Gaza, emergenza umanitaria e svolta Onu sul piano di pace Usa

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Le piogge devastano i campi profughi mentre la diplomazia internazionale tenta di rilanciare il processo di pace per Gaza

Strade allagate, ripari improvvisati sommersi, tende distrutte dal vento. Le intense piogge che si sono abbattute su Gaza hanno colpito una popolazione già provata da mesi di conflitto, precarietà e scarsità di risorse. Migliaia di famiglie si trovano ora senza un rifugio adeguato, proprio mentre l’inverno si avvicina e le temperature iniziano a scendere rapidamente.

Secondo le più recenti stime dell’UNHCR, almeno 259.000 famiglie palestinesi, pari a quasi un milione e mezzo di persone, necessitano con urgenza di un riparo d’emergenza. Servono tende resistenti, kit di riparazione, materiali per l’isolamento, coperte e beni essenziali. Eppure, nonostante l’estrema necessità, gli aiuti rimangono bloccati ai valichi di ingresso.

L’agenzia delle Nazioni Unite riferisce che nei camion in attesa alle frontiere sono stipati «milioni di articoli per i rifugi», compresi tende, kit per la sigillatura delle strutture, intelaiature, biancheria da letto, set da cucina e coperte. Si tratta di 4.000 pallet di materiali fondamentali, completamente fermi ai confini. L’appello degli operatori umanitari è chiaro: sbloccare immediatamente gli aiuti per permettere alla popolazione di affrontare i mesi più difficili dell’anno.

Via libera al piano Trump per Gaza

Mentre sul terreno la situazione umanitaria resta gravissima, al Palazzo di Vetro di New York arriva una svolta politica di rilievo. Con 13 voti a favore e le astensioni di Russia e Cina, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione sponsorizzata dagli Stati Uniti che sostiene il piano di pace di Donald Trump per Gaza.

La risoluzione non solo approva il nuovo quadro politico proposto da Washington, ma autorizza anche il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione, incaricata tra l’altro di disarmare Hamas e garantire sicurezza durante il processo di transizione. L’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, ha definito l’approvazione «storica», sottolineando come il testo apra secondo Washington «un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese».

Attuare subito la risoluzione

La risposta dell’Autorità Palestinese non si è fatta attendere. In un comunicato diffuso tramite l’agenzia Wafa, Ramallah ha espresso «soddisfazione» per il voto, chiedendo però che il contenuto della risoluzione venga attutato immediatamente.

L’AP chiede il rapido dispiegamento del «consiglio per la pace», il ritiro completo delle truppe israeliane e l’immediata attivazione della forza internazionale. L’obiettivo, secondo la dichiarazione ufficiale, è «garantire il ritorno alla normalità e proteggere la nostra popolazione nella Striscia di Gaza», oltre che facilitare la ricostruzione e bloccare il processo di «indebolimento della soluzione dei due Stati».

Nel comunicato, lo Stato di Palestina ribadisce inoltre la piena apertura alla cooperazione con Stati Uniti, membri del Consiglio di Sicurezza, Paesi arabi, Paesi islamici e Unione europea, con l’obiettivo di implementare efficacemente la risoluzione:
«siamo pronti ad assumerci pienamente le nostre responsabilità nella Striscia di Gaza, nell’ambito dell’unità del territorio, del popolo e delle istituzioni», si legge nella nota.

Trump esulta su Truth Social

Il presidente statunitense, Donald Trump, ha celebrato l’approvazione con toni trionfalistici. In un post su Truth Social, ha definito il voto del Consiglio di Sicurezza «un momento storico», aggiungendo che l’iniziativa contribuirà a «più pace nel Mondo».

«Congratulazioni al Mondo per l’incredibile voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che riconosce e approva il consiglio di pace, che sarà presieduto da me», ha scritto, sottolineando che l’organismo comprenderà «i leader più potenti e rispettati del Mondo». Trump ha poi ringraziato uno a uno i Paesi membri del Consiglio, oltre a una serie di Stati mediorientali che hanno sostenuto il piano, come Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. Ha infine annunciato che nuovi nomi e dettagli sul board of peaceverranno diffusi nelle prossime settimane.

Le riserve di Cina e Russia

Dietro le astensioni di Cina e Russia non c’è indifferenza, ma piuttosto una serie di obiezioni sostanziali. Entrambe le potenze hanno infatti manifestato forti riserve sul testo. L’ambasciatore cinese, Fu Cong, ha spiegato che il documento è «carente sotto molti aspetti» e non riafferma esplicitamente il principio della soluzione dei due Stati, ritenuto imprescindibile per un accordo postbellico duraturo. «È particolarmente preoccupante che la risoluzione non garantisca un ruolo centrale all’Autorità Nazionale Palestinese e alle Nazioni Unite», ha dichiarato. La Cina ha comunque deciso di non votare contro per evitare di compromettere il fragile equilibrio regionale, riconoscendo l’urgenza di mantenere un cessate il fuoco stabile.

Anche la Russia ha criticato apertamente il testo. L’ambasciatore Vassily Nebenzia ha dichiarato che la risoluzione «non si poteva sostenere», denunciando l’assenza di strumenti concreti per controllare l’attuazione del piano, la mancanza di scadenze e l’assenza del principio fondamentale dei due Stati. Secondo Mosca, il Consiglio si sarebbe limitato a legittimare un’iniziativa interamente nelle mani di Washington, auspicando che gli Usa dimostrino davvero la volontà e la capacità di garantire la pace.

Ora si passi alla Fase 2 del piano

Dopo il voto, anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha commentato l’adozione della risoluzione, definendola un passo importante nella direzione di un consolidamento del cessate il fuoco.

Il portavoce Onu, Stephane Dujarric, ha dichiarato: «è essenziale tradurre lo slancio diplomatico in misure concrete e urgenti sul campo».

Le Nazioni Unite si sono dette pronte a svolgere il ruolo loro assegnato, sottolineando l’importanza di procedere verso la Fase 2 del piano, quella che dovrebbe aprire formalmente un percorso politico per il raggiungimento della soluzione a due Stati.

Gaza resta sospesa

Mentre la politica internazionale prova a ridisegnare l’equilibrio del Medio Oriente con la nuova risoluzione USA, la popolazione di Gaza continua a vivere in condizioni drammatiche. Le piogge torrenziali delle ultime ore hanno reso evidente che, al di là dei negoziati globali, l’urgenza principale resta la stessa: garantire protezione immediata a chi non ha più un tetto sotto cui ripararsi. Gli aiuti bloccati ai valichi, le tende spazzate via dal vento e i rifugi invasi dall’acqua mostrano quanto la situazione umanitaria sia lontana dall’essere stabilizzata. Il prossimo inverno rappresenta una minaccia concreta, e senza un rapido sblocco degli aiuti le conseguenze potrebbero essere devastanti.

 

Ginevra Larosa

Foto © CNN, Diakonie Katastrophenhilfe, Il Manifesto, NBC News

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