IEA, maxi rilascio di petrolio per la crisi Hormuz

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Petrolio crisi Hormuz

Unione europea, Australia e Italia usano le riserve strategiche di petrolio per difendere sicurezza energetica e prezzi

L’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) ha annunciato lo sblocco di 400 milioni di barili di riserve petrolifere dei Paesi industrializzati per fronteggiare la crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz. La decisione, approvata all’unanimità dai 32 Stati membri, segna il più imponente rilascio coordinato di scorte nella storia dell’agenzia.

La misura è stata adottata al termine di una riunione straordinaria tra i Governi membri, convocata per valutare l’andamento del mercato petrolifero internazionale. Le tensioni nella Regione hanno infatti compromesso uno dei principali corridoi marittimi del commercio energetico globale, provocando un brusco calo dei flussi e gravi ripercussioni sull’economia mondiale, sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Il direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol, ha sottolineato che un’azione collettiva era indispensabile, poiché «il mercato petrolifero è globale e richiede una risposta coordinata di fronte a interruzioni su larga scala». Birol ha descritto la situazione come una sfida «“senza precedenti per dimensione», evidenziando la portata straordinaria dell’intervento deciso dai Paesi membri.

Un terzo delle scorte pubbliche complessive

Nel frattempo, il conflitto in Medio Oriente continua a pesare sul quadro energetico internazionale. Nei giorni scorsi, anche la Commissione europea ha introdotto misure straordinarie con il “Citizen Energy Package”, volto a tutelare i cittadini europei sotto il profilo energetico.

Il piano dell’IEA prevede il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche dei Paesi aderenti, pari a circa un terzo delle scorte pubbliche complessive, stimate in oltre 1,2 miliardi di barili. A queste si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall’industria sotto obbligo governativo, formando una rete di sicurezza energetica studiata per fronteggiare eventuali shock improvvisi dell’offerta.

Le modalità e i tempi del rilascio varieranno a seconda delle esigenze nazionali. Alcuni Paesi hanno già predisposto misure aggiuntive: il Giappone, ad esempio, ha annunciato l’intenzione di iniziare nei prossimi giorni la vendita di una parte delle proprie riserve, in considerazione della forte dipendenza energetica dal Medio Oriente.

Questa operazione rappresenta la più ampia iniziativa collettiva mai intrapresa dall’IEA dalla sua fondazione nel 1974, superando di gran lunga i 182 milioni di barili rilasciati nel 2022 durante la crisi seguita all’invasione russa dell’Ucraina.

Canberra

L’Australia ha deciso di rendere disponibili circa sei giorni di scorte di benzina e cinque giorni di diesel dalle proprie riserve strategiche. Si tratta del primo utilizzo delle scorte di emergenza dalla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

Secondo gli ultimi dati disponibili, il Paese dispone attualmente di circa 36 giorni di scorte di benzina29 giorni di carburante per aviazione e 32 giorni di diesel. L’intervento del Governo non implica un esaurimento delle riserve, ma una rimodulazione temporanea dei livelli minimi obbligatori per garantire maggiore flessibilità alla rete di distribuzione. La soglia minima per il diesel è stata ridotta da circa 2,7 miliardi di litri a 2,2 miliardi, mentre quella per la benzina scende da circa un miliardo a 700 milioni di litri. Le scorte reali restano comunque superiori a questi livelli, con quasi tre miliardi di litri di diesel e circa 1,6 miliardi di litri di benzina disponibili nei depositi.

Coordinamento internazionale

La decisione arriva in un contesto di forte tensione sui mercati energetici internazionali. L’incertezza legata al blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, da cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, ha alimentato timori di carenze e provocato un rapido aumento dei prezzi.

Parallelamente il Governo federale ha deciso di allentare temporaneamente alcune regole sulla qualità del carburante, consentendo l’immissione sul mercato di circa 100 milioni di litri aggiuntivi di benzina al mese per i prossimi due mesi. Una misura che equivale a circa due giorni supplementari di disponibilità energetica.

La crescita della domanda, spinta dal timore di possibili carenze, ha già provocato difficoltà di approvvigionamento in alcune aree regionali, in particolare per il diesel. Proprio le comunità regionali sono state indicate come prioritarie nella distribuzione del carburante proveniente dalle riserve.

Differenze nelle principali Città

Allo stesso tempo, l’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) – autorità australiana per la concorrenza e i consumatori – ha avviato un monitoraggio del mercato dopo aver rilevato ampie differenze nei prezzi della benzina tra le principali città australiane. Le autorità hanno chiesto chiarimenti alle principali compagnie petrolifere, tra cui Ampol, BP, Chevron, Mobil e Viva Energy, sugli aumenti registrati nelle ultime settimane.

Secondo l’ACCC, l’aumento dei prezzi al dettaglio è avvenuto quasi immediatamente dopo il rialzo dei prezzi all’ingrosso, senza il consueto ritardo di alcuni giorni che caratterizza normalmente il mercato del carburante. Il Governo australiano continua a sostenere che le forniture energetiche restano complessivamente sicure, pur riconoscendo che la forte domanda ha generato pressioni temporanee sulla disponibilità di carburante in alcune zone del Paese.

Nel dibattito politico interno, l’opposizione ha accusato l’esecutivo di aver sottovalutato la situazione. Il Governo ribadisce invece di voler gestire con attenzione l’equilibrio tra domanda e offerta, escludendo al momento qualsiasi ipotesi di razionamento del carburante.

La vicenda evidenzia come la sicurezza energetica stia tornando al centro della strategia geopolitica dei Paesi occidentali, soprattutto in un contesto globale segnato da conflittitensioni nelle rotte marittime e crescente competizione per le risorse energetiche.

Roma

Petrolio crisi HormuzIl Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha annunciato che l’Italia parteciperà al rilascio coordinato di una quota delle proprie riserve petrolifere di emergenza. Il quantitativo previsto è di 9 milioni e 966 mila barili, pari a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi membri Iea per fronteggiare l’attuale emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, questo volume corrisponde a circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente.

Attualmente, le scorte petrolifere di sicurezza dell’Italia ammontano complessivamente a 11.903.843 tep, pari esattamente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione europea. In particolare, il Mase precisa che le industrie petrolifere detengono riserve equivalenti a 67 giorni di importazioni nette, mentre l’Organismo centrale di stoccaggio italiano (Ocsit) ne gestisce i restanti 23 giorni.

Il rilascio programmato nelle prossime settimane rappresenta circa il 13,5% del totale delle scorte di sicurezza del Paese.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © Forbes, Ceenergynews, AFR, Sardegna Soprattutto

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