La Commissione europea rivela i 5 pilastri per fronteggiare l’aumento dei costi energetici dovuto al conflitto in Medio Oriente
La Commissione europea ha presentato il pacchetto AccelerateEU per rafforzare la resilienza energetica nell’Unione. L’obiettivo è affrontare il problema dell’aumento dei costi energetici, dovuto alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili, a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. L’esecutivo dell’Ue ha avanzato un piano d’azione e di misure completo volto a garantire un’energia che sia pulita, abbondante e prodotta internamente a prezzi accessibili. «Gli europei stanno pagando il prezzo della dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati», ha commentato la Commissione rispetto la situazione attuale.
Difatti, dall’inizio delle operazioni militari statunitensi e israeliane contro l’Iran, intraprese dallo scorso 28 febbraio, l’Unione europea ha speso ben 24 miliardi di euro in più, oltre 500 milioni di euro al giorno, per le importazioni di energia. L’AccelerateEU è stato dunque presentato come un pacchetto di strumenti volti a «fornire un sollievo immediato alle famiglie e alle industrie europee, soprattutto a quelle più vulnerabili, e per avviare l’Europa su un percorso stabile verso l’indipendenza energetica».
Tra crisi e volontà di agire
Durante la conferenza stampa, il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha dichiarato che, sebbene i costi elevati si facciano già sentire, il vero impatto della crisi sarà a lungo termine, attraversando un’evoluzione che non è al momento prevedibile. In virtù di ciò ha poi aggiunto la necessità di «essere chiari con i nostri cittadini» in quanto «i prossimi mesi saranno pieni di incertezze» e che la crisi colpirà i diversi Stati membri in modi differenti. Data l’impossibilità di prevedere l’andamento delle situazioni future, il titolare dell’Energia ha sottolineato l’urgenza di essere preparati a qualsiasi evenienza, ritenendo che l’entità di tale crisi sarà pari a quella «del 1973 e del 2022 messe insieme. Ciò significa che ci attendono mesi, o forse addirittura anni, molto difficili, a seconda, ovviamente degli sviluppi in Medio Oriente».
Infatti, anche negli scenari più ottimistici, lì dove la guerra dovesse terminare domani, secondo le stime di Jørgensen, servirebbero almeno due anni affinché il Qatar ricostruisca le proprie infrastrutture di produzione e di trasporto del gas. Ciò comporterebbe l’impossibilità di una stabilizzazione e diminuzione dei prezzi del Gnl (gas naturale liquefatto) sul mercato globale. Nel caso di uno scenario peggiore invece «si parlerebbe di conseguenze di vasta portata e diffuse per la nostra economia nel suo complesso». Rispetto la bufera di questo ultimo periodo, si è espressa anche Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una transizione pulita, giusta e competitiva, che ha chiarito che
l’esecutivo dell’Unione sia «pronto ad adottare ulteriori misure qualora la situazione dovesse peggiorare», dal momento che «non sappiamo quanto potrebbe durare. Sappiamo però di voler reagire fin dal primo momento, con cinque serie di azioni da intraprendere sia a livello europeo sia a livello degli Stati membri».
I 5 pilastri dell’AccelerateEU
La forza dell’AccelerateEU risiede nella consapevolezza che la necessità di accelerare la transizione verso un’energia pulita, sicura e accessibile costituisca un imperativo economico e di sicurezza. Il piano ha presentato 5 aree di intervento chiave:
- Maggiore coordinamento tra i Paesi dell’Ue: sia all’interno del mercato unico che con i fornitori di combustibili fossili attraverso misure quali il riempimento dei depositi di gas, il rilascio eccezionale di riserve petrolifere o l’adozione di misure nazionali. Ogni strategia verrà supportata dalla task force sull’Unione dell’energia, istituita nel 2025.
- Tutela dei consumatori: tra le misure avanzate per sostenere gli Stati membri, nel proteggere i consumatori e l’industria dai picchi dei prezzi, vi sono provvedimenti tempestivi e temporanei come programmi mirati di sostegno al reddito, buoni energetici e riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie vulnerabili.
