Mother di Robert Wilson al MAXXI, un’esperienza immersiva

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Mother Robert Wilson MAXXI

Un viaggio emozionale tra luce, suono e scultura che unisce l’arte di Robert Wilson e il mistero eterno della Pietà di Michelangelo

Dopo il Castello Sforzesco di Milano, l’opera Mother di Robert Wilson, regista, pittore e scultore, realizzata prima della sua scomparsa nel luglio 2025, è presente al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ed è visitabile fino al 18 gennaio 2026.

Un’opera che coinvolge il pubblico in un’esperienza emozionale e immersiva, capace di superare ogni credo religioso, per evocare il mistero universale ed eterno della Pietà: il dolore e la misericordia di ogni madre che tiene tra le braccia un figlio senza vita.

Nasce così immediatamente il rapporto fra l’installazione di Wilson e la Pietà Rondanini di Michelangelo, presente in mostra con lo storico calco in gesso, commissionato nel 1953 al restauratore Cesare Gariboldi. Opera incompiuta, quella michelangiolesca, che appare nell’installazione di Wilson in un rigoroso e inimitabile spartito di luce, avvolta da accordi nei suoni di archi e nelle voci di uno Stabat Mater straziante, composto da Arvo Pärt, uno tra i più grandi compositori estoni viventi.

A fare da corollario a questa esperienza immersiva, anche una serie di disegni originali di Robert Wilson, ispirati alla scultura e all’intero processo creativo dell’opera.

La fonte ispiratrice

«Quando ho visto per la prima volta la Pietà non finita di Michelangelo, sono rimasto seduto a guardarla per oltre un’ora. Era straordinario solo averla di fronte», ha affermato Robert Wilson.

L’iconografia della Pietà nasce dal Compianto su Cristo morto, tema non presente nei Vangeli sinottici ma molto rappresentato per la sua valenza umana e sentimentale. Il gruppo di persone intorno a Gesù deposto dalla Croce si restringe, a partire dal Trecento, alle sole figure di madre e figlio, in una sorta di drammatico controcanto del soggetto. Nella Pietà parla la disperazione solitaria di Maria, che tiene per l’ultima volta il figlio sulle ginocchia, prima di consegnarlo alla sepoltura.

È nella mistica del XIV secolo che si diffonde la Pietà anche in Italia, attraverso dipinti e gruppi lignei che suscitarono un grande interesse in Michelangelo, oltre un secolo più tardi, dando luogo a una meditazione destinata a percorrere l’intera sua esistenza.

Michelangelo e le Pietà

Il tema del compianto sul Cristo morto ritorna più volte nell’attività artistica di Michelangelo. Il grande scultore toscano realizzò la sua prima Pietà nel 14981499, su commissione dell’abate di SaintDenis. Unica opera firmata da Michelangelo, il gruppo è conservato a San Pietro in Vaticano e mostra una Vergine molto giovane nell’atto di tenere sulle ginocchia, sostenendolo, il corpo appena morto del figlio.

La Pietà Rondanini è l’ultima opera di Michelangelo (1475-1564), quella con cui Buonarroti concluse la sua gloriosa e travagliata carriera. Benché l’avesse probabilmente iniziata già nel 1547, l’artista vi stava ancora lavorando nel 1564, proprio negli ultimi giorni di vita. Pensava di destinarla alla sua tomba, in sostituzione della Pietà Bandini, iniziata per la cappella omonima nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, e poi abbandonata.

L’opera rimase per molti anni a Roma; poi acquistata, nel XVIII secolo, dai marchesi Rondanini, dai quali mantenne il nome, e ai primi del Novecento dal conte Roberto VimercatiSanseverino. Il trasferimento a Milano risale al 1952, quando la statua venne acquistata dal Comune e destinata alle raccolte civiche del Castello Sforzesco.

La Pietà Rondanini fu lavorata in due fasi distinte. Nella prima stesura Michelangelo, ormai anziano, aveva scolpito la madre e il figlio in piedi, isolati in una angosciosa solitudine. Poi, insoddisfatto del risultato, invece di abbandonare la scultura, il genio toscano la aggredì, cercando in un labirinto architettonico nuove figure dentro le vecchie, in un’ansia di corrosione della materia incontenibile.

Dal corpo della Vergine si ricavò il nuovo corpo di Cristo, magrissimo, simbolo della fragilità umana, mantenendo solo le gambe della versione precedente. Michelangelo fuse insieme le due figure in un abbraccio tenero e dolente, negando loro ogni consistenza fisica e generando un’immagine spiritualizzata.

La Pietà Rondanini presenta alcune parti perfettamente finite, levigate e lucide, riferibili alla prima stesura. Il resto della scultura, comprendente la Madonna, il nuovo corpo di Gesù e il suo volto, è non finito.

Henry Moore e la Pietà Rondanini

Un grande artista del Novecento, Henry Moore, ha così commentato la Pietà Rondanini: Mother Robert Wilson MAXXI«per me questa è la scultura più commovente che sia mai stata creata da un artista. Mi sento profondamente toccato dalla tenerezza e dalla straordinaria drammaticità e spiritualità della Madonna, dai volti, dalle mani (…). Una scultura che è completamente disunita, ma il fatto che possiamo vedere e immaginare la statua primitiva e l’improvvisazione sentimentale nella parte superiore, rielaborata dopo tanti anni, e quindi il contrasto fra la parte realistica della prima fase e la modernità sofferente della seconda, in cui la figura di Cristo non è morta, ma agonizzante. Sono certo che Michelangelo in quei giorni stesse pensando alla vita e alla morte, al destino umano».

Tutto questo Michelangelo ha realizzato nell’ultima statua prima di morire: il senso del non finito michelangiolesco. Nel genio toscano vi è un furore creativo che può illuminare la materia di luce divina, ricavando la forma dal materiale grezzo. In lui, filosofo neoplatonico, era ineluttabile il dissidio tra spirito e materia, tra l’intuizione dell’eterno e la caducità del Mondo.

Il non finito, in chiave filosofica, è segno di sconfitta: la statua grezza, non rifinita, che però tende verso una meta di perfezione.

Il progetto di Mother di Robert Wilson

Il progetto, trasferito al MAXXI di Roma, ripresenta una location oscura, che vuole ricostruire in maniera scenografica e astratta la sala dell’ex Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco di Milano.

Robert Wilson, tra i più importanti artisti teatrali e visivi del Mondo, ha realizzato opere che integrano in modo non convenzionale un’ampia varietà di media artistici, tra cui danza, movimento, luci, scultura, musica e testo. Con l’installazione di Mother, Wilson ha raggiunto la sua sintesi artistica, un vero testamento del non finito nell’arte.

 

Paolo Montanari

Foto © Arte Magazine, Britannica

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