Legge sul consenso: cosa ci dicono i dati europei

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Legge sul Consenso

Più denunce e condanne, ma guerra fra sessi non pervenuta. Ecco cosa cambia nei Paesi che hanno adottato la normativa

Nelle ultime settimane, in Italia il dibattito sulla legge sul consenso si è trasformato in un terreno minato. Il ddl in questione ha momentaneamente interrotto il suo iter legislativo sbattendo contro il muro della camera alta. «La legge sul consenso in materia sessuale non vedrà la luce prima di febbraio 2026» le parole di Giulia Bongiorno, presidente leghista della Commissione Giustizia del Senato.

Cosa prevede il testo della legge

Per comprendere quanto stia accadendo, è necessario chiarire cosa cambierebbe con la legge sul consenso. La riforma interviene sulla definizione stessa di violenza sessuale e sposta l’attenzione dal concetto di forza fisica a quello di volontà espressa.

Principale novità è l’introduzione del principio del “consenso libero e attuale”: ogni rapporto sessuale privo di volontà esplicita, presente e realmente libera della persona coinvolta è considerato reato. Questi, i cambiamenti più significativi:

  • non basta più che non vi sia stata violenza fisica. Conta invece l’assenza di un sì autentico e consapevole;
  • non è più necessario dimostrare una costrizione tramite forza, minaccia o abuso di autorità. È sufficiente l’assenza di un consenso chiaro;
  • chi compie, fa compiere o costringe a subire atti sessuali senza consenso subirà una pena che da 6 a 12 anni di reclusione;
  • il consenso deve essere attuale, espresso nel momento in cui l’atto si svolge. Non rilevano un sì detto in passato, un silenzio interpretato come assenso o l’assenza di resistenza fisica;
  • la persona può revocare il consenso in qualsiasi momento, anche durante il rapporto;
  • sono penalmente rilevanti anche situazioni in cui la vittima non riesce a opporsi per paura, shock o immobilità.

Amnesty International dichiara che «se approvata definitivamente, porterebbe l’Italia in linea con i Paesi europei che già applicano normative basate sul consenso, un modello riconosciuto nelle raccomandazioni internazionali sulla protezione della libertà personale».

Le domande sorgono spontanee: nei Paesi che l’hanno atottata le denunce sono aumentate? Le condanne sono più frequenti? E soprattutto: questo aumento riflette un incremento della violenza, oppure una maggiore capacità di riconoscerla e denunciarla?

L’imperativo è fare chiarezza attraverso i dati e distinguere tra i tassi di denuncia forniti da Eurostat (2013-2023), la vittimizzazione reale rilevata dalla survey europea del 2021 “Violence Experienced by Total Population”, i dati sulle condanne elaborati dall’UNODC e le informazioni di contesto raccolte nel WHO Violence Info Database.

Nord Europa

Paesi scandinavi 
  • La Svezia, che nel 2018 ha adottato la riforma “solo sì è sì”, registra tra i tassi più alti di denunce di violenza sessuale in Europa, circa 200-220 casi per 100.000 abitanti. Le survey sulla popolazione indicano che circa il 19% delle donne riferisce di aver subito violenza sessuale nel corso della vita. Le condanne oscillano tra il 15% e il 25% delle denunce. Dopo la riforma del 2018 le denunce sono aumentate di circa il 75%, e le condanne sono cresciute di quasi il 30%.
  • La Danimarca introduce il modello basato sul consenso nel 2021. Registra circa 110130 denunce per 100.000 abitanti. I dati mostrano una quota di vittimizzazione attorno all’11% delle donne. Le condanne sono attorno al 12-18% delle denunce. Nei primi due anni dopo la riforma, il numero di denunce è aumentato di circa il 30%.
  • L’Islanda ha introdotto la legge sul consenso nel 2018 e registra oggi circa 140150 denunce per 100.000 abitanti, con una vittimizzazione dichiarata attorno al 17%. Le condanne si collocano attorno al 20%. Anche qui aumenta il numero delle denunce nel periodo successivo alla riforma.
  • La Norvegia, che ha adottato il modello in questione nel 2022, posizionandosi a 8595 denunce ogni 100.000 abitanti, con una vittimizzazione del 18% e un tasso di condanna intorno al 20%. I dati preliminari mostrano un aumento delle denunce dell’ordine del 20% dopo la riforma.
  • La Finlandia, che ha approvato la riforma nel 2023, registra 90110 denunce per 100.000 abitanti, con un livello di vittimizzazione del 15% e un tasso di condanna del 18%
Mitteleuropa, Belgio e Irlanda
  • In Germania, dove dal 2016 è in vigore la riforma “Nein heißt Nein”, le denunce si collocano attorno a 5565 ogni 100.000 abitanti, la vittimizzazione è attorno al 13-15% e il tasso di condanna si aggira sul 15%. Nei cinque anni successivi alla riforma si è registrato un aumento delle denunce di circa il 20%.
  • I Paesi Bassi dal 2024, presentano circa 5060 denunce per 100.000 abitanti, con una vittimizzazione dell’11% e condanne tra il 12% e il 14%;
  • Il Belgio, dopo la riforma del 2022, registra circa 90 denunce per 100.000 abitanti, una vittimizzazione del 14% e condanne attorno al 15%. Le denunce sono cresciute sensibilmente nel biennio successivo;
  • In Svizzera, che ha approvato la riforma nel 2023, le denunce si collocano attorno a 75 ogni 100.000 abitanti, con una vittimizzazione dell’11% e condanne del 16%. Nei primi 18 mesi post-riforma le denunce sono salite del 18%;
  • La Slovenia registra circa 40 denunce per 100.000 abitanti, una vittimizzazione del 9% e condanne del 13%. Anche qui, dopo l’adozione della legge nel 2021, si è registrato un aumento delle denunce di circa il 15%;
  • L’ Irlanda mostra circa 110 denunce per 100.000 abitanti, una vittimizzazione del 18% e un tasso di condanna vicino al 12%. Anche qui si osserva una crescita costante della propensione a denunciare.

