Alto Adige, piccoli produttori per grandi vini europei

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Il Consorzio omonimo produce 40 milioni di bottiglie con un fatturato di 200 milioni di euro per un territorio vocato alla vitivinicoltura sin dall’epoca romana

19 Ottobre 2016 | di | Costume - Enogastronomia

Il “Consorzio Vini Alto Adige” è giovane (è sorto nel 2007), gli appassionati produttori altoatesini fortemente radicati sul territorio sono nel momento della loro maturità, i vitigni vivono la loro età dell’oro in stretta simbiosi con la storia dei luoghi. I vini sono sempre più apprezzati sul mercato italiano e all’estero (Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Stati Uniti, Russia, Giappone).

A Roma, nella sede dell’Associazione italiana sommelier (Ais) Lazio con la presenza fattiva del presidente, Angelica Mosetti, e del delegato di Roma, Danilo Jesus Giglio, è avvenuta la degustazione dei vini del “Consorzio Vini Alto Adige” con protagonisti – attraverso i loro vini – i soci delle cantine, i piccoli vignaioli e le famiglie che hanno portato la viticoltura altoatesina alle vette dell’eccellenza italiana e internazionale.

Un territorio vocato alla vitivinicoltura sin dall’epoca romana, con una forte accentuazione durante la monarchia asburgica, e la spinta decisiva degli anni Ottanta del secolo scorso.

In Alto Adige, 5.000 viticoltori si dividono poco meno di 5.400 ettari di superficie vitata, distribuita nelle zone climatiche più disparate, su terreni differenti e a quote che variano dai 200 ai 1.000 metri d’altitudine.

Sono state 50 le etichette presentate per il numeroso pubblico interessato a quel territorio particolare (un’antologia di paesaggi e zone climatiche eterogenee), a quella parte dell’Italia unita un secolo fa, a quei vini bianchi: dalla famiglia dei Pinot ai grandi vitigni internazionali, dal Gewürztraminer alla Schiava, dal Riesling al Lagrein una panoramica ampia sul patrimonio vinicolo dell’Alto Adige, con l’obiettivo primario di ricordare e valorizzare le persone che producono il vino, che lo fanno, che lo accompagnano nella sua evoluzione. Insomma vite e persona camminano insieme.

«Il Consorzio è rappresentato da 160 soci, che coprono il 93% dei vini prodotti in Alto Adige – spiega Werner Waldboth, direttore marketing del Consorzio – con una produzione di 40 milioni di bottiglie, il 25% delle quali prende la via dell’estero, per un fatturato di 200 milioni di euro».

img_4079Poiché il 75% della produzione dei vini dell’Alto Adige viene distribuita e consumata in Italia, sarebbe auspicabile una più accentuata spinta verso l’estero, dove i vini italiani sono sempre più apprezzati e bevuti. Nel 2015 il vino italiano ha raggiunto quota 5,4 miliardi euro (6% in più rispetto all’anno precedente chiuso con 5,1 miliardi di euro) di vendite sui mercati esteri.

Il mercato estero è sotto la lente d’ingrandimento dei responsabili del Consorzio, tanto che sono aumentate le presenze dei produttori con i loro vini con degustazioni e incontri soprattutto in Germania e negli Stati Uniti. Con un pensiero rivolto anche all’estremo Oriente.

«Siamo fra le prime tre regioni italiane per produzione di eccellenza di vini bianchi, forse anche qualcosa di più» conclude Werner Waldboth.

Un accavallarsi di emozioni con il Pinot Bianco Klaser 2012 della Tenuta Niklas sopra Caldaro; con il Müller Thurgau Feldmarschall von Fenner 2013 di Tiefenbrunner; con il Sauvignon Exclusiv 2013 di Plonerhof; con il Gewürztraminer Kastelaz 2014 di Elena Walch, una delle espressioni più alte della vitivinicoltura italiana e internazionale; con il Pinot Noir Krafuss 2012 della Tenuta Alois Lageder; con il Lagrein Riserva Abtei Muri 2012 della Cantina Convento Muri-Gries; con il Sauvignon Sanct Valentin 2015 della Cantina San Michele Appiano, che domina come un castello la Strada del Vino dell’Alto Adige; con il Terlano Pinot Bianco Riserva Vorberg 2013 della Cantina Terlano, premiata come Azienda dell’anno dalla “Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2017” di Daniele Cernilli.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

 

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