Nuovo scontro tra Ue-Coldiretti in vista della futura riduzione del 20% dei fondi all’agricoltura, cui si oppongono 7 italiani su 10
Le risoluzioni della Commissione Von der Leyen si scontrano nuovamente con l’opinione della maggioranza dei cittadini italiani. L’ultima decisione ad aver creato disapprovazione riguarda la diminuzione del budget agricolo. Il piano prevede la riduzione del 20% dei fondi spettanti alla Pac (Politica agricola comune), una delle principali politiche dell’Unione, volta a sostenere l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Tale taglio, previsto per il sessennio 2028–2034, comporterebbe un calo del peso del settore agricolo nel bilancio europeo, passando dal 30-35% al solo 14%.
Analisi Coldiretti-Censis
Durante la seconda giornata del XXIII Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione, svoltosi a Roma, un’analisi prodotta da Coldiretti–Censis ha rivelato dati che non possono essere ignorati. Difatti, ben il 70% dei cittadini si dichiara contrario alla scelta della Commissione europea in merito ai tagli alla Pac. Le motivazioni di tale dissenso sono varie, tutte però mettono in evidenza una forte sensibilità nei confronti di questo settore che dovrebbe essere promosso e valorizzato e non penalizzato. Si denunciano i rischi e le ritorsioni che subirebbe il settore economico e dello sviluppo. Tale piano infatti farebbe diminuire del 22% le risorse della Pac spettanti all’Italia, che a quel punto disporrebbe di soli 31 miliardi. Ciò equivarrebbe a ben 8,7 miliardi di euro in meno, pari a 1,2 miliardi all’anno.
Ripercussioni e possibilità
È ben radicata anche la consapevolezza che il giusto sostegno alle tipicità locali e alle filiere territoriali del cibo generi sviluppo, nonché occupazione di qualità e sostenibilità. «Sarà un momento di riflessione importante», ha affermato Dominga Cotarella, presidente della fondazione Campagna Amica, al forum Coldiretti. «Vogliamo sottolineare il rischio rispetto alla scelta dell’Unione europea di ridurre i fondi della Pac». Si tratta di una scelta che la presidente ha definito «un errore politico, in quanto mette in discussione 30 anni di lavoro che hanno visto la multifunzionalità in agricoltura in Italia e in Europa» rendendo «le imprese rurali protagoniste».
Ha poi affermato che, grazie alla legge di orientamento del 2001, l’Italia abbia intrapreso un percorso di modernizzazione, differenziazione nonché di imprenditorialità. Far venire meno tali progressi equivarrebbe «a mettere in discussione un percorso straordinario che ha reso l’agricoltura protagonista». Bisogna rendersi conto di «quanto gli agricoltori siano fondamentali, quanto siano protagonisti della filiera agroalimentare e quanto l’Europa senza agricoltori non può esistere», ha concluso.
Sulla stessa linea di pensiero si schiera buona parte degli italiani. Per il 78% della popolazione del Belpaese, l’agricoltura è il miglior modo per contrastare i cambiamenti climatici, in quanto la presenza capillare delle imprese agricole rafforza i territori, consentendo di prevenire in modo efficace e sostenibile gli eventi climatici estremi. Il 73% invece ritiene possa essere un’ottima opportunità per i giovani.
Al rischio la salute a vantaggio dei Paesi extra-europei
La scelta di ridurre i fondi alla Pac avrà anche una notevole ripercussione sulla salute dei cittadini europei. Difatti il calo della produzione agricola Made in Europe obbligherà ad aumentare il numero di importazioni da Paesi extra-comunitari, in cui non vengono rispettate le medesime regole in merito a sicurezza alimentare, sostenibilità e diritti dei lavoratori che invece vi sono in Europa. Non è infatti un caso che in Ue, dall’inizio del 2025, siano scoppiati oltre 2.000 allarmi alimentari causati da cibi provenienti da Nazioni non appartenenti all’Unione. Secondo un’analisi Coldiretti, su dati Rasff, si trattava di alimenti contenenti residui di pesticidi oltre i limiti consentiti, nonché sostanze cancerogene e batteri.
In merito alla questione dei tagli si è espresso anche il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini: «affronteremo con determinazione i prossimi mesi, chiedendo un’inversione di rotta attraverso l’azione degli Stati membri e del Parlamento europeo, per dare agli agricoltori opportunità e traiettorie di futuro. Nel momento in cui le altre potenze mondiali aumentano il loro sostegno alle rispettive agricolture, l’Ue mette l’ennesimo tassello di una politica economica e produttiva totalmente fallimentare, che sta facendo chiudere interi settori europei, avvantaggiando paesi come la Cina».
Distacco diffuso
Ma la sensazione di distacco nei confronti delle decisioni politiche dell’Unione europea non riguarda solo il settore della Pac. Profonde incertezze e malcontenti coinvolgono l’operato della Commissione Von der Leyen anche in merito ai dazi Usa. Difatti l’approccio alla trattativa è stato considerato troppo accondiscendente, penalizzando le aziende e l’intera comunità. L’impressione e il giudizio che va consolidandosi tra gli italiani è che la tecnocrazia europea generi una sovrapproduzione di norme interne, considerate costose ed eccessivamente burocratiche, mentre all’esterno questa sia debole. Non in grado di difendere gli interessi economici e sociali dei Paesi che la costituiscono.
La Coldiretti, tramite le parole del segretario generale Vincenzo Gesmundo, ha difatti denunciato i rischi che si correrebbero lì dove la tecnocrazia europea divenisse davvero tale. Infatti si sta sviluppando «un processo che rischia di trasformare l’Unione da spazio di cooperazione, pace e democrazia in una struttura tecnocratica e autoreferenziale, dove le scelte vengono imposte dall’alto, svuotando il ruolo dei cittadini e dei parlamenti nazionali. Per evitarlo, occorre riconnettere l’Europa ai valori originari, sviluppo, agricoltura, welfare e partecipazione, restituendo centralità alle regole democratiche e alla sovranità popolare».
Ottavia Scorpati
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