Zohran Mamdani, dai social media alla vittoria elettorale

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Mamdani

Dalla crisi degli affitti ai social media, il racconto di una campagna nata dal basso che ha mobilitato i giovani e cambiato il volto politico di New York

La strategia di Zohran Mamdani, insediatosi come nuovo sindaco di New York, è radicata nella realtà sociale e nell’utilizzo dei social media. Ha parlato autenticamente dei veri problemi dei cittadini.

In una Città dove il 73% considera l’edilizia abitativa un problema importante, ha parlato di congelamento degli affitti e di edilizia sociale. Nella New York dove il costo medio annuo per prendersi cura di un bambino è di 14.621 dollari, ha parlato di assistenza all’infanzia gratuita. In una Città dove uno su cinque residenti non può pagare un biglietto di trasporto pubblico, ha parlato di autobus gratuiti.

La sua vittoria è un esempio di ciò che accade quando un politico parla dei veri problemi in un linguaggio semplice e conquista l’interesse dei cittadini? Quello che si può sostenere è che è riuscito a mobilitare il popolo dal basso.

Con più di 90.000 volontari, ha condotto un’operazione impressionante per le strade della Città, letteralmente bussando alle porte degli elettori. Si stima che i volontari abbiano bussato a 3.000.000 di porte.

Hanno scelto un approccio aperto, senza didattici, critiche o rimproveri. Álvaro López, coordinatore dei socialisti democratici a New York, afferma che «è importante non rimproverare, non sminuire chi si è rivolto a Trump o che semplicemente non votano».

L’affluenza alle elezioni è schizzata alle stelle fino a livelli record con oltre 2,05 milioni di newyorkesi alle urne (la prima volta dal 1969). Gli analisti notano che è stata attivata una nuova generazione di elettori. Infatti, giovani tra i 18 e i 29 anni sono arrivati in massa, dando a Mamdani una percentuale del 78%.

La strada verso la vittoria

Mamdani ha iniziato la sua campagna come sfavorito – un anno fa, nei sondaggi, era ai margini. In breve tempo, il giovane politico si rivelò un maestro dei social media. Con un flusso inarrestabile di brevi video, divertenti, creativi, autoironici ma anche rivolti ai suoi messaggi politici, ha invaso TikTok e Instagram, guadagnando enorme popolarità.

Nel primissimo video della campagna, nel novembre 2024, si è presentato al giovane pubblico, mostrandosi mentre girava per New York parlando del costo della vita con un sound hip-hop. Da quel momento in poi, ogni post successivo rimase volutamente dedicato al cuore del suo messaggio: il sollievo finanziario per i lavoratori di New York.

La frattura internazionale

La prima grande mossa politica di Zohran Mamdani come sindaco di New York ha suscitato reazioni accese, anche da Tel Aviv – ha annullato ordini esecutivi riguardanti l’antisemitismo e Israele, aprendo una profonda frattura politica e sociale.

Quando i coriandoli sono caduti durante la cerimonia di inaugurazione, Zohran Mamdani sapeva che lo attendeva una decisione difficile. Tra gli ordini esecutivi lasciati dal suo predecessore, Eric Adams, nel distretto di New York, vi erano due misure particolarmente sensibili riguardanti Israele e la definizione di antisemitismo.

Il nuovo sindaco, noto critico della politica di Tel Aviv verso i palestinesi, aveva deciso fin dall’inizio che non li avrebbe mantenuti. Tuttavia, il suo gruppo temeva che la loro abolizione totale avrebbe alienato le organizzazioni ebraiche.

Alla fine, Mamdani ha scelto una terza strada: ha annullato tutti gli ordini esecutivi che Adams aveva emesso, dopo essere stato incriminato, nel settembre 2024, per un caso federale di corruzione. Così facendo, ha presentato la decisione come un atto di buona governance e di ripristino della fiducia nelle istituzioni. Inoltre ha ripubblicato nella loro interezza diversi decreti – incluso quello sulla creazione di un ufficio per combattere l’antisemitismo. Tuttavia, i due decreti direttamente relativi a Israele “sono scomparsi” dall’arsenale legale della Città.

La reazione arrabbiata di Israele

Il Governo israeliano accusava direttamente il nuovo sindaco di antisemitismo. «Non si tratta di leadership, ma di benzina antisemita sul fuoco», ha dichiarato il Ministero Mamdanidegli Esteri di Tel Aviv in una dichiarazione, denunciando l’abolizione della definizione di antisemitismo dell’IHRA e la revoca del divieto di boicottaggio contro Israele. La reazione è considerata senza precedenti: raramente lo Stato ebraico si è rivoltato così apertamente contro il sindaco della Città con la più grande popolazione ebraica al di fuori di Israele.

