Migranti-Ue, tra nuove regolamentazioni e rimpatri

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Germania, Austria, Olanda, Danimarca e Grecia finanziano un progetto pilota extra-Ue per gestire i rimpatri dei richiedenti asilo respinti

Negli ultimi mesi l’Ue ha approvato nuove regolamentazioni volte a organizzare e coordinare in maniera più efficiente l’azione dei suoi Stati membri innanzi all’instabile e crescente fenomeno migratorio. Supportati da quanto sancito nel nuovo regolamento sui rimpatri, molti Paesi europei guardano con favore alla costruzione in Stati terzi di centri che possano ospitare i migranti respinti prima del loro ritorno in patria.

Patto su migrazione e asilo

Poco più di due mesi fa, il 12 giugno è entrato in vigore il Patto sulla migrazione e l’asilo europeo, contenente delle norme il cui scopo è di gestire più efficacemente il flusso migratorio e istituire un sistema europeo comune di asilo, garantendo così procedure efficienti e uniformi, solidarietà ed equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri dell’Ue. Sulla base delle norme precedenti, il patto offre un approccio globale mirante a riunire le principali politiche dell’Europa in materia. Esso comprende un’ampia serie di questioni che riguardano tutti gli aspetti dei sistemi di migrazione e asilo affinché nessun Paese membro si ritrovi solo nell’affrontare la pressione migratoria. Il patto inoltre ricomprende la migrazione nei partenariati internazionali, contribuendo a prevenire le partenze irregolari e a contrastare il traffico di migranti.

Tra i punti cardine di questa nuova politica, spicca la volontà di avere confini esterni più sicuri grazie all’attuazione di controlli più rigorosi e la creazione di una Banca dati Eurodac, che consenta una rapida identificazione di chiunque entri nell’Ue in qualità di richiedente asilo o migrante irregolare. Affinché le procedure siano più efficienti, il regolamento sulla procedura di asilo stabilisce chiari obblighi di cooperazione mentre quello sulle qualifiche migrantirafforza i criteri per la protezione internazionale, chiarendo diritti e obblighi. Al fine di istituire un sistema risolutivo di solidarietà e responsabilità, verranno stanziati dei fondi da destinare al supporto degli Stati mentre per prevenire i movimenti secondari, i richiedenti asilo dovranno soggiornare nel Paese di primo ingresso finché non sarà determinata la Nazione responsabile della loro domanda.

Il piano attuativo

In seguito all’adozione del Patto, la Commissione europea ha presentato un piano di attuazione comune basato su 10 pilastri:

  • Un sistema comune di informazione su migrazione e asilo;
  • Un nuovo sistema per gestire la migrazione alle frontiere esterne dell’Ue;
  • Ripensare l’accoglienza;
  • Procedure di asilo eque, efficiente e convergenti;
  • Procedure di reso efficienti ed eque;
  • Un sistema equo ed efficiente: come far funzionare le nuove regole di responsabilità;
  • Far funzionare la solidarietà;
  • Preparazione, pianificazione di emergenza e risposta alle crisi;
  • Nuove garanzie per i richiedenti protezione internazionale e per le persone vulnerabili, nonché un maggiore monitoraggio dei diritti fondamentali;
  • Reinsediamento, inclusione e integrazione.

Tra gli elementi fondamentali per l’attuazione del Patto spicca l’istituzione del ciclo di solidarietà, ossia un ciclo annuale di governance che garantisce che l’Ue sia preparata a rispondere alle pressioni migratorie e che la solidarietà venga fornita agli Stati che ne necessitano. Ogni anno dunque la Commissione presenterà una nuova relazione sull’asilo e sulla migrazione, proponendo poi un nuovo atto di esecuzione del Consiglio relativo al fondo di solidarietà. Altro fattore chiave è stata l’adozione della prima strategia europea per la gestione di tali fenomeni che ha definito la visione dell’Ue, delineandone gli obbiettivi politici e le priorità per i prossimi cinque anni. Tra questi risaltano l’intensificazione della diplomazia migratoria e la mobilità della forza lavoro e dei talenti per poter incrementare la competitività.

