Andrea Casta, il violinista elettrico giramondo

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Entertainer richiesto nei locali più “in” europei, l’artista lombardo fa dello strumento musicale e del suo archetto luminoso i suoi cavalli di battaglia

28 Gennaio 2018 | di | Musica

Andrea Casta, violinista e cantante, nasce in Lombardia e studia violino al conservatorio Luca Marenzio di Brescia. Nel 2002 si trasferisce a Roma e fa il suo esordio nel mondo dello spettacolo nel cast di “Domenica In“. Tra i protagonisti del musical “Fame – Saranno Famosi”, ha presentato programmi televisivi su Raidue, Raisat e Sky ed è diventato uno dei protagonisti della night life.

Negli ultimi anni ha avviato una collaborazione con i migliori dj internazionali e la sua anima di globe trotter lo ha portato ad essere un portavoce dello stile italiano all’estero: con il suo violino elettrico è protagonista nei maggiori festival e nei locali di tendenza toccando ormai più di 20 nazioni in tour, esprimendosi nei diversi ambiti della musica elettronica: House, Techno, Edm, Lounge, Deep.

Andrea si è esibito nei locali notturni di mezzo mondo: dal 2010 compie circa un tour all’anno in Medio Oriente, dove ha suonato a Dubai, ad Abu Dhabi, in Bahrein, in Israele, in Libano e in Qatar. Altre mete largamente esplorate sono le Repubbliche ex-sovietiche: Russia, Ucraina, Kazakistan, Turkmenistan. Nel 2015 ha compiuto un tour estivo che lo ha portato in Turchia, Grecia e Azerbaijan, insieme ad occasioni che lo hanno portato a Mauritius, Seychelles, Egitto e Spagna. Anche i club dislocati nel nucleo centrale dell’Europa lo hanno ospitato: da Berlino ad Amsterdam, da Nizza a Londra, dalla Svizzera alla Croazia per arrivare fino a Repubblica Ceca e Romania.

Le continue esibizioni di Andrea con i migliori dj in Italia e all’estero lo hanno spinto ad entrare nel mercato della musica dance con le sue produzioni originali, nate appunto da queste collaborazioni. Le prime canzoni sono pronte ad essere pubblicate nei primi mesi del 2018, sotto la regia di North Border Group, un management norvegese che annovera nel suo roaster dj e artisti internazionali di successo nel mercato della musica elettronica e dance. La produzione si comporrà di brani collegati tra loro in un racconto unitario, un progetto multimediale dal titolo The Space Violin”. L’obiettivo è valorizzare le potenzialità del violino elettrico, dell’archetto luminoso e delle capacità sceniche sviluppate negli anni dall’artista.

 

Andrea ti senti un artista europeo? Cosa pensi dell’Ue?
«Se penso all’Europa la prima idea che mi viene in mente è musicale: l’Inno alla Gioia di Beethoven! Credo che davvero la storia della musica e le similitudini armoniche e melodiche, che partono dalla classica per arrivare alla musica leggera percorrendo in lungo e in largo l’Europa, siano un esempio di come molti dei confini ai quali siamo abituati a pensare siano più convenzionali che altro. Ritenendomi un musicista e un uomo molto curioso e aperto al confronto mi piace pensare all’Europa come un primo contenitore di culture e umanità, spesso molto più connesse di quanto pigramente pensiamo, pronte ad incontrare e contaminarsi con gli altri grandi blocchi sparsi per il mondo. Ho sempre vissuto questo processo per arricchire la mia identità, anche culturale, senza perderla».

Sei cantante, violinista, entertainer. Come nasce “l’artista” Andrea Casta e cosa ti ha spinto a fare questo mestiere?

«È iniziato tutto con il violino, prima con studi privati da quando avevo 5 anni, poi al conservatorio, grazie al quale si sono aggiunti il pianoforte e il canto che poi mi hanno permesso di passare dagli studi classici al pop e al rock da adolescente su solide e ampie basi tecniche: in casa mia si ascoltava tanta buona musica di tutti i generi, devo molto alla musicalità dei miei genitori anche se non sono stato preceduto da altri musicisti in famiglia. Dal 2002 inizio a lavorare in televisione: quella è stata la vera e propria svolta – in particolare l’essere stato scelto per “Domenica In” e per la parte di Schlomo nel musical “Fame-Saranno Famosi” – ha dato il là ad una lunga corsa da “professionista” che, per fortuna, ancor oggi non si è fermata. Il musical, il teatro e la tv mi hanno permesso poi di completare la mia formazione extra-musicale “sul campo”. Ma posso dire che non si finisce mai di studiare, soprattutto il violino che richiede grande padronanza e connessione tra tecnica e spirito…».

Sei un personaggio poliedrico… una marcia in più in quest’epoca dove c’è un’elevata uniformità, sei d’accordo?

