per disarmare la terra.

Il Cantico delle Creature e il Lupo

Nel componimento poetico conosciuto anche come “Il Cantico di Fratello Sole e Sorella Luna”, si nota subito, con una semplicità disarmante, come la parità di genere sia primaria tra tutte le creature, anche l’uomo infatti è posto insieme con le altre creature di Dio. Il testo, cantato e musicato da Francesco stesso era da lui usato come liturgia con i suoi compagni per la lode di Dio. Nel Cantico infatti tutte le creature sono nominate positivamente, persino la morte, e quanto c’è, solo da questo, da imparare e da prendere a modello.

Come anche dalla storia di Francesco e il Lupo di Gubbio, episodio della sua vita raccontato nei “Fioretti”, laddove, al di là della possibile interpretazione allegorica del ruolo del Lupo o di chi veramente fosse costui, la cosa importante è che Francesco gli parlò da subito in modo cordiale, chiamandolo Frate lupo, e che lo integrò con la Città che tanto terrorizzava e da cui era ovviamente malvoluto. Francesco promette al lupo che se si pentirà del male fatto cambiando modo di vita, gli eugubini saranno lieti di accoglierlo in Città e di nutrirlo e così avvenne. Un impegno di perdono e rispetto mantenuto da entrambe le parti.

Un’ecologia integrale dunque che può certamente divenire un modello di riferimento plausibile e auspicabile per i nostri giorni.

 

Adamo De Palma

Foto © viaggiareinumbria.com, archive.santegidio.org, infomedianews.com, viadifrancescofirenzelaverna.it, ChietiToday

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