- Più energia prodotta localmente: l’accelerazione di una transizione verso energie pulite prodotte a livello nazionale consentirà di ridurre le importazioni di petrolio e gas. Per incoraggiare le aziende manifatturiere ad aumentare la capacità produttiva e a investire ulteriormente nelle energie rinnovabili e nelle competenze, le misure includono un obiettivo di elettrificazione, oltre alla rimozione degli ostacoli all’elettrificazione dei settori industriali, dei trasporti e dell’edilizia.
- Potenziare il nostro sistema energetico: l’ammodernamento e la trasformazione del sistema energetico europeo garantiranno la piena attuazione delle normative vigenti, accelerando i negoziati sul pacchetto Ue relativo alle reti, consentendo inoltre la realizzazione dei progetti delle “autostrade dell’energia”.
- Incrementare gli investimenti: al fine di potenziare l’apporto di capitali privati nella transizione verso l’energia pulita, sarà necessario mobilitare i finanziamenti pubblici sia a livello europeo che nazionale. Per tale motivo la Commissione incoraggerà maggiori investimenti attraverso eventi di alto livello, come il Forum sugli investimenti per la transizione verso l’energia pulita che si svolgerà a maggio 2026 e il successivo Vertice sul medesimo tema.
Osservatorio sui carburanti e settore dell’aviazione
Secondo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, «la strategia AccelerateEU porterà misure di sostegno immediate e più strutturali» in grado di garantire l’indipendenza e la sicurezza energetica necessarie ad affrontare le tempeste geopolitiche. Al fianco di un coordinamento, che viene percepito più fondamentale che mai, nascerà un nuovo Osservatorio sui carburanti per monitorare la produzione, le importazioni, le esportazioni e i livelli delle scorte di carburanti per i trasporti europei. Ciò permetterà di individuare rapidamente eventuali carenze e, nel caso di rilascio di scorte di emergenza, di adottare misure ad hoc per mantenere una distribuzione dei combustibili che sia equa.
Per poter mitigare l’effetto delle possibili carenze sul settore dell’aviazione, la Commissione fornirà chiarimenti rispetto le flessibilità del quadro normativo Ue in tale materia. In merito Jørgensen ha precisato che, trattandosi del settore attualmente sotto maggiore pressione, «istituiremo un osservatorio in cui raccoglieremo tutti i dati necessari: dove si trova la capacità, chi la possiede, quanto importiamo o esportiamo e dove sarà possibile rifornirci se ci trovassimo in una situazione come questa». Nonostante l’Unione abbia più volte precisato che al momento non sussista un’emergenza di carenza di carburanti, il commissario all’Energia ha puntualizzato che la stima dell’Agenzia internazionale per l’energia, che ha previsto un’autonomia di sole sei settimane per l’Ue, non vada sottovalutata.
Le proposte respinte
Al di là delle misure previste dall’AccelerateEU, la Commissione ha anche scartato alcune proposte. Tra queste spicca il rifiuto alla possibilità di ripresa delle importazioni di fonti russe. «Sarebbe un enorme errore ricominciare a importare energia russa. E la decisione della Commissione è molto, molto chiara: no, in futuro non importeremo più nemmeno una singola molecola di energia russa», ha dichiarato Jørgensen, sottolineando come Putin abbia spesso usato l’energia come arma per ricattare gli Stati europei e che comprare energia russa contribuirebbe indirettamente alla guerra contro l’Ucraina.
La commissione ha inoltre respinto l’opzione dei sussidi ai combustibili fossili, spiegando che il denaro dei contribuenti dovrebbe invece essere investito per «sviluppare e investire in tecnologie moderne che creino valore aggiunto per i consumatori e i produttori europei», così che «anno dopo anno, aiuteremo gli Stati membri a moltiplicare soluzioni di questo tipo, nonché a migliorare l’efficienza energetica e a sostituire il petrolio e il gas con alternative come l’energia geotermica, solare termica e i biocarburanti sostenibili di nuova generazione». L’esecutivo europeo si è infine schierato a difesa del sistema di scambio delle emissioni, definendolo come il principale motore della decarbonizzazione europea, sostenendo che non si sia trattato di uno svantaggio competitivo ma di un sistema che ha innescato una transizione e una trasformazione che hanno rafforzato la competitività di molte industrie.
Ottavia Scorpati
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