Inizia l’era Johnson, si realizzerà davvero la Brexit?

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La nuova destra Tory al potere. Defenestrati quasi tutti gli oppositori, tanti quarantenni, donne e rappresentanti delle minoranze. Ma a Bruxelles il clima non cambia

24 Luglio 2019 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Un governo quasi totalmente cancellato rispetto alla compagine di Theresa May, con una quindicina di ministri uscenti di spicco scaricati. Boris Johnson, ufficialmente nuovo premier britannico, porta con sé al numero 10 di Downing Street un governo interamente concentrato sull’esecuzione della Brexit, un’uscita da fare dopo 46 anni di unione entro il previsto 31 ottobre, «senza se e senza ma». L’ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri ha promesso di «negoziare un accordo nuovo e migliore» con l’Unione europea, che garantisca l’uscita dall’Ue ed escluda la clausola «non democratica» del backstop (la clausola di sicurezza destinata a evitare una barriera fisica in Irlanda dopo l’uscita del Regno Unito e che è stato il principale ostacolo all’approvazione dell’accordo, ndr). Johnson, che ha battuto Jeremy Hunt nelle primarie Tory per succedere a May alla guida del partito e del governo, ha collocato nei principali portafogli suoi fedelissimi e sostenitori di una Brexit a qualsiasi prezzo.

                         Dominic Raab

Il nuovo ministro degli Esteri è Dominic Raab, 45 anni, avvocato brexiteer senza compromessi che aveva rassegnato le dimissioni (ministro proprio per la Brexit) dal secondo esecutivo May per le sue presunte concessioni a Bruxelles. Sarà anche e primo segretario di Stato. A capo del ministero per il ritiro dall’Ue si insedia il 47enne, anche lui avvocato, Stephen Barclay, fra i pochi ministri confermati. Ne ha 49 l’ex banchiere Sajid Javid, nato in Gran Bretagna da famiglia di pakistani immigrati negli anni ’60, figlio di un conducente di autobus, finora all’Interno (e prima ancora all’Industria con David Cameron), ha ottenuto il prestigioso ministero dell’Economia (Tesoro e Finanze) come cancelliere dello Scacchiere, primo esponente di una minoranza etnica su questa poltrona, al posto del più moderato Philip Hammond, che si è dimesso – come aveva promesso – prima dell’insediamento di Johnson. Al suo posto andrà Priti Patel, 47enne figlia di immigrati indiani, una delle figure più radicali e controverse del Partito Conservatore di oggi, fedele euroscettica finita nel tritacarne per contatti non dichiarati con alti funzionari israeliani.

                      Michael Gove

Non poteva non essere della squadra Ben Wallace, che ha sostenuto Johnson nella campagna per la leadership Tory, 49 anni, ex militare, già viceministro della Sicurezza Nazionale, è il nuovo ministro della Difesa. Michael Gove, 51 anni, veterano del governo e grande tessitore di trame fra i Tories (in passato è stato al fianco di Johnson nella campagna referendaria pro Brexit del 2016, ma poi lo ha tradito), già ministro dell’Istruzione e della Giustizia con David Cameron, poi dell’Ambiente con Theresa May, è premiato con la posizione di “numero due” dell’esecutivo. In più il nuovo primo ministro ha anche nominato consulente personale Dominic Cummings, il controverso “architetto” della campagna Vote Leave a favore della Brexit, nel referendum del giugno 2016. Gli viene attribuito lo slogan della campagna per lasciare l’Ue (“Recuperare il controllo”) e anche l’affermazione, che in seguito si è rivelata falsa, che il Regno Unito dava circa 350 milioni di sterline (quasi 400 milioni di euro) a settimana all’Unione europea che potevano essere investiti nella salute pubblica.

                         Andrea Leadsom

Le ultime designazioni vedono l’ascesa del super euroscettico e tradizionalista Jacob Rees-Mogg a Leader of The House, ovvero il ministro dei Rapporti con la Camera dei Comuni; e quella di James Cleverly, brexiteer di origini familiari caraibiche, a presidente del Partito Conservatore e ministro senza portafoglio. Fra le (tante) donne arrivano le radicali Andrea Leadsom (Business e Industria), Esther McVey (Edilizia ed Enti Locali), mentre Liz Truss va al Commercio e la più moderata Nicky Morgan alla Cultura. Resta infine al Lavoro, con l’aggiunta delle Questioni Femminili, Amber Rudd, dapprima pro Remain, ma protagonista con una giravolta recente di un’apertura a un possibile divorzio no deal dall’Ue. Fra le poche figure moderate, Matt Hancock rimane alla Sanità e Jo Johnson, fratello europeista di Boris, torna al governo come viceministro dell’Università ed Energia. Fra gli esponenti
delle minoranze, infine, oltre a Cleverly, Javid e Patel, si fanno largo altre due figure emergenti di origini indiane: Alok Sharma, che diventa ministro per Cooperazione Internazionale, e Rishi Sunak, 38 anni, primo segretario del Tesoro.

                      Michel Barnier

«Attendiamo di sapere cosa voglia il nuovo primo ministro Boris Johnson, quali siano le scelte del Regno Unito», ha dichiarato alla Bbc il negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier. Mentre il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si è detto impaziente «di incontrarci per discutere – in dettaglio – della nostra cooperazione». La posizione dell’Ue resta chiara: si può modificare qualcosa nella dichiarazione politica, che pone le basi della futura relazione fra Regno Unito e Unione europea post Brexit, ma non si tocca l’accordo di ritiro, che fissa le condizioni di divorzio. La stessa cosa ribadita dal gruppo di lavoro sulla Brexit scelto dal nuovo Parlamento europeo, presieduto da Guy Verhofstadt e a cui partecipano ben due italiani, Roberto Gualtieri e Antonio Tajani, che hanno ricordato come l’entrata in vigore di tutti gli accordi con la Gran Bretagna sia prima che dopo il suo ritiro dall’Ue richiederanno il consenso dell’unica Camera eletta europea. Ad attendere Johnson intanto, oltre alla Brexit, anche l’escalation nel Golfo, dopo il sequestro da parte dell’Iran di una petroliera battente bandiera britannica.

 

Angie Hughes

Foto © AP News

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