La posizione delle principali organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti, come l’Anti-Defamation League e la UJA Federation di New York, era più moderata, ma parlava di «invertire importanti misure protettive contro l’antisemitismo».

L’episodio mette in luce la profonda differenza ideologica tra Mamdani e il suo predecessore. Adams, un fervente filoisraeliano, considerava l’antisionismo quasi identico all’antisemitismo. Mamdani, il primo sindaco musulmano di New York, insiste che la critica al sionismo e allo stato di Israele non costituisce ostilità verso gli ebrei.

Messaggio politico con impatto internazionale

Nel suo discorso, il nuovo sindaco ha promesso una «governance audace» e ha fatto un riferimento speciale ai palestinesi di New York, affermando che non saranno più «l’eccezione» a una politica che parla di valori universali.

La sua decisione è sostenuta da organizzazioni progressiste – anche da quelle ebraiche – che ritengono che i controversi decreti limitassero la libertà di parola e criminalizzassero la critica a Israele.

Lo stesso Mamdani ha sostenuto che la decisione era necessaria per ristabilire la fiducia dei cittadini, dopo l’inedita persecuzione del precedente sindaco. Tuttavia, il primo grande test del suo mandato mostra che le sue scelte avranno non solo un’impronta locale, ma anche internazionale.

E questo preannuncia che New York stia entrando in un periodo di conflitto politico con una ripercussione globale.

La cerimonia

Mamdani ha prestato giuramento a mezzanotte nella stazione di Old City Hall, durante una cerimonia riservata alla quale hanno partecipato i familiari e la procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James.

In questa occasione, il socialista democratico è diventato il primo sindaco nella storia della Città a giurare sul Corano, utilizzando un testo antico di oltre duecento anni. Un gesto inedito, considerando che la maggior parte dei suoi predecessori ha sempre scelto la Bibbia, pur non essendo previsto alcun obbligo religioso dalla Costituzione.

Nel corso della campagna elettorale, Mamdani ha parlato senza riserve della propria fede musulmana, partecipando frequentemente a incontri nelle moschee dei cinque distretti. Questa presenza costante gli ha permesso di costruire una solida base di consenso, che includeva numerosi elettori musulmani, molti dei quali di origine sudasiatica.

Valore simbolico

Durante la cerimonia svoltasi in metropolitana, Mamdani ha appoggiato la mano su due Corani distinti. Il primo era un cimelio di famiglia appartenuto al nonno, mentre il secondo era un Corano tascabile databile tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Quest’ultimo è conservato presso lo Schomburg Center for Research in Black Culture, parte della Biblioteca Pubblica di New York.

Secondo gli studiosi, la scelta di questo volume non è stata casuale ma motivata dal suo forte valore simbolico, legato alla presenza storica dell’Islam nella città di New York. Come ha spiegato Hiba Abid, curatrice per gli studi mediorientali e islamici, si tratta di un piccolo Corano che racchiude fede identità e memoria storica della Città.

Il manoscritto entrò nella collezione grazie a Arturo Schomburg, storico portoricano di origine africana, noto per aver raccolto materiali sui contributi delle popolazioni nere alla storia globale. Anche se non è chiaro come sia entrato in possesso del testo, gli esperti ritengono che il Corano rispecchiasse il suo interesse per i legami tra Islam e culture nere negli Stati Uniti e in Africa.

A differenza dei manoscritti religiosi riccamente decorati associati a famiglie reali o classi dirigenti, la copia utilizzata da Mamdani presenta un’estetica sobria ed essenziale. La rilegatura rosso scuro, il medaglione floreale semplice e le scritture in inchiostro nero e rosso suggeriscono un oggetto pensato per la lettura quotidiana, non per l’ostentazione cerimoniale. Secondo Abid, queste caratteristiche indicano che il Corano fosse destinato a lettori comuni.

Conclusa la cerimonia notturna, il manoscritto è nuovamente esposto alla Biblioteca Pubblica di New York. Con questo gesto, Mamdani entra nella storia non solo come primo sindaco musulmano della Città, ma anche come primo cittadino di origine sud-asiatica e primo sindaco nato in Africa.

 

George Labrinopoulos

Foto © Britannica, Wired Italia, Shalom, Bluewin

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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