Opposizione politica e dissenso: soggette a repressione

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Opposizione politica e dissenso

Il recente rapporto di Amnesty International mette in evidenza come sempre più Stati cerchino di mettere a tacere chi li contesta

Avvicinarsi al mondo della politica e comprenderne le dinamiche interne non è sempre così semplice. Nell’arena in cui si confrontano le varie correnti politiche, ruolo fondamentale lo ricopre l’opposizione. Questa non si limita semplicemente al contestare quanto posto in essere da chi è al Governo ma piuttosto incarna un contropotere che diviene indispensabile al corretto funzionamento delle istituzioni democratiche o che mantiene viva la speranza di un cambiamento lì dove vigono regimi autoritari. Ma l’opposizione non riguarda solo i politici: anche semplici cittadini prendono parte a manifestazioni di dissenso verso il potere costituito e il suo modo di agire, attraverso mezzi diversi da quelli della tradizionale linea politica, spesso con il fine ultimo di attirare l’attenzione o influenzare la stessa.

Oggi, così come in passato, l’opposizione politica e il dissenso manifestato in tutte le sue forme si trovano a fronteggiare nuove sfide, in un contesto internazionale in cui crescono sistemi repressivi.

Compiti e tutela dell’opposizione

Numerosi studiosi si sono confrontati e soffermati nel definire esattamente che cosa si dovesse intendere per opposizione politica, giungendo nell’epoca contemporanea a considerarla non solo come una semplice minoranza, quanto più come un elemento fondamentale e strutturante della democrazia. In questo contesto, essa esercita una funzione di controllo sul Governo, esaminando le sue azioni. Ciò al fine di evitare e prevenire lo sviluppo di derive autoritarie, nonché garantire che il processo decisionale sia trasparente. Nei contesti democratici l’opposizione rappresenta anche le “voci minori”, offrendo un’alternativa politica ai cittadini, facendo sì che tutte le diverse opinioni della società vengano tenute in considerazione. Proponendo dei progetti di legge o degli Opposizione politica e dissensoemendamenti, i partiti dell’opposizione, infatti, cercano di influenzare la legislazione. Nonché questa garantisce il rispetto dei principi costituzionali e delle libertà fondamentali, assicurando che il Governo agisca nei limiti di quanto stabilito nel quadro giuridico.

Data la sua natura di pilastro della democrazia, l’opposizione politica gode di diritti specifici, spesso garantiti nelle Costituzioni, nonché di leggi che assicurano l’esistenza di un equilibrio democratico. Per poter esercitare il loro ruolo, i membri dell’opposizione possono ricorrere a diversi strumenti parlamentari, tra cui:

  • Interrogazioni parlamentari: per poter interrogare, chiedendo maggiori informazioni e spiegazione, il Governo sulle sue azioni e decisioni.
  • Commissioni d’inchiesta: meccanismi volte a indagare su questioni ritenute sensibili, chiedendo conto al Governo.
  • Proposte di legge: possibilità di presentare dei testi di legge alternativi.

Sfide contemporanee

Nel Mondo di oggi, le dinamiche politiche evolvono rapidamente e così i ruoli tradizionali delle opposizioni politiche sono messi alla prova dai vari contesti nazionali e internazionali.

I sistemi politici in cui si ritrovano ad agire le opposizioni, influenzano e caratterizzano le sfide che dovranno affrontare. Nei Paesi Bassi, ad esempio, i partiti di opposizione hanno un impatto significativo sull’elaborazione delle leggi, anche prima del loro voto finale. In Svizzera, invece, l’assenza di una maggioranza chiara rende difficile la distinzione tra maggioranza al potere e minoranza esclusa. Questa situazione complica il compito dell’opposizione, che deve navigare in un ambiente politico incerto. Nell’ambito del sistema parlamentare europeo, invece, le forze di opposizione si strutturano spesso in un’ottica di pro o anti-integrazione europea, differenziandosi così dal classico schema che vede opposte maggioranza e minoranza.

Le sfide che devono fronteggiare le opposizioni cambiano configurazione lì dove ci si sposta in altri Continenti. In Africa, figure come Bobi Wine in Uganda o Macky Sall in Senegal si oppongono a regimi autoritari, dove la libertà di espressione e i diritti politici sono spesso limitati.

Il caso tunisino

Opposizione politica e dissensoUn chiaro e recente esempio di repressione del dissenso è quello che sta avvenendo in Tunisia. Giovedì 4 dicembre difatti Ahmed Néjib Chebbi, rappresentante principale dell’opposizione al regime tunisino, è stato arrestato pochi giorni dopo rispetto alla sua condanna in appello a 12 anni di prigione. Si tratta di una campagna di repressione che Amnesty International ha definitocieca”. Chebbi, 81 anni, è uno degli oppositori storici del potere ora al Governo, cofondatore e presidente del Fronte di salute nazionale, principale coalizione di opposizione. Ha ricoperto brevemente una carica ministeriale dopo la caduta di Zine El Abidine Ben Ali, rovesciato da un’insurrezione nel 2011, divenendo membro dell’Assemblea nazionale costituente all’inizio della transizione democratica. «Vado in prigione a quest’età avanzata con la coscienza tranquilla e pura in quanto non ho commesso alcun errore», ha affermato Chebbi.

