Epifania: storia, Re Magi, Befana e tradizioni nascoste

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Epifania festa nuovo anno

Dalla stella dei Magi alla Befana che vola nella notte: origini, simboli e curiosità di una festa che unisce religione, mito e tradizione popolare

Tutti conosciamo la storia dei Re Magi venuti dall’Oriente per visitare quel Bambino, che secondo le loro conoscenze, avrebbe inaugurato la “piena manifestazione della Signoria di Dio sulla Terra”, in greco Epifàneia, da cui la nostra Epifania. Questo è il sostantivo del verbo epifàino, la parola greca che significa appunto manifestazione. Come noto i Vangeli sono scritti in greco, così come d’altronde tutto il Nuovo Testamento, ed è proprio da qui che attingiamo il racconto che rientra nel ciclo delle festività del tempo di Natale che terminerà poi con la celebrazione del Battesimo del Signore, domenica prossima.

Tutti i cristiani, e molti altri nel Mondo, conoscono e celebrano, in varie modalità, questo avvenimento. Esiste però una differenza, cronologica e di significato, per questa festività laddove i cristiani ortodossi celebrano l’Epifania, più specificatamente chiamandola Teofania (manifestazione di Dio), tredici giorni più tardi rispetto al nostro calendario Gregoriano, seguendo essi ancora il calendario Giuliano introdotto nel 46 a.C. e celebrando quindi il Natale il 7 gennaio.

Luogo preciso di questa manifestazione (divina) è Betlemme, Città che già aveva dato i natali al Re Davide e da cui, secondo le antiche profezie, sarebbe sorto in futuro un re, chiamato Messia, che avrebbe portato giustizia e pace al Mondo intero. La storia dei Magi, che tanta suggestione suscita è descritta nel Vangelo di Matteo, redatto intorno all’anno 80 d.C.

I visitatori venuti da Oriente avvolti ancora oggi da un velo di mistero

Era diffusa in Oriente la credenza che la nascita di un grande personaggio coincidesse o fosse segnalata dall’apparizione di un nuovo astro nel cielo. Come si suol dire ancor oggi, è nata una stella. E mentre località e tempo sono certe, Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, varie sono invece le interpretazioni sull’identità dei Magi. Erodoto di Alicarnasso, storico greco del 425 a.C., riporta il titolo di “Magi” per identificare gli appartenenti a una tribù o adù una casta sacerdotale di un’antica Regione della Persia, detta Media o Madia, da cui Madi o Magi.

Interessante è anche notare che la parola persiana Mag, da cui poi deriva mago, significa letteralmente dono, e in un senso più spirituale, interiore, che dà a colui che lo possiede illuminazione e chiaroveggenza. Parte degli studiosi della materia ritiene probabile la tesi che li vede sacerdoti di Zarathustra o Zoroastro. Il fatto poi che tradizionalmente si tramanda fossero re, potrebbe anche semplicemente riflettere un valore aggettivale come a dire reali, del re, ossia dei “sapienti” di corte incaricati di fornire consigli, trarre auspici dagli astri o interpretare segni ed eventi. Che siano stati sacerdoti, indovini o astrologi, l’espressione “mago” indica ancora adesso sia il concetto di grande sapiente sia più popolarmente, quello di autore di incantesimi.

Secondo l’interpretazione biblica più diffusa sarebbero uomini di scienza. I Magi, diremmo oggi, erano persone intellettualmente oneste, cercatori sinceri della verità, persone aperte ad accogliere il bello e il giusto da qualunque parte esso provenga. Persone dotte e umili al contempo, non piene del loro sapere e dunque ancora in grado di stupirsi e aprirsi alla novità come chi può e vuole sempre e ancora imparare.

I Magi portatori di doni e di “semi” di verità

I Magi del racconto evangelico matteano si fidano della conferma alle loro intuizioni ricevute dalle Scritture possedute dagli Ebrei e così riescono a incontrare, omaggiare e adorare quel Bambino. Intravedono la pienezza della verità, Dio, nella carne di un piccolo nato nel tempo per essere uomo, Re e Messia di pace per il Mondo, per orientare la vita di quanti vorranno essere suoi “seguaci” a un fine di gioia e armonia. Tre i doni che recano: oro, incenso e mirra, per dare riconoscimento alle tre dimensioni – regale, divina e umana – con cui quel Bambino si manifestò loro; è l’Epifania. Il numero tre ha poi anche rappresentato le tre razze umane a tempo più diffuse nel bacino Mediterraneo: la bianca, la nera e l’orientale.

Dietro la storia che riferisce dei Magi venuti dall’Oriente troviamo in filigrana ciò che i cosiddetti Padri della Chiesa chiamavano in latino i “semina Verbi” o in greco “logoi spermaticoi” ossia quei “semi di verità” presenti nei popoli della Terra. Essi erano infatti convinti che la verità, da qualunque parte essa provenga, abbia sempre la stessa e medesima fonte originaria in Dio e che le intuizioni di verità, piccole o grandi che siano, sparse per l’umanità fossero prodromiche alla piena manifestazione della verità di Gesù.