Il diritto di asilo

Il dibattito sul diritto di asilo è tutt’ora causa di divisioni tra le forze politiche europee che si scontrano in merito alla questione di quali e quanti siano i profughi che abbiano effettivamente diritto a ricevere una protezione. Stando ai dati dell’Eurostat, nel 2024, i Paesi europei hanno esaminato 997.815 richieste di protezione internazionale, concedendone 437.910. La prima per numero di concessioni è stata la Germania che, dopo aver analizzato 250.945 richieste, ne ha accolte ben il 53,4%, seguita poi dalla Spagna e dall’Italia che ha accolto il 35,9% delle 158.605 richieste.

migrantiNonostante le divergenze, tutti i Paesi hanno però concordato sulla necessità di un’accelerazione delle procedure per poter stabilire chi abbia diritto all’asilo. Con le nuove regole in vigore, tutti i migranti saranno sottoposti a uno “screening”, la cui durata potrà essere al massimo di sette giorni, durante il quale le autorità dovranno procedere all’identificazione tramite impronte digitali e caratteristiche biometriche. A tali controlli seguiranno accertamenti di salute e in merito alla provenienza per poter accertare se siano dovuti fuggire per ragioni di sicurezza. A tale fase succederà poi quella amministrativa e giudiziaria, volta a stabilire se accordare il diritto di asilo o se procedere al rimpatrio, che non potrà durare oltre le 12 settimane. Nel corso di tale periodo, i migranti potranno anche essere detenuti negli “hub”, ossia nelle strutture costruite ai confini dell’Ue.

Rimpatrio

Sempre nel mese di giugno, il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri, adottando così un nuovo quadro giuridico per il rientro dei cittadini provenienti da Paesi terzi il cui soggiorno nei territori dell’Unione viene riconosciuto come irregolare. Dunque, nel caso in cui uno Stato dovesse negare il diritto di asilo, si procederebbe al rimpatrio. La principale novità di tale regolamento, che prevede l’obbligo di cooperazione e l’attuazione di misure investigative, riguarda la possibilità per gli Stati europei di stipulare degli accordi con i Paesi terzi per l’accoglienza dei rimpatriati. Sarà dunque possibile trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, nei “centri di rimpatrio” situati in un Paese extra-europeo che accetti di accoglierli sulla base di quanto concordato con uno Stato membro dell’Ue.

Tali accordi potranno essere conclusi solo con Paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento. Le autorità nazionali dovranno informare la Commissione e gli altri Stati membri prima dell’entrata in applicazione di tali accordi.

Nuovo centro in Uganda

Stando a quanto riportato dal quotidiano greco Kathimerini, cinque Paesi dell’Ue starebbero progettando la realizzazione in Uganda di una nuova struttura per migranti irregolari trasferiti dall’Europa. L’iniziativa, promossa da Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia e basata sul nuovo regolamento sui rimpatri, prevederebbe un risarcimento finanziario per il Paese africano con cui l’accordo, secondo fonti diplomatiche, sarebbe già entrato in una fase avanzata. La proposta si basa sull’idea che molti migranti sceglierebbero di tornare volontariamente nei loro Paesi piuttosto che rimanere in Uganda. I ministri della migrazione dei cinque Stati coinvolti si incontreranno a Copenaghen il prossimo 4 settembre per poter valutare i progressi dei negoziati, mentre le squadre tecniche si recheranno a Kampala entro la fine del mese per le discussioni finali. Nel caso in cui le trattative con l’Uganda dovessero fallire, il Ruanda resta la principale alternativa.

Il ministro per la Migrazione e l’Asilo, Thanos Plevris, che si sta occupando della questione, ha preparato un piano che servirà da base per le discussioni con le controparti europee. In un’intervista il ministro ha citato sondaggi che, a suo dire, mostrano che «il 30% si oppone alla nostra politica perché la ritiene contraria ai diritti umani, il 35% è d’accordo e il 35% desidera una politica più restrittiva». Il centro, che inizialmente opererebbe come migrantiprogramma pilota, potrebbe ospitare tra le 5 e le 10mila persone, le cui domande di asilo siano già state respinte dai Paesi di arrivo, entrando in funzione dal luglio 2027, ossia in concomitanza con la presidenza greca del Consiglio dell’Ue. La struttura sarà riservata all’accoglienza di «migranti che hanno causato problemi nella precedenti strutture», escludendo in ogni caso i minori.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Agendadigitale.eu, Eurofocus, Piuculture, Nigrizia

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