Attacco Usa a Caracas: catturato Maduro, svolta storica

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Raid aerei, blackout e reazioni globali: cosa significa l’azione di Trump in Venezuela per l’America Latina e gli equilibri internazionali

«Gli Stati uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala sul Venezuela questa notte». Lo ha scritto il presidente Usa, Trump, sul suo social Truth. E «il presidente venezuelano assieme a sua moglie sono stati catturati e portati fuori dal Venezuela» ha aggiunto.

Quanto accaduto rappresenta una pagina di storia del Continente latinoamericano e non solo.

Le esplosioni che hanno colpito Caracas il 3 gennaio 2026, marcano il punto di non ritorno nella storia delle relazioni fra Stati Uniti e Venezuela. Il presidente Trump ha autorizzato una serie di attacchi aerei mirati contro obiettivi situati all’interno del territorio capitolino, includendo installazioni militari ritenute sensibili nell’area metropolitana della Capitale. Nonché la cattura dell’ormai ex presidente, accusato da tempo di sostenere nell’ombra reti criminali legate al narcotraffico internazionale, considerate una minaccia diretta alla sicurezza americana.

Le installazioni colpite e il nodo militare

Sono state almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella Capitale venezuelana. Diversi quartieri di Caracas sono rimasti al buio. Tra gli obiettivi coinvolti figurano strutture militari come la Generalissimo Francisco de Miranda Air Base, nota come La Carlota, e settori limitrofi al complesso militare di Tiuna, fra i più importanti presidi delle forze armate venezuelane. Le detonazioni sono state avvertite in più quartieri di Caracas, accompagnate da sorvoli a bassa quota e interruzioni localizzate delle comunicazioni.

Media regionali riferiscono che uno dei raid avrebbe interessato un’area residenziale collegata a figure di primo piano dell’apparato militare venezuelano. Circola la notizia secondo cui l’abitazione del ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, sarebbe stata coinvolta negli attacchi. La temporanea irreperibilità del ministro sta, inoltre, alimentando speculazioni e tensioni nelle ore immediatamente successive ai raid.

L’accusa di Caracas

Tra l’inizio degli attacchi e la presa di Maduro il Governo venezuelano aveva denunciato l’aggressione militare. Secondo l’Esecutivo di Caracas, l’operazione statunitense non si limitava squisitamente a un’azione di contrasto al narcotraffico. Essa, al contrario, intendeva esercitare pressione sulle risorse strategiche del Paese. Petrolio e risorse minerariae su tutte.

La cattura del leader contraddice le negazioni venezuelane inerenti a tentativi di  “cambio di regime”. L’azione Usa veniva definita “imposizione esterna”, per condizionare le sorti politiche del Paese. Da qui l’appello alla mobilitazione delle forze politiche e sociali nazionali contro quella che viene descritta come un’azione di natura neocoloniale.

Gli Stati Uniti già duarante il primo mandato di Trump avevano sostenuto il Governo ombra in opposizione a quello di Maduro. La nomina di María Corina Machado a Nobel della Pace 2025 rappresentava un’ulteriore minaccia per l’amministrazione attuale, in quanto condizionante la percezione globale. Ciò poneva, secondo parti dell’opinione pubblica, gli Usa in una condizione di leggittimità morale, in contrasto con quanto invece in sede Onu.

La reazione globale e l’appello colombiano

La risposta politica in America latina è arrivata dal presidente della Colombia. Gustavo Petro ha dichiarato che Caracas risulta sotto bombardamento, chiedendo la convocazione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati americani. Petro ha sottolineato come la Colombia ritenga necessario scongiurare un’ulteriore escalation regionale.

A tale presa di posizione si è aggiunta, nelle stesse ore, una reazione netta da parte di Mosca. Il Governo della Federazione russa ha definito l’attacco statunitense a Caracas una violazione del diritto internazionale, richiamando esplicitamente la necessità che le crisi vengano gestite attraverso strumenti diplomatici. E in sedi multilaterali. Sostenendo l’urgenza di una discussione formale in sede Onu, mediato delle istituzioni internazionali.

L’Italia, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani, monitora la situazione e invita i connazionali a restare al riparo.

Il parallelismo con l’Iran 

La lettura degli eventi di Caracas acquista maggiore profondità se messa in relazione con un’altra dichiarazione recente di Donald Trump: l’avvertimento rivolto all’Iran, secondo cui Washington sarebbe pronta a intervenire qualora Tehran colpisca violentemente i propri civili. Messaggio calibrato, ma forte. Quanto accaduto a Maduro può essere replicato nei confronti della Guida Suprema.

Midterm elections, consenso interno e riallineamenti regionali

Il 2026 non è un anno qualsiasi per gli Stati Uniti. Le midterm elections si collocano in un contesto di polarizzazione profonda, in cui la politica estera assume anche una funzione di ricomposizione simbolica interna.

Qui, la capacità di proiettare iniziativa sul piano internazionale diventa uno strumento per rafforzare l’immagine di uno Stato in grado di difendere i propri cittadini, i propri interessi e, soprattutto, in grado di risultarte determinante sul piano internazionale.

Un America forte, non più debole. Che sa come interagire con il suo “giardino di casadi monroeiana memoria. Catturato Maduro, il fronte latinoamericano acquista una rilevanza nuova, alterando ulteriormente lo scacchiere e inserendo in prospettiva un tassello in più. 

Usa Venezuela Trump MaduroLa posizione assunta dal presidente argentino Javier Milei, che ha rilanciato l’idea di costruire un blocco regionale esplicitamente schierato contro il socialismo, segnala la disponibilità di una parte dell’America latina a riallinearsi ideologicamente e strategicamente con Washington su temi come sicurezza, mercato e governance.

Nell’ipotesi, un nuovo Venezuela incarnerebbe un catalizzatore simbolico di una già avviata ridefinizione degli equilibri continentali, contando, oltre che sul già citato ospite della Casa Rosada, anche su Bukele, El Salvador; Noboa, Ecuador; Peña, Paraguay; Uruguay. A ciò si aggiunge un elemento di forte carica simbolica: il 250° anniversario degli Stati Uniti. Una ricorrenza che rafforza la spinta a riaffermare il ruolo globale del Paese come attore centrale e protagonista geopolitico. 

 

Alessandro Bonifazi

Foto © WLRN; Common dreams; CNN

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