Il voto inglese allontana Londra da Bruxelles

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Le amministrative in Gran Bretagna, con l’ascesa dell’Ukip, avranno effetti deleteri sulle relazioni Londra-Bruxelles. E costringeranno Cameron a posizioni euroscettiche

24 Maggio 2014 | di | Europa - Politica

Mentre in Olanda gli euroscettici di Geert Wilders non hanno avuto l’exploit sperato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, gli indipendentisti dell’Ukip hanno messo a segno una clamorosa vittoria. I dati che provengono dai Paesi Bassi si riferiscono agli exit poll, visto che le urne saranno aperte domenica in contemporanea in tutto il Vecchio Continente, ma le percentuali del Regno Unito si riferiscono invece alle votazioni per il rinnovo di alcune amministrazioni locali.

Stando agli ultimi dati i candidati dell’United Kingdom Indipendence Party avrebbero strapazzato i conservatori e i liberal-democratici, diventando in molte realtà primo partito. Solo i laburisti hanno tenuto. E’ un segnale molto forte che arriva alla vigilia del week-end che deciderà le sorti dell’Unione europea. In molte cancellerie si teme l’onda dei partiti no-euro che dalla Francia all’Italia sono in costante crescita. Se per sapere come sarà composto il nuovo Parlamento bisognerà aspettare il prossimo lunedì, in Inghilterra il premier Cameron sta già facendo i conti con il partito di Nigel Farage, che alle prossime elezioni politiche potrebbe mettere in seria difficoltà i partiti ‘tradizionali’.

Ma c’è di più. Il voto inglese avrà pesanti ripercussioni sia nella politica interna britannica, sia in quella internazionale, specialmente nelle relazioni con l’Unione europea. Il premier ha già dato segni di voler inasprire i rapporti con Bruxelles, cercando di assecondare, per quanto possibile, l’onda dell’euroscetticismo e mettere quindi un argine all’avanzata del’Ukip. C’è da aspettarsi dunque che Londra prenda posizioni molto dure come l’immigrazione, il trattato di Schengen, la Pac o le politiche monetarie. Un passo indietro dall’Europa che, al di là di chi uscirà vincitore dalla prossima tornata elettorale, rischia di rallentare il processo di riforme interno all’Unione.

Non bisogna poi dimenticare i referendum. Sembra che il vento indipendentista soffi in tutte le direzioni. A settembre si voterà per per l’indipendenza della Scozia e nel caso in cui i sì dovessero prevalere, il governo di Edimburgo ha già fatto sapere che intenderà rimanere nell’Unione europea. Ad uscire potrebbe invece essere la Gran Bretagna (o quello che ne rimane). Il Parlamento inglese ha infatti detto di sì alla proposta di indire un referendum entro il 2017 per chiedere ai cittadini se vogliano o meno rimanere all’interno dell’Unione europea. Una proposta appoggiata anche dal premier Cameron che in questo modo aveva sperato di disinnescare la bomba Ukip.

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