Tale arresto si colloca in un mega processo contro una quarantina di oppositori accusati di “complotto contro la sicurezza dello Stato”, nonché di “adesione a un gruppo terroristico”. Difatti già nei giorni passati il Governo tunisino ha provveduto all’imprigionamento di altre due figure ben note dell’opposizione: l’avvocato Ayachi Hammami e il militante Chaïma Issa. Queste detenzioni «confermano la spaventosa determinazione delle autorità tunisine nel soffocare l’opposizione politica pacifica e qualsiasi forma di dissenso», ha dichiarato Sara Hashash, vicedirettrice regionale di Amnesty International. Come confermato da Chebbi, in seguito al suo arresto, quasi tutta l’opposizione tunisina si trova in prigione o in esilio. È come se, a 15 anni dalla rivoluzione, la dittatura marcasse ufficialmente il suo ritorno. Difatti dal colpo di forza compiuto dal presidente Kais Saied nel 2021, qualsiasi potere si trova nelle sue mani e chiunque provi a metterlo in discussione viene arrestato.

Rapporto Amnesty International

Nel “Rapporto 20242025” presentato da Amnesty International si evince la situazione dei diritti umani in 150 Stati, mettendo in evidenza come divengano sempre più comuni l’instaurazioni di pratiche autoritarie, nonché feroci repressioni contro il dissenso. Allo stesso tempo però si evidenzia come queste, insieme all’annichilimento del diritto internazionale, non siano inevitabili e che vi sia una forte volontà di resistere da parte delle persone. Sulla base di quanto riportato, in un gran numero di Stati si è ricorso ad arresti arbitrari, sparizioni forzate e a un uso della forza in maniera eccessiva. Tutto questo al solo scopo di far venire meno l’opposizione politica, il dissenso e la coraggiosa disubbidienza civile.

Opposizione politica e dissensoEsempio di questa escalation di violenza è stato l’ordine delle autorità del Bangladesh di sparare a vista contro gli studenti intenti a manifestare, provocando così quasi 1000 morti. In seguito alla contestazione di un risultato elettorale, in Mozambico le forze di sicurezza hanno represso le proteste uccidendo almeno 227 cittadini. In Turchia le autorità hanno imposto divieti generali per evitare proteste, usando mezzi fortemente repressivi per tacere anche le contestazioni più pacifiche.

Nel rapporto, inoltre, la campagna contro i diritti umani dell’amministrazione Trump, viene accusata di star sovraccaricando tendenze dannose già esistenti, svuotando le protezioni internazionali su tali temi e «accelerando la discesa dell’umanità in una nuova era caratterizzata da una miscela di pratiche autoritarie e avidità delle imprese economiche».

Vi è ancora speranza

In questo stato di caos e violenza, i media e la società civile svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere l’opposizione politica. Spesso le figure intellettuali contribuiscono ad alimentare il dibattito pubblico, rafforzando la legittimità dell’opposizione di fronte a maggioranze talvolta dominanti. Nella società di oggi, i social network e le piattaforme digitali offrono anche nuovi spazi per mobilitare e sensibilizzare i cittadini, ridefinendo così i contorni dell’opposizione politica contemporanea.

Nonostante l’asprezza dei tempi in cui viviamo, segnati da conflitti e odio crescenti, il “Rapporto 20242025” si conclude con un messaggio che invoca speranza ma che, per essere nutrita, necessita dell’impegno e della non-indifferenza delle persone.

Si legge che «nonostante possano essere demoralizzanti, queste sfide non rendono inevitabile la distruzione dei diritti umani. La storia abbonda di esempi di persone coraggiose che hanno vinto contro le pratiche autoritarie. Nel 2024 elettori ed elettrici di numerosi Stati hanno rifiutato col voto leader contrari ai diritti umani e milioni di persone nel Mondo hanno alzato le loro voci contro l’ingiustizia. Dunque, è chiaro: non importa chi ci si metta contro, dobbiamo continuare e continueremo a resistere a questi avventati sistemi di potere e di profitto che cercano di privare le persone dei loro diritti umani. Il nostro vasto e incrollabile movimento resterà unito per sempre nella comune visione della dignità e dei diritti di ogni persona su questo Pianeta».

 

Ottavia Scorpati

Foto © The wire, Open polis, Rfi, The Telegraph online

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