Attraverso reattori modulari e maggiori investimenti per poter ottenere competitività, indipendenza e raggiungere la neutralità climatica
In occasione del secondo vertice sull’energia nucleare, svoltosi a Parigi, la presidente della Commissione europea, Ursala von der Leyen ha dichiarato che l’Ue desidera prendere parte alla rinascita dell’energia nucleare, annunciando così la nuova strategia europea che mira al rafforzamento di tale reparto.
Presente all’evento anche il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Mariano Grossi, in quanto rappresentante dell’organizzazione che ha fornito supporto nell’ambito delle competenze tecniche e nell’organizzazione delle discussioni che hanno riguardato gli ultimi sviluppi della tecnologia nucleare, finanziamenti, innovazione e cooperazione internazionale. Capi di Stato e di Governo, istituzioni finanziarie, industriali ed esperti si sono incontrati per affrontare il ruolo dell’energia nucleare civile innanzi alle impellenti sfide energetiche e climatiche. Si tratta di un settore verso cui l’interesse è in continua crescita, rappresentando ad oggi quasi il 10% della produzione elettrica globale.
Secondo von der Leyen, aver ridotto la quota del nucleare «è stato un errore strategico per l’Ue», voltando le spalle «a una fonte affidabile e conveniente di energia a basse emissioni». Difatti alcuni studi hanno dimostrato come, a parità di chilowattora, la produzione di CO2 attraverso l’energia nucleare si aggiri intorno ai 12g, rispetto ai 490g prodotti con il gas e agli 820g ottenuti dall’utilizzo del carbone.
Nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, ad oggi solo il 15% deriva dall’energia da atomo. Sulla base di tale posizione la Commissione ha presentato una nuova strategia europea sul nucleare. All’interno del programma
grande spazio è stato destinato ai reattori modulari, ossia a impianti nucleari di potenza ridotta, generalmente non superiore ai 300 Mw, che dovrebbero essere operativi entro il 2030 «in modo da svolgere un ruolo chiave insieme ai reattori nucleari tradizionali, in un sistema energetico flessibile, sicuro ed efficiente».
Nucleo della strategia europea
Le principali misure proposte all’interno della strategia sono tre:
- Creazione di regole semplici. Ciò avverrebbe attraverso “regulatory sandbox”, ossia ambienti normativi controllati e tutelati in cui le aziende possono testare prodotti, servizi o modelli di business innovativi sotto la supervisione di un’autorità di regolamentazione in assenza dell’intero carico burocratico che solitamente bloccherebbe i nuovi progetti.
- Mobilitazione di investimenti. La presidente della Commissione ha difatti annunciato che verrà realizzata una garanzia di 200milioni di euro, destinati a sostenere gli investimenti privati in tecnologie nucleari innovative, con l’obiettivo di dare un «chiaro segnale per gli investitori affinché si impegnino».
- Realizzazione di uno sforzo europeo congiunto. Si tratta di un invito a tutti gli Stati membri dell’Ue affinché allineino i propri quadri normativi, accelerando inoltre le autorizzazioni per lo sviluppo delle competenze che richiede tale settore energetico.
Oltre alla produzione di reattori modulari, la riflessione della Commissione ha riguardato anche la necessità di «rafforzare l’intero ecosistema nucleare, dal combustibile alla tecnologia, dalle catene di approvvigionamento alle competenze». Difatti, secondo le parole della von der Leyen, anche ciò rientrerebbe tra gli obiettivi della strategia di investimento per ottenere energia pulita: «ridurre i costi energetici, accelerare la diffusione di tecnologie pulite e ampliare le opportunità di finanziamento». La presidente ha poi annunciato che, nella corsa alle tecnologie nucleari già iniziata, l’Europa possegga tutto ciò che le serve per vincerla: «abbiamo mezzo milione di lavoratori altamente qualificati nel settore nucleare, molti di più di Usa e Cina. Siamo all’avanguardia dell’innovazione globale nel campo dei reattori modulari. E ora abbiamo l’ambizione di progredire rapidamente e su larga scala, affinché l’Europa diventi un polo globale per l’energia nucleare di prossima generazione», ha dichiarato.
Ue, Germania e Spagna
«I prezzi dell’elettricità in Europa sono strutturalmente troppo elevati. Questo è estremamente importante, perché l’elettricità a prezzi accessibili non è essenziale solo per il costo della vita dei nostri cittadini, ma è anche determinante per la competitività delle industrie». Ha poi aggiunto la presidente della Commissione europea in occasione del suo discorso al vertice mondiale sull’energia nucleare. La sua riflessione si è poi spostata su
come l’Ue dipenda completamente da importazioni fossili che sono costose e volatili, aggiungendo che «l’attuale crisi in Medio Oriente ci ricorda in modo crudo le vulnerabilità che ciò comporta». Agendo nel modo giusto, nucleare ed energie rinnovabili possono divenire garanzie di indipendenza, sicurezza e competitività.