Europa romanza 

  • La Spagna, dopo l’introduzione della legge del “solo sí es sí” nel 2022, registra 65-75 denunce per 100.000 abitanti, con un livello di vittimizzazione del 12% e condanne attorno al 14%. Nel primo anno dopo la riforma si è osservato un forte aumento delle denunce, mentre i tassi di condanna sono rimasti stabili;
  • La Francia, prima della riforma del 2025, registrava 30-35 denunce per 100.000 abitanti, una vittimizzazione del 14% e condanne tra il 10% e il 12%. È uno dei casi più interessanti: le survey mostravano un livello di violenza simile ai Paesi nordici, ma i tassi di denuncia erano molto più bassi.

Paesi senza legge sul consenso

Nei Paesi che non hanno adottato una definizione di stupro basata sul consenso, il quadro è molto diverso. I tassi di denuncia sono più bassi rispetto ai Paesi con la legge, nonostante livelli simili di vittimizzazione.

  • L’Italia presenta uno dei tassi più bassi d’Europa: 20-25 denunce per 100.000 abitanti. La vittimizzazione dichiarata è attorno all’11%. Le condanne oscillano tra il 10% e il 14%. Il dato più evidente è livello enorme di sommerso, con una quota molto ampia di violenze, incluse quelle del subìte dal genere maschile, che tendono all’oblio;
  • La Polonia registra 15-20 denunce per 100.000 abitanti, con vittimizzazione del 10% e un tasso di condanna del 12%. Un paese dove la cultura della denuncia è molto più bassa rispetto alla media europea;
  • L’Ungheria presenta 10-15 denunce per 100.000 abitanti, vittimizzazione del 9% e dati incompleti sulle condanne;
  • In Romania le denunce sono attorno a 15-20 per 100.000 abitanti, con una vittimizzazione del 10%;
  • La Bulgaria registra circa 20 denunce ogni 100.000 abitanti, con una vittimizzazione del 9% e condanne vicine al 10%;
  • In Portogallo si registrano circa 30 denunce per 100.000 abitanti, una vittimizzazione dell’11% e condanne attorno al 15%;
  • La Grecia, che non ha ancora adottato una piena definizione basata sul consenso, presenta circa 30 denunce per 100.000 abitanti, una vittimizzazione del 10% e condanne attorno al 14%.

Analisi dei dati

Il confronto tra Paesi con e senza legge sul consenso porta a delle chiare conclusioni. Le denunce sono più alte dove il consenso è soggetto a normativa. Il loro aumento indica che la violenza è più visibile, perché più persone trovano le condizioni per rivolgersi alle istituzioni.

Sul fronte delle condanne, l’andamento è altrettanto visibile. Crescono in proporzione all’aumento delle denunce. Non esiste traccia di un “effetto persecuzionenei confronti degli uomini, né di un uso distorto della normativa per colpire un genere in particolare.

Per quanto concerne la violenza reale i dati disponibili smentiscono l’idea che aumenti laddove esista una normativa sul consenso. I sondaggi e le survey che misurano la violenza vissuta e non quella denunciata rilevano livelli molto simili in tutta Europa, oscillando tra il 9% e il 19% a seconda dei Paesi.

A questo punto diventa evidente che la riforma non incide sulla quantità dei reati, ma sulla possibilità di riconoscerli e denunciarli. Riduce il sommerso, soprattutto nelle forme di violenza psicologica, coercitiva o subìta da persone che non riescono a reagire fisicamente. 

Ciò detto, è importante riconoscere che il quadro europeo non è uniforme. I Paesi che hanno introdotto una normativa basata sul consenso mostrano in genere una maggiore propensione alla denuncia e una più chiara definizione delle condotte perseguibili; quelli che non lo hanno fatto tendono invece a registrare tassi più bassi di denunce, pur avendo livelli di vittimizzazione comparabili.

Tuttavia, alle differenze si sommano fattori culturali, fiducia nelle istituzioni, qualità delle indagini, disponibilità dei servizi di supporto alle vittime e, più in generale, il rapporto storico che ogni società ha con la sfera privata e con la sessualità.

Il punto costante che emerge dai dati è che dove il reato è definito con maggiore chiarezza e dove la vittima percepisce di avere un percorso giudiziario comprensibile e accessibile, aumenta la visibilità del fenomeno. Dove queste condizioni non esistono, la violenza tende a rimanere nell’ombra.

 

Alessandro Bonifazi

Foto © Raising boys with love; 1tv.ge; Beratungsstelle gegen sexualisierte Gewalt; www.quotidiano.net

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