Grandi mostre 2026 in Italia: Van Dyck, De Chirico e Warhol

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Mostre 2026 Italia

Dalle grandi retrospettive ai maestri del Novecento, un viaggio tra le esposizioni più attese in Italia tra Genova, Modena e Ferrara

Il 2025 si è concluso con importanti mostre, in particolare due, quella su Caravaggio e sul Beato Angelico. Il nuovo anno ci segnala importanti mostre internazionali.

Van Dyck. L’europeo

Dal 20 marzo al 19 luglio 2026 Palazzo Ducale di Genova ospiterà la più grande retrospettiva degli ultimi venticinque anni dedicata al pittore fiammingo Van Dyck, con 58 opere provenienti dai principali musei internazionali e collezioni private.

Titolo della mostra Van Dyck. L’Europeo. Il viaggio di un genio da anversa a Genova e Londra, che sarà allestita nelle sale dell’Appartamento del Doge e nella Cappella del Doge. Una visione, la più completa, sull’opera dell’artista negli anni Novanta, con questa mostra curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, coadiuvate da un comitato internazionale di studiosi.

Lo sviluppo espositivo della mostra

Van Dyck, durante il suo percorso artistico, si è confrontato con contesti culturali e sociali differenti, traducendo in formule pittoriche innovative le sensibilità di diverse epoche.

La mostra si sviluppa in dieci sezioni tematiche, con 58 opere provenienti dal Louvre, dal Prado e dal Museo Thyssen di Madrid, dalla National Gallery di Londra, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dalla Pinacoteca di Brera di Milano, dalla Galleria Sabauda di Torino, oltre a collezioni private e fondazioni belghe e portoghesi.

Il percorso espositivo si propone di delineare il Van Dyck delle tre patrie:
le Fiandre ad Anversa, l’Italia e l’Inghilterra, e delle tre fasi principali della sua carriera. Particolarmente importante è il periodo italiano, tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale. La mostra non è cronologica ma tematica, e il visitatore potrà vedere come l’artista sia riuscito ad adattarsi ai gusti e alle esigenze dei diversi committenti, mantenendo coerenza e originalità nella propria ricerca pittorica.

La ritrattistica di Van Dyck lo rese famoso in Europa, ma accanto a queste saranno in mostra le opere sacre, in cui la rappresentazione teatrale e il pathos si congiungono ai contenuti religiosi.

Tra le opere più significative di questa sezione figurano Il matrimonio mistico di Santa Caterina dal Prado, San Sebastiano dalla Scottish National Gallery di Edimburgo e Ecce Homo di collezione privata europea.

Particolarmente interessante è la Crocifissione proveniente dalla chiesa di San Michele di Pagana a Rapallo. La rassegna include inoltre il primo autoritratto conosciuto del pittore, proveniente dall’Accademia di Belle Arti di Vienna. Importanti anche le opere provenienti da collezioni private. La mostra prevede inoltre un’integrazione con le collezioni civiche genovesi, offrendo un percorso di approfondimento sui dipinti di Van Dyck e dei suoi contemporanei.

L’arrivo in Liguria

Ufficialmente Van Dyck giunse a Genova nel 1623, visitando poi Roma, Venezia, Palermo, Mantova, Torino e Firenze. In tutte queste Città entrò in contatto con ricchi committenti, per i quali iniziò a dipingere numerosi ritratti.

Seguendo lo stile di Tiziano, Van Dyck realizzò la sua opera più importante Vertumno e Pomona, basata su un tema mitologico tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, che racconta del dio Vertumno, divinità delle stagioni e dei mutamenti, che corteggia la dea Pomona, dea dei frutti. Questo soggetto è stato ampiamente rappresentato nell’arte, in particolare da Pontormo. Il colore più significativo delle opere di Van Dyck è il bruno.

Allievo di Rubens, Anton van Dyck assimilò la tecnica e lo stile del maestro. In Italia ebbe l’opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere rinascimentali, specialmente di Tiziano. Di ritorno dall’Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, e si occupò esclusivamente di ritratti.