Rispetto alla questione energetica si è espresso anche il cancelliere tedesco, Friedrich Merz: «Condivido le valutazioni di Ursula von der Leyen sul nucleare. La decisione presa da noi in Germania è irreversibile. Deploriamo questa situazione, ma è così». In Germania la chiusura delle ultime centrali risale al Governo di Scholz, sebbene il progetto della rinuncia all’atomo risalga ad Angela Merkel. «Dobbiamo fare di tutto per fare in modo che i prezzi sul mercato si riducano. E lavoriamo ogni giorno su questo per aumentare l’offerta dell’energia. Abbiamo bisogno di tempo ma ci lavoriamo», ha commentato il cancelliere.
Il messaggio riguardante l’importanza ricoperta dal nucleare lanciato dalla presidente europea sembra essere rivolto soprattutto alla Spagna, che ha deciso di intraprendere una rinuncia graduale a tale tipo di energia a partire dal 2027 dal momento che l’eolico e il fotovoltaico la rendono una degli Stati più “forti” in Ue nel campo delle rinnovabili.
La posizione di Macron e l’obiettivo del 2050
La posizione della von der Leyen rispetto la necessità di riprendere il nucleare civile è invece perfettamente in linea con quella di Emmanuel Macron. «Il nucleare è una fonte di energia, specialmente nella produzione di elettricità, che consente di riconciliare tre obiettivi che sono al centro delle ambizioni di tutti noi. Vogliamo la competitività, dunque un’energia che sia il meno cara possibile e che consenta di creare posti di lavoro. Desideriamo risolvere i problemi del Pianeta, riducendo le emissioni di CO2, attraverso la produzione di quest’energia. Nonché vogliamo più indipendenza, in quanto, dal momento che siamo fin troppo dipendenti rispetto gli idrocarburi, ciò può divenire uno strumento di pressione e di destabilizzazione». Ha affermato il capo dell’Eliseo, durante il suo discorso al “Sommet sur l’énergie nucléaire”.
Secondo il presidente ciò che consentirebbe di rispondere a tale equazione sarebbe il nucleare, in quanto permetterebbe di produrre energia in grandi quantità, pur restando competitiva e pilotabile. «In virtù di queste motivazioni, il nucleare è la chiave. Senza ciò non potremo raggiungere, all’interno delle nostre economie, l’obiettivo di decarbonizzazione e neutralità climatica entro il 2050». Ha poi concluso.
Non a caso giovedì 5 marzo il Consiglio europeo e il Parlamento hanno raggiunto un
accordo formale sul cosiddetto “target climatico 2040”. In questo modo il Consiglio ha dato il via libera definitivo all’emendamento della legge europea sul clima, il cui obiettivo è ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Ciò consentirebbe all’Ue di raggiungere la neutralità climatica prefissata per il 2050.
Flessibilità per raggiungere il target climatico
Tali tagli alle emissioni avverranno con delle flessibilità stabilite dai ministri dell’Ambiente degli Stati membri nel novembre 2025. Difatti rispetto all’iniziale proposta della Commissione europea, presentata a luglio dello stesso anno, sono state apportate numerose modifiche che potessero incontrare le diverse sensibilità delle Nazioni, al fine di raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per il via libera. Il testo così modificato è stato appoggiato da 21 Paesi, contrari Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, mentre astenuti solo Belgio e Bulgaria. Particolarmente soddisfatto era stato invece il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica italiano, Gilberto Pichetto Fratin, che aveva definito l’accordo “buono”, sottolineando come fossero state accolte istanze italiane.
Tra i fattori previsti per il raggiungimento del target climatico, il Consiglio ha ampliato la flessibilità rispetto alle quote dei crediti internazionali e la loro data di avvio, sul posticipo di un anno, dal 2027 al 2028, dell’Ets2 (ossia il nuovo sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue, esteso a edifici e trasporti su strada), sugli assorbimenti naturali di carbonio per compensare le emissioni che sono difficilmente riducibili all’interno del sistema Ets e sui biocarburanti. In particolar modo, dal 2036 (dopo un periodo pilota dal 2031 al 2035) fino al 5% di riduzione netta delle emissioni potrà provenire da crediti di carbonio internazionali di alta qualità provenienti da Stati partner. Tale flessibilità «mira a conseguire gli obiettivi di riduzione nel modo più efficiente sotto il profilo dei costi, garantendo che la transizione verde e il rafforzamento della competitività dell’Ue procedano di pari passo», ha sostenuto l’Eurocamera.
Ottavia Scorpati
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