«La riconoscibilità è molto importante nella musica e nello spettacolo, perciò non nego che negli anni qualche crisi di identità mi abbia colto. In realtà il potersi esprimere con più mezzi significa dover studiare molto, regala grandi prospettive ma ha avuto bisogno di più tempo per la “messa a fuoco” di me stesso come artista, ma poi una volta scoperto davvero chi era Andrea Casta ho potuto lavorare su tutti i fronti sfruttandone le potenzialità ed è quello che continuo a fare quotidianamente».

Tu suoni il violino elettrico: come funziona, che tipo di suono e che differenze salienti ci sono con il violino “classico”?

«Da bambino ho inconsciamente individuato il violino come uno strumento tanto complicato quanto collegato all’anima e alla capacità di esprimersi, perciò quella sfida che ho “accettato” a 5 anni la sto portando avanti tutt’ora. Ho anche studiato pianoforte al conservatorio e, paradossalmente, nelle mie prime esibizioni dal vivo mi accompagnavo col pianoforte; maturare un utilizzo del violino giusto ed efficace per la musica pop-rock ha richiesto un lavoro di anni dietro le quinte, anche senza necessariamente usarlo nei live. In realtà lo strumento che suono è uguale ad un violino classico, almeno come tecnica strumentistica; contrariamente al violino acustico, però, c’è tutta una parte di elaborazione e personalizzazione del suono attraverso gli effetti che si avvicina all’esperienza di un chitarrista elettrico, questo mi permette di lavorare ancora una volta sulla riconoscibilità. Chi di voi, anche non appassionati, non saprebbe distinguere Santana da Jimi Hendrix? L’obiettivo è ottenere sempre di più un suono di violino che sia solo il mio, e con l’archetto luminoso, simile alla spada di Star–Wars, anche la riconoscibilità visiva è aumentata esponenzialmente».

Hai avuto diverse esibizioni all’estero. Secondo te perché gli artisti musicali italiani, spesso i più talentuosi, sono particolarmente apprezzati oltre confine?

«Beh se ci pensi anche noi in Italia ascoltiamo il 70% di musica non italiana: l’esterofilia nella musica vale per noi come per tanti altri popoli, ciò che è diverso e viene da lontano attrae! Anche e soprattutto in quei Paesi dove solo negli ultimi decenni l’apertura dei confini e una nuova curiosità verso il mondo ha permesso di scoprire la nostra musica e gli artisti italiani: noi comunque abbiamo una lingua che suona molto bene, una capacità melodica che ci portiamo avanti dai compositori classici e, per quanto riguarda il live, una bella “faccia tosta” che sul palco non guasta mai!».

Tu sei stato la special guest dell’Ambasciata d’Italia del Turkmenistan in occasione della celebrazione dei i 70 anni della Repubblica Italiana. Cosa ha significato per te?

«Mi ha riempito di orgoglio, tra l’altro pochi giorni dopo sono arrivati via posta anche i ringraziamenti ufficiali dell’ambasciatore che restano un ricordo indelebile. Diciamo che ho avuto molte esperienze all’estero ma questa, con la sua componente “patriottica”, mi ha portato in un Paese molto “particolare” al cospetto di un pubblico ancora più eterogeneo del solito, lasciandomi grande soddisfazione nel vedere quanto la musica, in questo caso italiana, sia comunque sempre pronta a parlare a tutti senza distinzioni».

Come e dove ti collochi nel panorama della musica italiana?

«L’Italia ha migliaia di cantanti e musicisti, per tutti i gusti e generi. Io ho la fortuna di abbinare in maniera inedita voce e violino e peraltro nella dance; questo, nonostante sia principalmente un cantante di cover, mi favorisce e permette di essere non solo seguito dal pubblico ma anche apprezzato dai colleghi sia del circuito discografico che di quello principalmente “live”: se qualcuno vuole collaborare con me chieda pure!».

Prossimi progetti?

«Il lavoro che già da mesi sta prendendo forma si chiama The Space Violin: abbiamo immaginato un futuro non troppo lontano in cui gli uomini si troveranno in conflitto sulla terra a causa della mancanza di comprensione, dovuta al trionfo della comunicazione attraverso le macchine e alla disgregazione dei rapporti umani. Una delle uniche speranze sarà la musica, e così attraverso un personaggio mi ritroverò comandante di una missione spaziale attraverso la quale cercare nuove forme di vita da approcciare attraverso la musica e l’arte, per poi convincerli ad allearsi con gli umani per un nuovo rinascimento, non solo sulla Terra. Questo viaggio verrà raccontato attraverso le canzoni, i video, i racconti sui social. È un progetto ambizioso, ma abbiamo raccolto un team internazionale che è al lavoro con grande entusiasmo: speriamo ne sentirete presto tutti parlare!».

Un sogno nel cassetto?

«Portare The Space Violin con la sua musica, il suo immaginario e i suoi racconti nei grandi Festival internazionali di musica elettronica: un passo alla volta ne ho realizzati parecchi di piccoli e grandi sogni, quindi mai smettere di sognare».

 

Elodie Dubois

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