Calenda verso il ministero del Made in Italy

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Fonti parecchio vicine agli ambienti di Forza Italia citano la promessa di un ministero per il leader di Azione

Le voci girano, girano molto veloci. E a volte basta una coalizione per avere le idee più chiare.

Il Corriere della Sera rivela che il leader di Azione Carlo Calenda e la maggioranza starebbero riflettendo su una sua eventuale candidatura per il centrodestra come sindaco di Roma per le prossime elezioni comunali (2027). Non sorprende la vicinanza fra le due parti, ma l‘ipotesi di scuola in questione.

Le indiscrezioni sulla promessa: oltre il Campidoglio

Il punto è che non si sa bene come si sia arrivati a parlare di Campidoglio, ma cronache di spogliatoio raccontano ulteriori dettagli. Pare ci sia in ballo ben oltre che il trono di Roma. Una fonte parecchio vicina agli ambienti di Forza Italia (FI) rivela a Eurocomunicazione con chiarezza: in vista delle elezioni politiche del 2027, a Calenda sarebbe stato promesso un ministero. Non sono chiare le dinamiche né le tempistiche: incontri informali, chiamate o telegrafo. Ma l’affaire ha tutte le carte in regola per assomigliare a una trattativa politica. Il centrista bramerebbe il ministero delle Imprese e Made in Italy (e questo gli sarebbe stato promesso, lascia intendere la fonte), mentre la maggioranza cerca stabilità.

I piani convergono, soprattutto dopo il recente ammutinamento di Vannacci. A quanto prospettano i primi sondaggi in uscita, i suoi pochi punti percentuale potrebbero fare la differenza e la prossima corsa per Palazzo Chigi a quel punto si riaprirebbe inevitabilmente.

L’apertura di Tajani

Il condizionale è ovviamente d’obbligo, ma l’ipotesi è realistica. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un avvicinamentosotto i riflettori” tra Azione e la maggioranza (specialmente FI). Pesano le molteplici dichiarazioni di Calenda sul pragmatismo di Meloni e sul suo solido posizionamento al fianco dell’Ucraina. Pesa la netta distanza presa ufficialmente dal campo largo. Soprattutto, pesano le non rare presenze di Calenda in kermesse organizzate dal centrodestra. Il centrista era presente quest’estate ad Azzurra Libertà (la festa nazionale dei giovani di FI); settimane fa, invece, infuocava nuovamente il palco durante la convention per i 32 anni di FI (tracciando ancora un netto solco tra lui e partiti come AVS, Alleanza Verdi e Sinistra o il M5S, Movimento 5 Stelle).

Ci sono poi le dichiarazioni ufficiali che lasciano intendere molta sinergia fra le due parti: Ucraina, referendum sulla giustizia, liberalismo economico. «Apriamo al confronto con Calenda […], se son rose fioriranno» afferma ai microfoni della stampa il ministro Tajani il 25 gennaio. Di solito, questa fase precede di poco o coesiste con vertici sotterranei in cui si ragiona, si ipotizza, si tracciano piani. E ogni tanto qualcosa trapela.

La crisi interna ad Azione

C’è, infatti, un ulteriore indiscrezione che approfondisce la ricostruzione in apertura. Le voci sulla promessa del ministero sarebbero arrivate a Forza Italia proprio da persone vicine all’ambiente di Azione (Camera dei deputati).

Del resto, i malumori interni al partito sembrano forti. E l’onorevole Richetti li incarna a pieno: «Se mi si dice “Forza Italia è al Governo e fa piacere che si unisca anche Calenda“, io a questa armata Brancaleone non mi ci unisco neanche se mi ci portano i carabinieri». Il riferimento della nota rilasciata alle agenzie di stampa qualche settimana fa intende l’assoluta contrarietà a condividere la stessa ala del Parlamento (quella della maggioranza) con i leghisti, ritenuti troppo schiacciati sulle posizioni di Mosca in politica estera.

Che l’indiscrezione sia stata lasciata trapelare per far saltare i piani del leader pariolino? Chi può dirlo, probabile.

Quel che conta è che Calenda sia riuscito nel miracolo di “correntizzare” un partito da nemmeno il 4,0%: da una parte l’opposizione rappresentata da Richetti; dall’altro Marco Lombardo, Ettore Rosato ed eventuali altri nomi, più inclini al dialogo con la destra di Meloni.

I numeri per Meloni non tornano in vista del 2027

Il Diario del LavoroIl 4,0% non è un numero casuale: può cambiare le sorti elettorali di questo Paese. In vista delle politiche del 2027, la premier Meloni stava riflettendo su una legge elettorale rinnovata: un proporzionale con un premio di maggioranza del 55% e una soglia di sbarramento al 4,0%. L’idea era tentare Azione (che oscilla sul 3%) verso il Governo, ma, soprattutto, prevenire l’eventualità (remota, ma non impossibile) che Calenda potesse bussare alle porte del campo largo. In quel caso, sarebbe un testa a testa fra coalizioni (entrambe intorno al 49,6%).

Poi la nascita di Futuro Nazionale e la scissione del generalissimo. E la partita per Giorgia Meloni si complica non poco. Il 3/4% che i sondaggisti oggi delineano per il nuovo movimento del generale Vannacci, a causa del pericoloso confluire di voti (magari delegati) da FdI (Fratelli d’Italia) e dal Carroccio, proiettano una Lega debole; e, da qui a poco meno di due anni dalle politiche del 2027, il rischio che possa (o meno) a malapena sfiorare la paventata soglia di sbarramento del 4%.

C’è un ultimo punto: non è detto che Vannacci scelga la via del centrodestra. Si è staccato dalla Lega appositamente per un posizionamento contradditorio sull’Ucraina (Salvini si dice scettico, ma ha finora votato tutti i pacchetti di armi per Kiev). Schierarsi con la premier Meloni (e con la sua linea politica filoucraina) senza se e senza ma, in vista del 2027, minerebbe la credibilità del generalissimo in partenza.
I calcoli della premier, è questo il punto, sono tutti da rifare. Troppe le incognite. Per la leader del centrodestra, pare tutto in salita.

Il tempo per pensare a una soluzione c’è, anche se non troppo. Di certo, pare arrivato il momento di ufficializzare la liaison politica con i Parioli. Vannacci out, Calenda in.

 

Fabio Sinisi

Foto © Eurocomunicazione, Istituto Bruno Leoni, AGI, Formiche.net, Il Diario del Lavoro

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