Fatto storico o proposta teologica?

Per quanto il racconto della vicenda dei Magi non presenti particolari dettagli, molteplici e non sempre concordi sono le interpretazioni, le tradizioni e le leggende sorte intorno a queste figure. Già nel II-III secolo troviamo effigi dei Magi nelle catacombe romane di Priscilla, di Domitilla, di Pietro e Marcellino come pure nelle catacombe di San Callisto. Queste raffigurazioni trovano grandi analogie con le tradizionali offerte di doni o tributi che, già secoli prima di Cristo, si presentavano al sovrano di turno.

Una parte di studiosi ritiene quindi che l’avvenimento sia storicamente accaduto ma c’è anche chi lo considera una rielaborazione, intesa come riflessione profonda e critica, per una proposta teologica. Una costruzione letteraria, con spunti dall’Antico Testamento, pensata per fornire solidità all’insegnamento che sarà poi esplicato in vari modi nel corso del racconto evangelico. Il “senso nascosto” che vuole narrare è allora il fatto che Dio è per tutti e che chi “viene da lontano”, spesso guardato dai vicini con sospetto, ieri come oggi, accoglie meglio la proposta divina. La nascita di Gesù è quindi la buona novella trasmessa ai pagani, a tutti quelli che al tempo erano i non ebrei (i goyìm) e che realizza pienamente le pericopi (brani del Vangelo) “molti degli ultimi saranno i primi” e “nessuno è profeta in Patria”.

Figure portatrici di doni e dispensatori di dolcetti

Per antonomasia primi portatori di doni dell’era cristiana i Magi sono entrati poi nella tradizione popolare delle feste natalizie e nel folklore con il ruolo di dispensatori di doni, per lo più dolcetti ai bambini, e non solo, in varie parti dell’Europa centrale. La tradizione dei Magi a cavallo è particolarmente viva in Spagna e in Francia come anche in Paesi di cultura ispanica quale per esempio l’America Latina.

In Francia si usa mangiare le “Gallette des Rois”, un dolce a forma di ciambella con frutta candita (Nord della Francia), simile al Roscòn de Reyes spagnolo, o una torta di pasta sfoglia con crema frangipane (Sud della Francia) che nasconde una mandorla o addirittura una piccola statuina o un gettone di porcellana o ceramica che conferisce a chi lo trova l’esser re della giornata, con tanto di corona di carta e l’obbligo e il privilegio di offrire il dolce, sul modello degli antichi Saturnali romani che nascondevano una fava per eleggere il re del banchetto durante le loro feste.

Ma c’è anche un altro personaggio che ha trovato trasposizione nella sfera secolare ed entrato a far parte della festa del giorno dell’Epifania: la Befana, il cui nome è proprio la corruzione lessicale, una storpiatura, del greco epifaneia che passando nell’uso volgare è divenuto pifanìa, poi pifana fino a Befana.

La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte

Non certo bella d’aspetto ma più simile a una vecchia strega che vola a cavallo di una scopa è per contro buona, generosa ed è amica dei bambini. Tradizione vuole che scenda nei camini e nelle cappe fumarie nella notte tra il 5 e il 6 gennaio attesa in varie parti del Mondo, con trepidazione dei più piccoli, anche in Italia, Germania e Inghilterra.

 

Le sue radici affondano nella tradizione pagana del mondo greco-romano, risalendo dalla dea Diana a figure femminili ancestrali, da connettere con tradizioni agrarie, che volavano Epifania festa nuovo annoper i cieli, sui campi, per propiziarne la fertilità, e che celebravano la rinascita della natura dopo il solstizio invernale. La figura di una vecchia rimanda a quanto è ormai secco e pronto per essere bruciato (ancor oggi in varie parti si usa bruciare un pupazzo) e poter rinascere fertile, nella natura e nella vita stessa. Una leggenda unisce ai Magi la Befana raccontando di una vecchietta ai quali chiesero indicazioni per trovare il bambino-re che cercavano invitandola anche a seguirli. Pentitasi del rifiuto cercò in seguito di recuperare cercando in ogni casa quel bambino speciale.

Affascinante quanto poco nota è invece la versione secondo cui la Befana sarebbe in realtà Eva la prima donna, oramai vecchissima, che sotto mentite spoglie cerca un riscatto verso il Santo Bambino, suo Creatore. Non avendolo omaggiato al tempo della sua nascita a Betlemme ora vaga portando doni a tutti i bimbi buoni di ogni tempo, pronta però anche a dispensare carbone ai più capricciosi, come pure fanno i Magi spagnoli, simbolo di purificazione e di augurio in quanto derivato dall’usanza celtica di scambiarsi pezzetti di carbone vedendo in questa materia nera il potenziale fuoco, ora nascosto, ma pronto a riaccendersi con un po’ di buona volontà.

 

Adamo De Palma

Foto © wikipedia, progettostoriadellarte.it, lafiaccola.it, connectivart.it

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