Dubbi sull’attitudine della Romania ad assumere presidenza di turno

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Il capo della Commissione europea Juncker sulla contrapposizione tra poteri: «Tecnicamente ben preparati ma bisogna saper ascoltare gli altri Paesi»

29 Dicembre 2018 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Alla luce delle forti tensioni politiche interne, ci sono “dubbi” sull’idoneità e capacità che la presidenza di turno semestrale – per la prima volta dalla sua adesione nel 2007 – della Romania dell’Unione europea, che partirà da gennaio prendendo il testimone dall’Austria, sappia mettere da parte i suoi interessi nazionali, presentarsi come una voce sola e compatta oltre ad ascoltare gli altri Stati membri. È quanto afferma senza mezzi termini il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker in un’intervista al quotidiano tedesco “Die Welt“.

     Il presidente della Repubblica Iohannis

Sebbene Bucarest, secondo Juncker, è «tecnicamente ben preparata» per assicurare i sei mesi di presidenza del Consiglio Ue, «il suo governo non ha ancora pienamente compreso cosa significhi presiedere i Paesi dell’Ue» in quanto «l’azione prudente esige anche la voglia di ascoltare gli altri e la ferma volontà di mettere le proprie preoccupazioni in secondo piano, ho dei dubbi al riguardo». Visto, poi, il conflitto ai vertici tra il governo di centrosinistra guidato dalla premier Viorica Dăncilă (nella foto di apertura con il capo dell’esecutivo Ue) e il presidente di centrodestra (convinto europeista, che rappresenta la Romania ai vertici Ue) Klaus Iohannis, per Juncker Bucarest potrebbe avere delle difficoltà a mostrarsi come una «compatta unità» davanti ai Ventisette. «Ci deve essere un fronte unito in patria per promuovere l’unità in Europa anche durante la presidenza», ha aggiunto il presidente della Commissione.

Da vari mesi la maggioranza di centrosinistra al potere in Romania attacca le istituzioni europee: il leader del partito socialdemocratico (Psd, principale forza di maggioranza) ora anche presidente della Camera dei deputati (condannato in primo grado a tre anni e sei mesi di carcere per istigazione all’abuso d’ufficio, come riporta l’Agenzia di stampa Nova), Liviu Dragnea, denuncia un’Unione «iniqua» che nega al Paese est-europeo il «diritto di avere le proprie opinioni». Le tensioni con Bruxelles si sono ulteriormente esacerbate a causa del tentativo del governo di Bucarest di imporre una riforma giudiziaria per correggere gli “abusi” dei magistrati; una riforma che però, secondo l’Unione europea, rischia di compromettere la lotta alla corruzione, male endemico del Paese.

La coesione, un valore comune dell’Europa“, è questo il motto scelto dalla Romania per la propria presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea che deterrà nell’arco del primo semestre del 2019. Cinque le parole chiave che connotano il primo pilastro del programma romeno, l’Europa della convergenza, crescita, coesione, competitività e connettività. I principali dossier al tavolo della presidenza romena saranno, in primo luogo, la definizione e l’approvazione del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027, fondamentale per fissare le linee del bilancio comunitario.

A seguire l’analisi dei risultati della strategia dell’Europa 2020, il programma europeo per la crescita e l’occupazione per il decennio in corso, ma anche il termine ultimo per la conclusione dei negoziati tra Unione europea e Regno Unito per la cosiddetta Brexit, la cui scadenza è fissata il 29 marzo. Inoltre non mancheranno le sfide dettate dal ruolo che Bucarest intende assolvere nel suo mandato, come più volte annunciato dai membri dell’esecutivo, per costruire unpontetra est e ovest che garantisca stabilità e sicurezza alle frontiere esterne dell’Unione europea.

In questo contesto, sono da segnalare le elezioni presidenziali in Ucraina, in programma a marzo dell’anno prossimo, e le elezioni europee, l’appuntamento centrale per il 2019: il voto di maggio per il rinnovo del Parlamento europeo, cui seguirà la procedura di nomina della nuova Commissione che dovrebbe completarsi tra settembre e ottobre. In primavera, il 9 di maggio, è previsto il vertice di Sibiu in Romania che sarà il primo incontro per i leader Ue dopo l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione e l’ultimo in vista proprio delle elezioni europee.

Seppur fuori dal semestre di presidenza Ue della Romania, negli ultimi mesi del 2019 si celebreranno le elezioni presidenziali in Turchia e nell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom); quest’ultimo Paese balcanico, inoltre, inizierà i negoziati per l’adesione all’Unione europea il prossimo giugno grazie all’accordo sul nome raggiunto con la Grecia la scorsa estate e la successiva raccomandazione da parte della Commissione. A chiudere l’anno saranno proprio le elezioni per la presidenza della Repubblica di Romania, in programma tra novembre e dicembre. Appuntamenti che risentiranno in ogni caso delle decisioni prese durante il delicato semestre europeo di Bucarest.

 

Andreea Vlahuţă

Foto © Romania Insider, The Romanian Journal, Romania2019.eu, Netivist

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