Polemica all’Università di Adelaide per l’annullamento di un evento sulla Palestina: società australiana sempre più divisa sul conflitto
In Australia è scoppiata una polemica dopo che la University of Adelaide ha cancellato all’ultimo momento un evento pubblico con la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese.
L’incontro doveva svolgersi nella serata di giovedi 5 Marzo 2026 nella storica sala Elder Hall dell’università ed era parte del festival letterario alternativo Constellations: Not Writers’ Week, nato dopo la cancellazione dell’Adelaide Writers’ Week di quest’anno.
Secondo gli organizzatori la sala era stata prenotata circa un mese fa. Tuttavia lunedì l’università ha comunicato che l’evento non poteva più svolgersi perché, secondo l’ateneo, la prenotazione non aveva seguito tutte le procedure interne di approvazione.
In una dichiarazione l’università ha spiegato che, in queste condizioni, non era possibile garantire il supporto necessario né gli standard di sicurezza e qualità richiesti per un evento pubblico di queste dimensioni.
La risposta degli organizzatori e il trasferimento dell’evento
Gli organizzatori però contestano questa versione. L’Association for the Promotion of International Law (APIL) ha affermato di aver contattato l’università già il 3 febbraio e di aver lavorato per settimane con la gestione della sala prima di inviare la richiesta formale il 20 febbraio. Secondo l’associazione fino a pochi giorni fa non erano stati segnalati problemi. L’evento non è stato cancellato ma spostato. La discussione si terrà infatti al Norwood Concert Hall, nella zona orientale di Adelaide, che può ospitare circa 650 persone.
Alla discussione parteciperanno, oltre ad Albanese collegata in video, anche lo storico australiano Henry Reynolds e l’accademica della University of New South Wales, Lana Tatour. Il dibattito sarà moderato da Chris Sidoti. Il tema dell’incontro è il colonialismo dei coloni e il conflitto tra Israele e Palestina.
Le reazioni del mondo culturale e politico
La decisione dell’università ha provocato critiche da parte di alcuni organizzatori e di diversi esponenti del mondo culturale. L’ex direttrice dell’Adelaide Writers’ Week, Louise Adler, ha dichiarato che università, arte e media dovrebbero restare luoghi dove è possibile discutere anche idee controverse.
La vicenda è collegata anche alla posizione degli Usa. Nel luglio scorso l’amministrazione del presidente Donald Trump ha inserito Francesca Albanese nella lista delle sanzioni del Tesoro americano. Il segretario di Stato Marco Rubio l’ha accusata di antisemitismo e di portare avanti una campagna politica e legale contro gli interessi di Stati Uniti e Israele.
Albanese è nota per le sue critiche molto dure alla guerra nella Striscia di Gaza e per aver chiesto la fine di quello che ha definito un genocidio contro la popolazione palestinese. Anche la politica australiana è intervenuta sulla vicenda, definendo preoccupante la decisione dell’università e chiedendo spiegazioni.
L’Università di Adelaide ha ribadito che l’ateneo è un luogo dove le idee possono essere discusse liberamente e ha spiegato che la decisione è stata presa solo per questioni procedurali.
Una tensione più ampia nella società australiana
Dietro questa vicenda c’è però una tensione molto più ampia che riguarda la politica e la società australiana, oltre che il mondo accademico.
In Australia si è arrivati a un livello di polarizzazione talmente alto che spesso basta identificarsi come ebreo, cittadino israeliano, palestinese o musulmano per diventare rapidamente oggetto di attacchi molto violenti. Basta guardare alle ultime manifestazioni pro Palestina ma anche a quelle a favore della comunità ebraica: campagne di odio, tensioni e scontri fisici stanno diventando sempre più frequenti.
In un Paese come l’Australia si è arrivati a un punto in cui parlare del conflitto tra Israele e Palestina è diventato quasi un tabù pericoloso. Il livello di tensione è talmente alto che supera perfino le divisioni legate al dibattito sull’Australia Day.
Quando si parla del conflitto israelo-palestinese si arriva spesso a un’esplosione di odio molto forte.
Molti membri della comunità ebraica raccontano di avere paura. Studenti, adulti, famiglie e bambini spesso temono di uscire o di esporsi pubblicamente perché possono diventare bersaglio di campagne antisemite. Allo stesso tempo anche molte famiglie musulmane e palestinesi residenti in Australia raccontano di subire pressioni, insulti e discriminazioni.
Le domande di fondo
Cosa sta succedendo allora in un Paese come l’Australia, dove il multiculturalismo è uno dei valori fondanti della Nazione? Perché si è arrivati a una polarizzazione così forte che sembra non diminuire? Si tratta di una polarizzazione ideologica?E soprattutto: perché oggi alcune persone dovrebbero avere paura della propria cultura o delle proprie origini?
C’è davvero qualcosa di sbagliato nell’essere israeliano ed ebreo oppure musulmano e palestinese?
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Osservatorio Diritti, Amnesty International













