Foa al BCI: l’informazione corretta è alla base della democrazia

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Intervenuto nell’incontro con gli imprenditori al Business Club Italia di Londra, il presidente Rai raccoglie la sfida di ricucire il rapporto di fiducia tra media tradizionali e pubblico

15 Aprile 2019 | di | Europa - Eventi - Televisione
Marcello Foa Rai Business Club Italia

«Sono convinto dell’importanza del grande giornalismo. Abbiamo i mezzi per svolgere questo ruolo in maniera credibile e autorevole, aiutando così il pubblico a capire» la realtà che lo circonda. «Le nostre grandi testate sono fondamentali per la democrazia». A dirlo è Marcello Foa, da poco più di sei mesi presidente della Rai, intervenuto come ospite al Business Club Italia, il think tank con sede a Londra che riunisce varie professionalità italiane residenti oltremanica.

Marcello Foa Rai Business Club ItaliaL’informazione tradizionale è messa in discussione ormai ovunque e l’Italia ha avuto un percorso che si può definire pionieristico. Era il 2004 quando le maggiori informazioni sul crack Parmalat arrivavano dal blog di un comico, Beppe Grillo, uno dei primi a capire le potenzialità di internet agli albori dell’alta velocità.

Ma il clima di sfiducia tra media e pubblico è internazionale, anche in ambito finanziario. Negli Stati Uniti la SEC, Securities and Exchange Commission, ha portato alla luce diversi casi di articoli commissionati su misura da società in difficoltà, per influenzare gli investitori.

Il processo di democratizzazione dei media – dove l’informazione è uscita dal monopolio di pochi gruppi editoriali grazie a internet – ha però facilitato anche la diffusione incontrollata di fake news e strumentalizzazioni. Alzando il livello della riflessione, Foa osserva che la comunicazione è uno degli strumenti delle cosiddette guerre asimmetriche.

Marcello Foa Rai Business Club Italia«Mi preoccupano le tecniche di disinformazione che possono produrre danni e influenzare l’andamento dei mercati», spiega Foa. L’uso di queste tecniche asimmetriche può alterare gli equilibri dei mercati e causare reazioni a catena in grado, nei casi estremi, di distruggere l’economia di un Paese.

Le tecniche asimmetriche di disinformazione influenzano anche ambiti diversi rispetto a quelli economici. Uno studio della Nato del 2014 ha avvertito sui rischi in tal senso, parlando degli effetti della guerra ibrida operata sia da grandi Paesi, sia da gruppi terroristici. Foa ha ricordato un libro di Vladimir Volkoff in cui si descrivevano i metodi usati dal Kgb per influenzare la cultura in Occidente, e quello della studiosa Frances Stonor Saunders sulla risposta organizzata della Cia, con rivelazioni sorprendenti.

Il campo di battaglia, come già detto, è anche economico e finanziario e spazia dal commercio in senso più classico, come le minacce di “guerra” tra Stati Uniti e Cina che hanno tenuto il mondo col fiato sospeso, alle nuove tecnologie, come avvenuto con le criptovalute, dove il buzz mediatico ha provocato oscillazioni costate miliardi di euro.

«Non c’è sufficiente consapevolezza da parte dei giornalisti riguardo all’uso di queste tecniche», continua Foa. Ed è qui che il ruolo dei media deve tornare centrale. Aiutare il lettore, il pubblico a comprendere cosa sta succedendo, è cruciale per uscire da un circolo vizioso. Ma è altrettanto importante trattare tutto con le dovute proporzioni.

Le ultime notizie hanno sgonfiato il caso Russiagate e ora il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha spostato l’attenzione sull’FBI e le ragioni che hanno spinto l’Ente federale a indagare sulla campagna elettorale di Donald Trump. «Noi giornalisti abbiamo svolto il ruolo di cani da guardia per aiutare il pubblico a capire cosa succede?», si chiede Foa.

Marcello Foa Rai Business Club ItaliaIl servizio pubblico ha le maggiori responsabilità, ma anche meno angosce del privato nella ricerca di fondi. Grazie al finanziamento pubblico, si può svolgere un lavoro «più autorevole e al servizio dei cittadini», con i quali va ripristinata la fiducia. E se l’editore è puro, gli utenti percepiscono l’estraneità a interessi economici superiori.

La nuova Rai sta raccogliendo le sfide del digitale, spostando l’interesse sulla rete, senza sacrificare tutto sull’altare del prime time. «Il 50% del pubblico sarà digitale, su RaiPlay», il portale multimediale dell’azienda. Questo avrà effetti sulla «educazione digitale del grande pubblico che ancora non sa usare bene il mezzo».

Se il pubblico riconosce come «viva» e autentica l’informazione, la premia. Ed è qui che tutte le grandi testate devono cimentarsi. «La mia intenzione è di migliorare costantemente il servizio pubblico, operando in libertà e coscienza».

 

Raisa Ambros

Foto © Raisa Ambros

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