Giorgio De Chirico. L’ultima metafisica – Modena

Una rivalutazione del grande maestro Giorgio De Chirico e dell’ultimo periodo della sua attività, il decennio 19681978, in una singolare mostra al Palazzo dei Musei di Modena. La mostra, dal titolo Giorgio De Chirico. L’Ultima Matafisica, aperta al pubblico sino al 12 aprile 2026, è un evento nazionale, ma di portata universale.

Un’arte italiana che avrebbe fatto il giro del Mondo, che quel ragazzino di origine greca, Giuseppe, poi divenuto Giorgio, dai due nomi, il primo di origine biblica e il secondo evocativo dell’indomito guerriero, avrebbe tratto tenacia e orgoglio. La mostra di Modena, antagonista alla sua Ferrara di adozione, ha un grande valore artistico sul più grande ermeneuta della pittura italiana, ma oserei dire di un Occidente tragico, attraversato da due guerre mondiali e da una crisi politica ed etica che travalica ogni tempo.

L’ultima metafisica di De Chirico, presente nel capitolo di Ara H. Marjian su Metafisica anacronica: De Chirico circa 1968, diventa in questa mostra un invito solenne per chi indaga con ironia sull’arte, come evidenziato da Francesco Poli nel saggio Ironia metafisica. In Giuseppe/Giorgio ritroviamo gli spiriti inquieti del Secolo Breve rivolti all’Essere. La mostra ha un valore aristocratico, come fu la figura di re Giorgio, che ha trovato nella curatrice Elena Pontiggia, nella Fondazione Giorgio e Isa De Chirico e nel sindaco di Modena Massimo Mezzetti i maggiori sostenitori.

La pittura metafisica

Giorgio De Chirico è considerato il padre della pittura metafisica, nata come reazione alle avanguardie cubiste e futuriste. È noto soprattutto per le opere realizzate nella prima parte della sua carriera, quelle degli anni Dieci, Venti e Trenta. Opere sospese, percorse da visioni, popolate da simboli misteriosi, personaggi sfuggenti, immagini oniriche e allegorie complesse, lette nella mentalità composita di De Chirico, legato agli ambienti letterari e in particolare a Apollinaire e Jean Cocteau.

Soprannominato Pictor optimus, in omaggio alla cultura classica, De Chirico ha attraversato tutto il Novecento conoscendo diverse fasi: l’esordio di matrice böckliniana, la prima stagione metafisica degli anni Dieci, il periodo classico degli anni Venti, la seconda stagione metafisica tra anni Venti e Trenta, il ritorno alla tradizione fino agli anni Cinquanta, e infine la neometafisica.

Un De Chirico visionario che immagina città antiche sovrapposte a città moderne, da Volos e Atene a Monaco, Milano, Firenze, Torino, Parigi, Ferrara, New York, Venezia e Roma. Luoghi pubblici disabitati, popolati da oggetti, rovine, portici, manichini, statue, treni, che diventano enigmatici. La serenità cercata nel 1919 in Sull’arte metafisica nasconde una profondità abitata. De Chirico si discosta dalle ricerche naturalistiche di Gino Severini, elaborando un’arte rivelatrice, che fonde sogno, realtà, ironia e tradizione classica, andando oltre la fisica.

Andy Warhol. Ladies and Gentlemen – Ferrara

Dal 14 marzo al 19 luglio 2026 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara si terrà la mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, riedizione dell’esposizione del 1975–76.

Per la prima volta in Italia negli anni Settanta, Warhol introdusse una visione innovativa della ritrattistica. La mostra segna un allontanamento dai consueti soggetti iconici come Marilyn Monroe e Liz Taylor, per concentrarsi su figure anonime: drag queen afro-americane e portoricane. I ritratti, di forte impronta teatrale, anticipano temi centrali del terzo millennio, come la costruzione sociale dell’identità, il multiculturalismo e il ruolo dei media.

Organizzata da Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, con il sostegno dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, la mostra presenta oltre 150 ritratti tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da collezioni pubbliche e private, europee e americane.

Il percorso si articola dalla serie Ladies and Gentlemen a una selezione di ritratti e autoritratti dagli anni Sessanta agli Ottanta, fino agli autoritratti finali, nei quali Warhol esplora i confini della propria identità, trasformando la ritrattistica in uno strumento di sperimentazione personale e sociale.

 

Paolo Montanari

Foto © IA, Wikipedia, Finestre sull’Arte, Deodato Arte

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