Eu Londoners Hub, sul sito della capitale la guida post Brexit

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Tutte le domande più comuni sullo status che i cittadini europei potranno guadagnare e le modalità per presentare domande di residenza e cittadinanza

1 dicembre 2018 | di | Europa - Eventi - Politica

«Londra è aperta», garantisce il sindaco Sadiq Khan con un motto che ricorda vagamente il grande classico del cinema neorealista firmato Roberto Rossellini. «E lo sarà sempre». L’entrata in vigore della Brexit ha una data certa, il 29 marzo 2019, ma la modalità è ancora costellata da incertezze e dubbi soprattutto sullo status che andranno ad assumere i cittadini europei. Così la capitale del Regno Unito prova a mettere chiarezza. E lo fa pubblicando sul sito ufficiale l’Eu Londoners Hub, una serie di linee guida in costante aggiornamento, per rispondere alle domande più frequenti di chi è interessato a rimanere o a trasferirsi in territorio londinese e britannico.

Primo punto chiave è quello che chiarisce come ottenere il Settled Status, ovvero il documento che certifica la residenza permanente nel Regno Unito. Requisito base è l’aver trascorso in Gran Bretagna un minimo di sei mesi annui per almeno cinque anni di fila. Ma non è una condizione totalmente esclusiva.

La candidatura, al costo di 65 sterline e a metà prezzo per i minori, può anche essere inoltrata da chi non rientra nei parametri al fine di ottenere il Pre-Settled Status, purché si trovi già Oltremanica. In caso di respingimento della domanda, si può fare appello entro il 30 giugno 2021, scadenza dei due anni di transizione che accompagneranno alla definitiva uscita britannica dall’Unione europea.

Al di là delle rassicurazioni sul fatto che alla fine non cambierà molto, qualche precisazione le istituzioni devono pur farla. E dopo aver spiegato cos’è la Brexit, l’Eu Londoners Hub si preoccupa di raccontarne le conseguenze. «I londinesi, di qualsiasi estrazione o nazionalità, sono resilienti e pieni di risorse», si legge sul sito, «capaci di adattarsi ai cambiamenti», anche quelli «non desiderati» o «fuori dal nostro controllo».

Oltre ai cittadini Ue, la guida si occupa anche di chi ha le origini in uno dei Paesi dello Spazio economico europeo (Eea), come Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera. I loro diritti sono ancora «in fase di negoziato», dice l’ultimo aggiornamento, ma chiaramente ce ne saranno di nuovi. Tuttavia sembra che «l’intenzione del governo sia di trattarli allo stesso modo dei cittadini dei 27 membri dell’Unione europea».

Chi invece ha un Indefinitive Leave to Remain ha già la possibilità di restare a tempo indeterminato, ma può comunque presentare domanda per il Settled Status, al fine di ottenere più diritti, garantiti dal Withdrawal Agreement, le condizioni post Brexit. Ad esempio sulla possibilità di andarsene dal territorio fino a cinque anni o sul ricongiungimento familiare. I possessori di un documento di residenza permanente possono commutarlo nel Settled Status entro la fine del 2020. Sono esclusi cittadini irlandesi e chi ha la doppia cittadinanza.

A tal proposito, per presentare domanda di cittadinanza bisogna ovviamente passare dal Settled Status. Non tutti i 27 membri Ue consentono però di tenere il doppio passaporto senza perdere la nazionalità di nascita, in più ci possono essere altre circostanze che ne comportano la rinuncia. Il consiglio dell’Ue Londoners Hub è quello di consultarsi con la propria ambasciata di riferimento prima di inoltrarsi in ogni procedura.

Una sezione importante riguarda la propria storia criminale. Nella compilazione delle richieste per tutti i suddetti documenti, sarà chiesto di segnalare eventuali condanne subite sia nel Regno Unito che all’estero, persino dei figli sopra i dieci anni a nome di cui si presenta la richiesta. Ovviamente sarà tutto verificato con gli archivi britannici, ma non c’è da preoccuparsi eccessivamente. Reati minori o multe non andranno a intaccare l’ammissibilità della domanda. Le valutazioni avvengono caso per caso e si consiglia di cercare consulenza da parte di legali indipendenti prima di candidarsi – viene anche fornito un elenco di professionisti.

Nella parte finale della guida, tra le informazioni aggiuntive (alcune delle quali già anticipate), si chiude con la sezione dedicata ai «diritti futuri». «Molto dipenderà dalla natura degli accordi tra Regno Unito e Unione europea e dalle disposizioni di vigilanza ma i diritti saranno quelli parte della legislazione inglese». Questo significa che nessuna garanzia è vita natural durante, i cambiamenti sono all’ordine del giorno, ovunque.

Ad ogni modo, l’Eu Londoners Hub si impegna a «fornire ulteriori dettagli una volta che la situazione diventi più chiara».

 

Raisa Ambros

Foto © The Shaftesbury HCL; express.co.uk; theidleman.com; fortune.com; bbc.com

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