Commissione, Italia tra le 5 caselle vuote della von der Leyen

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Importante rispettare calendario per la nomina dei rappresentante degli Stati membri a Bruxelles. Si ripeterà un “caso Bonino”? E poi c’è sempre il rischio procedura d’infrazione…

16 Agosto 2019 | di | Europa - Politica

La data del 26 agosto non è un ultimatum legale, ma è stata indicata dal Consiglio europeo, per cui è fondamentale rispettare il calendario prestabilito per la nomina del proprio commissario europeo. Da Bruxelles hanno fatto intendere più volte come “convenga” nominare al più presto il rappresentante italiano: il ragionamento è semplice, prima potrà incontrare la presidente eletta della Commissione europea Ursula von der Leyen, che attribuirà i portafogli non a degli Stati membri, ma in base al profilo e alle competenze dei commissari designati.

La crisi non è nemmeno concepita come una scusa: altri Paesi, come il Belgio e l’Austria, hanno nominato i loro commissari pur avendo un governo transitorio. Le audizioni dei commissari al Parlamento europeo dovrebbero iniziare tra fine settembre e inizio ottobre, con l’obiettivo di un voto su tutto il collegio dei commissari a ottobre. La nuova Commissione della von der Leyen dovrebbe entrare in vigore al Berlaymont il primo novembre, salvo intoppi. Alcuni analisti hanno previsto, fin dall’inizio delle turbolenze nel governo a Roma, che l’Italia perderà il commissario alla Concorrenza sul quale si stava trattando.

Ventuno nomi sono già sulla scrivania della presidente eletta, cinque (il Regno Unito ha deciso di non nominare il proprio a causa della Brexit, fissata per il 31 ottobre) devono ancora arrivare. Se tutto andrà liscio il Consiglio europeo, sempre a fine ottobre, approverà il team che poi dovrà tornare a Strasburgo per l’ultimo passaggio, il voto del Parlamento sull’intera Commissione. Malgrado sia stata annunciata la volontà di formare una squadra equamente divisa per genere, attualmente sono solo nove le donne indicate dalle capitali compresa la stessa von der Leyen (potrebbero arrivare a nove se si sceglierà una donna tra i due nomi indicati dalla Romania).

Le donne il cui nome è stato già ufficializzato dai rispettivi Paesi sono Margrethe Vestager per la Danimarca, Mariya Gabriel (Bulgaria), Kadri Simmons (Estonia) e Jutta Urpilainen (Finlandia). Ha buone possibilità di essere confermata anche l’attuale commissaria alla Giustizia Vera Jourova per la Repubblica Ceca. Helena Dalli, invece, è stata indicata da Malta e Stella Kyriakides da Cipro. La Romania ha indicato due nomi: la parlamentare Rovana Plumb e Dan Nica.

Oltre a loro, al momento hanno indicato i loro commissari i Paesi Bassi con Frans Timmermans, la Spagna, (Josep Borrell), l’Austria, (Joseph Hahn), la Lettonia (Valdis Dombrovskis), la Slovacchia (Maroš Šefčovič), l’Irlanda (Phil Hogan), la Grecia (Margaritis Schinas) il Lussemburgo (Nicolas Schimdt) e l’Ungheria (László Trócsányi). La Slovenia ha indicato Janez Lenarčič, la Polonia Krzysztof Szczerski, il Portogallo Pedro Marques, la Lituania Virginijus Sinkevičius. Mancano all’appello Belgio, Croazia, Francia, Svezia e, appunto, Italia.

   Marco Pannella ed Emma Bonino a Strasburgo (1979)

Una situazione simile per il Belpaese si era già presentata nel 1994, con il governo Berlusconi. Allora il neopremier aveva deciso di inviare a Bruxelles, come commissari italiani all’Ue, Giorgio Napolitano e Mario Monti, all’epoca rettore della Bocconi. A quel punto, però, come ha ricordato l’Agenzia di stampa Ansa Marco Pannella piombò a palazzo Chigi, litigò con Giuliano Ferrara, allora ministro dei Rapporti col Parlamento e sponsor di Napolitano, imponendo la nomina a Bruxelles di Emma Bonino al posto del presidente uscente della Camera, poi futuro presidente della Repubblica.

Nel frattempo, però, i giochi a Bruxelles erano fatti e alla rappresentante italiana nella Commissione Ue fu affidata la delega della Pesca. Fu ancora l’esponente radicale che, con la sua abilità, riuscì a recuperare altre competenze e fu così spiegata l’ibrida composizione del suo portafoglio dell’epoca: le furono affidati la politica dei consumatori, quella della pesca e dell’ufficio europeo per gli aiuti umanitari. Per l’Italia, forse è il caso di ricordarlo, è tuttora aperta anche la partita della legge di Bilancio sulla quale Conte ha assunto con l’Europa impegni che hanno scongiurato la procedura d’infrazione. Una ragione di più per non sbagliare il nome per la futura Commissione.

 

Nicola Del Vecchio

Foto © News.bg, Bbc, jeune-europe.org, Dino Fracchia

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